mercoledì 29 agosto 2012

fecondami questo

Tornare dalle vacanze serve anche a (ri)vedere con maggior distacco quanto hanno pubblicato in questi giorni alcuni tra i più diffusi e letti blog/periodici.
L'impressione è che i miei approcci spigolosi autunnali non siano poi così astrusi. Ma, soprattutto, quello che chiunque potrebbe immaginare di trovare in Germania, io l'ho trovato qui; e non la Germania migliore, ovviamente.
Senza che vi rimando ai link, fidatevi in partenza.
Uno dei padri spirituali del terrorismo degli anni '70, ha scritto su Repubblica un'apologia in difesa della follia di Breivik, sconfessata di fatto dalle stesse autorità giudiziarie norvegesi. Un testo abnorme e imbarazzante, che se fosse stato scritto dai giornali di destra, avrebbe scatenato un putiferio.
Un blogger, invece, ha incautamente professato la difesa della prostituzione legalizzata, accennando anche al fatto che lo stupro è solo un reato. Nessuna collega femminista lo ha corcato di botte come meritava.
Una blogger, poi, ha attaccato di fatto la circoncisione a scopi religiosi, apparentemente paragonandola all'infibulazione; in realtà, con un approccio che definire antisemita è quasi un complimento. Nessun ebreo l'ha querelata per apologia di nazismo.
Insomma, mi sono ritrovato nella peggiore Germania, tradotta però in italianese.
Il capolavoro, però, l'ho letto da più parti ieri, dopo che la Corte Europea ha constatato l'incoerenza della nostrana legge 40 sulla fecondazione assistita. 
Ora, io credo che su certi argomenti i maschi debbano stare zitti; ma, soprattutto, non sopporto l'uso e l'abuso del termine "vita" di fronte a un embrione di pochi secondi di vita. Ma sono speculazioni filosofiche ed etiche che non ho la preparazione di argomentare in maniera credibile (se non con un approccio nazionalpopolare, intendiamoci).
Però una domanda brutale me la pongo, con lo stesso approccio nazistoide dei tre dotti esempi riportati; e considerato che non sono né un ex terrorista né un/una radicale bene in vista, posso anche rischiare di scrivere follie. 
Ma, secondo voi, chi è quel genitore sano di mente disposto a mettere al mondo un infelice se potesse invece evitarlo in partenza?
Per cortesia, non tiratemi fuori le voci dei genitori che gli infelici li hanno e li curano e amano com'è giusto (ed inevitabile) che sia.
La domanda è più cruda: siete proprio sicuri che un genitore, uno qualsiasi, accetterebbe di buon grado l'impossibilità di scegliere?

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