martedì 11 settembre 2012

cinema italiano, una crisi antica

Onestamente non capisco lo scoramento di Bellocchio. Proprio lui nello scorso Venerdì di Repubblica aveva denunciato il perché il cinema italiano sia così fallimentare da almeno tre lustri: clientelismi, incompetenze, assunzioni esagerate... e io aggiungerei una critica molto strana (spesso frutto di conventicolismi incrociati), che esalta un film all'uscita per poi stroncarlo quando passa in televisione. Come se fosse necessario sparare alto davanti a tutti, per poi dire la vera verità una volta calmate le acque. 
Del resto, certi Osc*r del passato (Tornatore, Salvatores e Benigni), non è che fossero sintomo di una costante, ma di eccezioni, peraltro discutibili: Salvatores esaltava la codardia; Tornatore fu rimaneggiato ad hoc; Benigni era una macchietta di se stesso (su un argomento, poi, che era meglio affrontare in altra maniera).
Eppoi, basta con le mitologie del momento, che già alla sola distanza di un anno si dimostrano mediocri e frutto di inaspettate coincidenze favorevoli (per dirne una: il fenomeno Troisi sopravvive grazie a questo meccanismo, per tacere di Pieraccioni o di Nuti... brrrrrr).
Dietro il successo di una formula, c'è sempre una struttura credibile e una visione, che sappiano coniugare fantasia e pragmatismo, estetica e commercio. 
Da anni, ormai, io i film italiani li vado a vedere "per forza", senza convinzione, giusto per non sentirmi dire che non mi aggiorno. 
Ma, a parte qualche piacevole ed insperata eccezione, buona parte dei film non ha sceneggiature convincenti, o attori capaci, o prese dirette comprensibili, o almeno un profilo che non sia supponente... e poi, basta con 'sta storia dell'"impegno civile"! Chi non s'impegna - secondo i detentori di canoni astrusi e arroganti - cosa è, una bestia?
Eppoi: sempre le stesse musiche (il piovanismo è una patologia, ormai), fotografie con "capocciate" inguardabili, trame misere e sfigate, personaggi lagnoni e/o furbetti, donne nevrotiche e/o scoparelle, produttori mollicci e senza rigore, registi che non rischiano un tubo, scrittori che si professano registi senza neanche sapere cosa sia un'ottica, figli-di che recitano/dirigono con la verve di un criceto. 
Insomma, c'è molto da ricostruire; altro che proferire frasi piccate che lasciano il tempo che trovano.

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