lunedì 10 settembre 2012

Grillo e i grilli, il rumore della dissonanza

I toni e l'arroganza di Grillo e dei grillini stanno diventando sempre più sconcertanti, rasentando un petulante disprezzo nei confronti delle più banali regole di confronto democratico.
Evidentemente non sono bastati Mussolini e Berlusconi: una parte consistente degli italiani anonimi preferisce seguire persone simili, piuttosto che pensare con la propria testa.
Gli argomenti e le argomentazioni a conforto di questa mia dura premessa sono tali e tanti, che dovrebbero portare chiunque abbia senso civico e dignità personale a discostarsi da Grillo e dal suo movimento fumoso. 
La loro interpretazione del web è forse il più sintomatico. Il web è uno strumento, non un mondo: ritenerlo l'unica possibilità possibile per fare politica e per comunicare, è la dimostrazione che il sonno dell'identità genera mostri. Dubito fortemente, cioè, che Grillo e i suoi grillini sarebbero così aggressivi e ineducati se dovessero confrontarsi fisicamente con i mass media classici e con le piazze vere. 
L'anonimato, il non esserci, la non fisicità, il poter scagliare una pietra virtuale in maniera così irresponsabile e non computabile, sono tutti elementi dimostranti una follia collettiva che in troppi stanno sottovalutando ed eludendo.
Forse, e perché, anche tra di noi ci sono troppi personaggi che sopravvivono grazie alla fumosità insita dell'uso distorto che si fa del web. Se si usassero gli antichi strumenti documentativi e di confronto concreto delle qualità altrui, fenomeni come Saviano e Sofri (per dirne due a caso) risulterebbero fortemente ridimensionati.
Si ripete l'antico adagio della Storia d'Italia: la commistione tra le parti genera equivoci; e non c'è quindi la possibilità di stabilire chi dica cose giuste e chi sbagliate, perché comunque è in discussione il postulato di partenza. E cioè: l'uso errato e dannoso di uno strumento così potenzialmente straordinario che, dando successo e visibilità a chiunque, non solletica il senso etico e morale di fare un passo indietro quand'è necessario.
Per chi avesse voglia e tempo di comprendere sul piano sociologico la follia collettiva che sostiene Grillo e i suoi adepti, consiglio vivamente la lettura di questo testo: "Quando la profezia non si avvera", di L. Festinger, H.W. Riecken, S. Schachter; edizioni Il Mulino.
No, non parla di Grillo, neanche lontanamente (non meriterebbe tanta attenzione). 
Basta leggere la presentazione, però, per acquistarlo subito: "Estate 1954, in una cittadina del Kansas Marian Keech sostiene di aver ricevuto un messaggio dagli abitanti del pianeta Clarion: un diluvio devasterà la Terra il 21 dicembre, ma quanti avranno creduto a quel messaggio saranno portati in salvo dagli alieni sui loro dischi volanti. Alcuni collaboratori di Festinger si mescolano al gruppo di adepti riuniti con Marian in attesa della fine del mondo e ne osservano le dinamiche psicologiche, prima e dopo il 21 dicembre, quando la profezia non si avvera. Un esperimento grazie al quale Fe­stinger mette a punto un concetto fondamentale della psicologia sociale, quello di «dissonanza cognitiva», che spiega cosa accade quando le nostre convinzioni vengono smentite dai fatti e perché in certe condizioni, anziché ab­bandonarle, le abbracciamo con maggior fervore".
Buona lettura.

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