lunedì 29 ottobre 2012

fenomenologia del giornalismo webboso - 2

Avrete sicuramente sentito parlare del "patto con il lettore". E anche se siete lettori saltuari potete confessare con assoluta certezza che nessuno si è mai presentato a casa vostra per dirvi "Hey, questo è il mio patto! Stringiamoci la mano!"; l'avreste preso per uno scemo.
Eppure, questo patto c'è, e a seconda dei contesti deve essere il più oggettivo possibile, o perlomeno onesto sul piano intellettuale. Un conto, però, è lo scrittore; un conto è il giornalista. Lo scrittore inventa qualcosa, ma su questo qualcosa deve pur mantenere le finte regole che egli stesso ha stabilito; però resta una finzione, un'invenzione accettata da tutti e come tale considerata.
Un giornalista non ha (non dovrebbe avere) questa libertà. Eppure, il caso italiano è così avvilente, che il parlare di onestà intellettuale fa quasi ridere; e so già che da qui in poi sarete scettici. Il problema è che il lettore non può sapere tutto, e si affida a chi ha strumenti e tempo per girare per le strade, per il mondo, tra la gente e tra i misteri, per raccontarci il più oggettivamente possibile quello che accade. Se veniamo informati bene, e poi non ci indignamo e non reagiamo, alla fine la colpa è solo nostra: il giornalista ha fatto il suo dovere; noi, no.
Chi, pur restando seduto, ha provato a sfondare il muro della scorrettezza istituzionalizzata dei giornalisti all'italiana fu Internazionale, ma con un'operazione che alla lunga ha rivelato le sue vere intenzioni - dimostrando che muovere il culo dovrebbe essere l'imperativo del giornalista serio.
Cosa fece all'inizio De Mauro, il direttore? Fece conoscere il giornalismo altrui e il mondo del dopoMuro, selezionando il meglio da tutti i periodici che valeva la pena citare. Tutti. Indico le due cose insieme (giornalismo e Mondo), perché l'una era collegata all'altra, indissolubilmente. Bellissima esperienza iniziale, va detto: non solo, quindi, conoscevamo il Mondo; ma attraverso occhi meno furbetti di quelli dei nostri scribacchini! 
Poi, però, è venuto fuori il giornalista italiano che pervade anche i vestiti di De Mauro, e Internazionale si è rovinata con le sue stesse mani, andando a cercare solo quello che faceva più comodo per le sue tesi. Oggi, questo settimanale è così prevedibile e autoreferenziale, che mi meraviglio abbia così tanto successo.
Però, e forse, da questa mia meraviglia viene fuori cosa è veramente il lettore italico: vuole la predica, l'altare, il subire, il non porre domande... il lettore italico è un po' come un fedele di fronte al prete: accetta supinamente. Forse è per questo che il giornalismo web sta vincendo anche da noi, nonostante la mediocrità di chi lo pratica (confrontare la classifica di BlogBabel e resterete impressionati): negli Usa non puoi sparare cazzate più di tanto; qui da noi il giornalismo web sembra un po' come l'Internazionale dei primi bellissimi giorni, ma poi pronto a ricordarsi del tinello provinciale.
Ci ritornerò.

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