martedì 9 ottobre 2012

ilPost appoggia Renzi: si, no, forse

Su Renzi ne ho scritte e ne scriverò. E, del resto, su Twitter ne sottolineo spesso di cose, eccome.
Per chi se lo fosse perso, qui sotto troverete qualcosa da Repubblica sempre molto attuale.
Ma prima, aggiungo un paio di nuove... oddio, una forse meno nuova.
Lo sapete, Giorgio Gori è una sorta di spin doctor di Renzi. Solo che Gori è (stato) un berlusconide. Attenzione, non ho detto berlusconiano, ma berlusconide. I berlusconiani non pensano; i berlusconidi, sì. 
Che poi pensino "male", è un'altra cosa. 
Fatto sta che Giorgio Gori è stato il braccio televisivo di Berlusconi, senza tanti giri di parole. Il negarlo è da sciocchi; il rinnegarlo, pure.
Su questo argomento, Luca Sofri ha sempre disprezzato - con la sua stolida alterigia di stampo paterno - chi sottolineava una simile contraddizione.
Come al solito, cioè, Luca Sofri giocava coi principi, spostandoli dove e quanto voleva, pur di girarsi dall'altra parte e non avvertire che un consigliere simile è inaffidabile in nuce
Ma ora, e finalmente, si scopre il motivo della ritrosia di Luca Sofri: Gori è titolare di una quota di circa il 15% della società che pubblica ilPost di Luca Sofri. Ed è lo stesso ilPost ad ammetterlo, con tanto di chiosetta autoreferenziale che insulta l'intelligenza dei suoi lettori.
Se non siamo di fronte ai soliti meccanismi all'italiana, ditemelo voi cosa è.
Ma se tutto questo sembra il pensiero di un pazzo, il fatto oggettivo è che chi detiene un 15% di una società che controlla un periodico, non credo stia zitto zitto buono buono, no?


Ieri [il 24 giugno 2012], su Repubblica, è apparso quest'ottimo ragionamento dell'ottimo Miguel Gotor, da cui rubo tre passaggi essenziali:

  1. assenza di una lettura critica della lunga stagione berlusconiana. Su questo punto la sua analisi è elusiva o culturalmente subalterna, nel solco di una stessa traccia populistica e personalistica [del resto è quanto io addebito anche a Luca Sofri, suo collega di fighettagine  fino all'imbarazzo]. Non a caso l'espresso ha pubblicato un dossier che lo indica come possibile leader della destra. Il sindaco di Firenze ha smentito vigorosamente, ma dovrebbe interrogarsi su come sia stato solo possibile concepire nell' entourage vicino a Berlusconi una proposta così offensiva
  2. fonda la propria identità politica contro il suo partito. Renzi non parla quasi mai degli avversari (Berlusconi, la Lega, Grillo, la destra), ma si scaglia soltanto contro il Pd e la sua classe dirigente, essendo consapevole che quella è l' unica ragione per cui è ascoltato. Così facendo si propone di raccogliere il risentimento antipartito e di volgere a suo favore il vento dell' antipolitica, ma ha difficoltà a elaborare un pensiero propositivo che possa consentirgli di entrare in connessione sentimentale con l' elettorato progressista. Il problema è serio e sbaglierebbe se continuasse a sottovalutarlo
  3. Il [suo] terzo limite si chiama nuovismo, ossia l' esaltazione acritica del cambiamento in quanto tale. Ma dietro l' immagine guascona si assiste al restauro di una patina collegata agli anni Ottanta che viene furbescamente presentata come nuova e originale. Il sindaco di Firenze parla sempre di futuro, ma lo fa in modo archeologico, usando la carta giovanilistica dello scontro generazionale per coprire il tratto moderato del proprio progetto, che ha una chiara impronta craxiana, di cui Berlusconi è stato l' originale erede

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