lunedì 15 ottobre 2012

nativi poco reali

Con questo assillante virus della tecnologia, stiamo perdendo di vista il perché siamo qui. Per quanto le religioni ci diano spiegazioni contraddittorie - e quindi inutili, sicuramente un significato ci dev'essere. E per quanto possa essere profondo o superficiale, per quanto possa essere arido o filosofico, a me viene sempre in mente l'idea del viaggio.
Qualsiasi forma di viaggio - qualsiasi - è un rinnovamento. Ed è un rinnovamento che può ammettere due visioni: la prima, si va avanti e buona notte; la seconda, vado avanti e/ma posso mettere in dubbio anche quello che ho appena percorso, magari ripercorrendolo prima di avventurarmi di nuovo verso l'ignoto.
Il viaggio può essere statico, in avanti, in tondo, in cerchio, indietro...
E può essere viaggio anche guardarsi Fantozzi, per carità.
Solo che un viaggio prevede la nostra presenza e il nostro discernimento (anche negativi, ovviamente).
Qualsiasi cosa non umana deve essere solo strumento di affermazione della presenza umana. Altrimenti, saremmo vuoti.
Ora io mi domando, e vi domando, ma cosa diamine c'è di viaggio in questo mondo di tecologia che confonde commercio con necessità, mode con utilità, scorciatoie con furbizia?
Questo wikimondo ha preso una wikistrada in cui non mi riconosco per niente. Ma, soprattutto, io le facce dei nativi digitali non riesco a leggerle e a distinguerle.
Sarà un mio limite. Che ci posso fare?
In sintesi: ma io e un iPad che potremmo dirci?

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