martedì 23 ottobre 2012

terremoto dell'Aquila, una sentenza 2.0

Mi dispiace, ma proprio non capisco come una commissione giuridica - qual è un tribunale - possa stabilire le qualità professionali di un gruppo di scienziati che ha a che fare costantemente con fenomeni imponderabili come un terremoto, una delle manifestazioni naturali più difficili da studiare.
Basta leggere libri divulgativi, o ascoltare esperti non implicati "politicamente", per capire l'imponderabilità di un terremoto. Non ci sta niente da fare: le variabili sono così discontinue e impraticabili che risulta impossibile stabilire un modello esatto.
E quantunque possa esistere, tali e tante sono le variazioni sul tema che si rischierebbe di stabilire un "a priori" facilmente sconfessabile.
Come elemento probante, basta rivedere questo video da Cosmo del 2011, dove Warner Marzocchi (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) prevede con una prudentissima probabilità che il rischio di un sisma in Emilia sarà plausibile quanto e comunque non prevedibile. E, infatti, si verificherà un anno dopo. Pensate voi se i giudici che hanno condannato Boschi e gli altri, avessero stabilito come credibili i timori del Marzocchi: per un anno, l'Emilia intera avrebbe vissuto nel terrore. 
Non vorrei fare dietrologia fighetta, e quindi elimino subito il sospetto che la sentenza voglia distrarre l'opinione pubblica dalle colpe dei costruttori di case fradice e poco stabili: però che sia una sentenza sull'onda dei sentimenti e dei risentimenti, questo sospetto ce l'ho. 
E, guarda caso, il giornalismo facilone ha subito dichiarato la sconfitta della Scienza. Se la Scienza sparasse cazzate dalla mattina alla sera, questa sì che sarebbe una sconfitta. 
Qui, la vera sconfitta è la credibilità professionale di questi giudici che sono usciti decisamente fuori dal loro ruolo, parlando di argomenti troppo distanti dalla loro preparazione. 
Gli altri sconfitti sono i sentimenti degli abruzzesi: adesso si sentono soddisfatti, ma prima o poi capiranno di essere stati strumentalizzati, nel nome di una componente essenziale della Natura che mai sarà prevedibile e preventivabile. 
Sicuramente, ha senso una motivazione collaterale della sentenza, che cioè la Commissione non doveva invitare alla calma in maniera così serafica, nonostante gli sciami sismici ripetuti e ridondanti. 
Ma questo errore attiene più che altro alla fenomenologia "2.0" che stiamo vivendo da qualche anno a questa parte, al giornalismo che rincorre le sensazioni anziché le notizie, all'obbligo della superinformazione, all'ignoranza diffusa e complice; e soprattutto alla politica, guascona e cialtrona quando si tratta di gonfiare i muscoli, vigliacca e fugace quando si tratta di prendere delle decisioni o di assumersi delle responsabilità. 
Qui, la Scienza non c'entra proprio nulla. Anzi. 



Ecco il comunicato stampa dell'INGV di commento alla sentenza 
L' INGV esprime tutto il suo rammarico e la sua preoccupazione per la  sentenza di primo grado del processo a L'Aquila, che condanna i componenti della Commissione Grandi Rischi, il vice capo dipartimento della Protezione Civile, il direttore dell'Ufficio Rischio Sismico della Protezione Civile e il direttore pro tempore del Centro Nazionale Terremoti dell'INGV.
Il nostro pensiero va ancora una volta alle vittime del terremoto e ai loro parenti: sappiamo che nessuna sentenza potrà mai ricompensare gli affetti perduti.

Ma è importante considerare che la sentenza costituisce un precedente, in grado di condizionare in modo determinante il rapporto tra esperti scientifici e decisori,non solo nel nostro Paese.

La sentenza di condanna di L’Aquila rischia, infatti, di compromettere il diritto/dovere degli scienziati di partecipare al dialogo pubblico tramite la comunicazione dei risultati delle proprie ricerche al di fuori delle sedi scientifiche, nel timore di subire una condanna penale. Quale scienziato vorrà esprimere la propria opinione sapendo di poter finire in carcere?

L’Italia è uno dei Paesi maggiormente sismici al mondo, dove ogni giorno avvengono decine di terremoti, la maggior parte dei quali non sono percepiti dalla popolazione. Questa attività sismica è monitorata dall’INGV 24 ore su 24, tutti i giorni dell’anno. Sulla base dei dati storici e dei risultati della ricerca che INGV svolge, l’Istituto ha contribuito a elaborare una mappa di pericolosità sismica dell’Italia, tra le più avanzate del mondo, che è un importante strumento di conoscenza e prevenzione in materia di terremoti.
Secondo quanto affermato dalla letteratura scientifica internazionale, allo stato attuale è impossibile prevedere in maniera deterministica un terremoto. Di conseguenza, chiedere all’INGV di indicare come, quando e dove colpirà il prossimo terremoto non solo è inutile, ma è anche dannoso perché alimenta in modo ingiustificato le aspettative delle popolazioni interessate da una eventuale sequenza sismica in atto.
L’unica efficace opera di mitigazione del rischio sismico è quella legata alla prevenzione, all’informazione e all’educazione della popolazione in cui istituzioni scientifiche, Protezione Civile e
amministrazioni locali devono svolgere, in modo coordinato, ognuna il proprio ruolo. Per questo motivo INGV collabora con il Dipartimento di Protezione Civile e la Commissione Grandi Rischi (l’organismo di consulenza della Protezione Civile) svolgendo la sua attività tecnico-scientifica in materia di informazione, educazione, previsione e prevenzione delle varie situazioni di rischio.
Questo è quanto successo anche nel caso del tragico terremoto dell’Aquila, ed è quanto succede quotidianamente in tutte le situazioni che presentano profili di rischio.
Ma l’opera di prevenzione deve passare necessariamente attraverso la riduzione della vulnerabilità degli edifici.
Da oggi sarà molto difficile comparire in pubblico a parlare dell'attività sismica in atto in Italia, con la possibilità che i ricercatori possano essere denunciati per qualche omissione o per
procurato allarme.

Siamo particolarmente colpiti dalla sentenza de L’Aquila, perché rischia di minare uno dei cardini della ricerca scientifica: quello della libertà d’indagine, di discussione aperta e trasparente e di  condivisione dei risultati, fattori imprescindibili del progresso scientifico. Condannare la scienza significa lasciare il campo libero a predicatori che millantano di sapere prevedere i terremoti,  rinunciando di fatto al contributo di autorevoli scienziati. Sebbene sia un colpo molto duro, INGV continuerà il suo lavoro di ricerca con il massimo impegno e rafforzerà la sua presenza nella società per un'opera di corretta informazione ed educazione.

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