martedì 20 novembre 2012

Joe Jackson è apparso a Duke Ellington

Carmelo Bene mi perdonerà se uso il titolo di un suo noto libro per sottolineare la bellezza dell'ultimo lavoro di Joe Jackson
Il suo omaggio a Duke Ellington è così saporito e ricco di suggestioni che - oltre ad evidenziarne la modernità in nuce - consente anche alle nuove generazioni di conoscere un band leader apparentemente remoto (1899-1974), ma di indiscussa potenza, che tanto ha dato al jazz di tutti i tempi.
Il bello è che ho sentito questa opera solo dal vivo. E in questo caso lo scetticismo ci stava tutto: conosco buona parte delle opere di Duke; so come e quanto vadano rispettate; conosco pure l'approccio di Joe Jackson nei confronti di opere non sue (ma anche sue: visto come si è rifatto la faccia... agh!); ho un indole contraddittoria e con riserve di fronte a operazioni simili; sapevo che Jackson aveva tolto di mezzo i fiati (è come togliere i fulmini a Giove); avevo letto recensioni poco felici su Musica Jazz... insomma, troppe cose contro e pochissime a favore.
Sicuramente, metterle alla prova con un solo ascolto, live pergiunta, non avrebbe aiutato Jackson a superare la mia ritrosia (e, infatti, so che non ci ha dormito sopra)... eppure, tutto è andato a meraviglia: due ore di splendido ascolto, con tanto di tuffo nei suoi classici (con la ciliegina del primo Night and Day pressoché integrale) e la gioia di avere accanto la mia signora, già giovane di suo, che si è dimenata come una bimba di 18 anni, felice e spensierata all'ascolto di tanta bellezza. 
Grande band al seguito: Regina Carter al violino, mai leziosa e sempre attenta; l'onnipresente Sue Hadjopoulos alle percussioni, un marchio di fabbrica del Joe Jackson' style; l'androgina Allison Cornell alle tastiere e alla voce (e alla viola), capace di chiacchierare e supportare perfettamente il nostro; Jesse Murphy al basso e alla tuba, iradiddio e al contempo metronomicamente affidabile; Adam Rogers alla chitarra, con l'ombra del suo mentore Mike Brecker che lo coccolava a più riprese (e si sente nei fraseggi tipicamente sassofonizzanti); Nate Smith alla batteria, e che batteria!
Insomma, e alla fine, io il cd me lo compro. Viste le premesse...

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