lunedì 26 novembre 2012

la dittatura del presente - 2 (profondità)

Ne parlavo giusto ieri con Andrea. Anzi, è stato lui a darmi l'idea per questo secondo post sulla dittatura del presente. Come sempre, parto con un esempio: ogni volta che pubblico sui social Rai un qualcosa di evocativo, c'è sempre qualcuno che scrive "per non dimenticare". Gli viene automatico, quasi ovvio, e sempre sommerso poi di "mi piace" o retweet.  
Retorica. 
Pura retorica.
Qualsiasi cosa profonda subisce lo stesso trattamento: prima, la retorica; quindi, la banalità.
Omaggio a Borsellino? "Per non dimenticare".
Omaggio a Lucio Dalla? "Per non dimenticare".
Omaggio a Alvaro Vitali? "Per non dimenticare"... ci siete cascati, eh? Eppure, tale è la messe di retorica cui assisto ogni santo giorno, che alla fine vorrei farmi io una lobotomia e dimenticare tutto, cazzo!
Il bello è - e qui entra in gioco l'esperienza di Andrea - che spesso si concretizza una retorica là dove non c'è, non è necessaria, non ha alcun senso, e che quindi banalizza cose che meriterebbero una retorica vera e granitica.
Anche questo approccio fa parte della dittatura del presente: col fatto che tutto sfugge, che tutto è solo un adesso, che il tempo di leggere un post/tweet ed è già cosa vecchia, e che gli strumenti che usiamo ci fanno credere di conoscere ogni possibile argomento, siamo costretti a rincorrere l'istante per dire a noi stessi che è un persempre, col rischio tipicamente cattocomunista di mettere tutto sullo stesso piano della banalità.
Anziché, insomma, scendere in profondità, e scoprire l'essenza delle cose, preferiamo mantenerne in superficie la parte più facile, illudendoci di aver rispettato il nostro ruolo di dover essere.
Aggiungiamoci pure, che, privi come siamo di Memoria e di Storia, eleviamo ad assoluto qualsiasi cosa crediamo gli altri sappiamo fare meglio di noi... basta un Saviano di passaggio che sappia decantare una stronzata in maniera teatrale e retorica, che andiamo in automatico con l'applausetto ebetico e lo sguardo di approvazione rivolto al partner che ci siamo portati appresso.
Santa polenta: ma un minimo di spirito critico?
Io credo che il "per non dimenticare" debba diventare un onesto "me ne sono dimenticato e me ne dimenticherò tra due minuti".
 
 

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