venerdì 2 novembre 2012

l'umanesimo non pesa

Con la prosopopea che gli si addice, in questi giorni Lodoli ha tirato fuori dal cilindro l’inutile polemica sul perché e il come i giovani d’oggi non sentano proprio l’insegnamento delle materie umanistiche.
Avendolo visto in azione - perlomeno qui in Rai, nella sua versione “a microfoni spenti” - il Lodoli mi sembra la persona meno indicata per permettersi simili dispiaceri: più volte l’ho visto trattare con sufficienza e altezzosità chiunque non ritornasse utile al suo ego. Ma, tant’è, che la questione un suo nodo ce l’ha, e credo sia molto più semplice da dipanare di come l’abbia egolalicamente posta il sopravvalutato scrittore.
Io credo che la Cultura sia come un carrello portavivande, ricco di cibi buoni e di bevande gustose, ma molto leggero e attraente, e addirittura divertente. Il problema è che gli intellettuali italiani alla Lodoli ci si siedono sopra rendendolo pesante e ardimentoso, solo e solamente per potersi fregiare loro del teatralissimo compito di renderlo accessibile a pochi eletti, scelti da loro, e che devono passare per filtri che nulla hanno a che vedere con l’Umanesimo stesso.
Fa parte di un portato dell’Italia peggiore, che non dovrebbe esistere più, che le tecnologie - anziché esser viste come nemiche - dovrebbero aiutare tutti a vedere l’Umanesimo per quello che veramente è: ricchezza umana, spirituale e sociale.
Basterebbe svincolare il suddetto carrello allegorico di tutti questi parrucconi senza umiltà, e già metà del lavoro sarebbe svolto.
Il resto sono solo esercizi dialettici e di circostanza che allontanano il problema, senza dargli la giusta forma e consistenza.
Che peccato, che gran peccato.

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