lunedì 17 dicembre 2012

Obama: "Dobbiamo cambiare"



Grazie. Grazie, governatore. A tutte le famiglie, ai soccorritori, alla comunità di Newtown, ai membri della chiesa, agli altri ospiti: la Bibbia dice “Noi dunque non ci scoraggiamo. Anche se i nostri corpi vanno in sfacelo, la nostra forza interiore viene rinnovata di giorno in giorno. Grazie a questo breve periodo di difficoltà, avremo una vita gloriosa ed eterna, neppure paragonabile alla vita presente. E così, fissiamo lo sguardo non sulle cose visibili, ma sulle cose che non si vedono, perché le cose che si vedono passano, mentre quelle invisibili durano per sempre. Infatti, noi sappiamo che mentre questa tenda, in cui abitiamo qui sulla Terra, sarà disfatta, in cielo avremo invece una casa che sarà nostra per sempre, fatta per noi da Dio stesso e non da mano d’uomo”.
Siamo qui raccolti per ricordare venti magnifici bambini e sei straordinari adulti. Hanno perso le loro vite in una scuola che potrebbe essere stata qualsiasi scuola; in una città tranquilla piena di persone buone e oneste che sarebbe potuta essere qualsiasi città d’America.
Qui a Newtown, vengo per offrire l’affetto e le preghiere di una nazione. Sono molto consapevole che le sole parole non possono misurarsi con la profondità del vostro dolore, e so che non possono nemmeno alleviare le sofferenze dei vostri cuori feriti. Posso solo sperare che possano aiutarvi a ricordare che non siete soli nel vostro dolore; che anche il nostro mondo è stato distrutto; che ovunque in questa nostra Terra, abbiamo pianto con voi, abbiamo stretto forte i nostri bambini. E dovete ricordare che vi daremo qualsiasi conforto che saremo in grado di darvi; che saremo onorati di farci carico di qualsiasi parte di tristezza che possiamo condividere con voi per alleviare il vostro dolore. Newtown: non sei sola.
In questi giorni difficili, siete stati anche fonte di ispirazione con le vostre storie di sacrificio, forza e risolutezza. Sappiamo che quando il pericolo è arrivato negli spazi della scuola elementare di Sandy Hook, i responsabili della scuola non si sono tirati indietro, non hanno avuto esitazioni. Dawn Hochsprung e Mary Sherlach, Vicki Soto, Lauren Rousseau, Rachel Davino e Anne Marie Murphy hanno reagito nel modo migliore in cui speriamo che si risponda in simili circostanze così terrificanti: con coraggio e amore, dando le loro vite per proteggere quelle dei bambini sotto la loro responsabilità.
Sappiamo che ci sono stati altri insegnanti che si sono barricati nelle classi, tenendo sotto controllo la situazione fino alla fine, rassicurando i loro alunni dicendo “aspettiamo i buoni, stanno arrivando”; “sorridete”.
E sappiamo che i buoni sono arrivati. I primi soccorritori che sono corsi nella zona, per mettere in sicurezza quelli in pericolo, e per dare conforto a chi ne aveva bisogno, hanno tenuto da parte lo shock e il trauma per ciò che stavano vedendo, perché avevano un lavoro da fare, e perché c’erano persone che avevano ancora più bisogno di loro.
E poi ci sono stati i momenti in cui gli alunni si sono aiutati gli uni con gli altri, tenendosi insieme, seguendo diligentemente le istruzioni che gli erano state impartite in quel modo che i bambini piccoli – a volte – fanno; un bambino ha anche cercato di incoraggiare uno più grande di lui dicendo: “Io ne so di karate. Quindi siamo a posto. Ti guido io fuori da qui”.
Newtown, la vostra comunità è stata fonte di ispirazione. Al cospetto di una violenza indescrivibile, davanti al male irragionevole, avete provveduto gli uni agli altri, e vi siete presi cura di voi stessi, e vi siete voluti bene. Ed è così che sarà ricordata Newtown. E con il tempo, e con la grazia di Dio, quell’amore sarà la soluzione.
Ma noi, come nazione, restiamo con alcune difficili domande. Qualcuno ha paragonato la gioia e l’ansia di essere genitore all’avere il proprio cuore sempre fuori dal proprio corpo, che se ne va in giro. Con il loro primo pianto, questa parte più preziosa e vitale di noi stessi – i nostri bambini – è esposta al mondo, alle possibili disavventure e alle cattiverie. E ogni genitore sa che non c’è niente che non faremmo per proteggere i nostri figli dal male. E tuttavia, sappiamo che con il loro primo passo da bambini, e ogni altro passo dopo di quello, si stanno allontanando da noi; che non ci saremo e non ci potremo sempre essere per loro. Soffriranno per la malattia, per le batoste, per i cuori spezzati e per le delusioni. E impariamo che il nostro lavoro più importante è quello di dare loro ciò di cui hanno bisogno per diventare indipendenti, capaci e forti, pronti per affrontare il mondo senza paura.
E sappiamo che non possiamo fare questo da soli. È traumatizzante quando a un certo punto ti rendi conto che, nonostante tutto l’amore che hai per i tuoi figli, non puoi fare tutto da solo. Che questo compito di tenere al sicuro i nostri bambini e di insegnare loro le cose per il meglio sono cose che possiamo fare solo insieme, con l’aiuto degli amici e dei vicini, con l’aiuto della comunità, e l’aiuto di una nazione. E in quel modo, ci rendiamo conto di avere la responsabilità di ogni bambino perché facciamo affidamento su tutti perché si occupino anche dei nostri, ci accorgiamo che siamo tutti genitori, che sono tutti nostri bambini.
Questo è il nostro primo compito: occuparci dei nostri bambini. È il nostro primo dovere. Se non lo facciamo bene, non faremo niente di giusto. Ed è sulla base di questo che saremo giudicati come società.
E sulla base di tutto questo, possiamo davvero dire come nazione di essere in grado di raggiungere i nostri obblighi? Possiamo davvero dire onestamente di fare a sufficienza per tenere i nostri bambini – tutti – lontani dal male? Possiamo dire, come una nazione, di essere tutti sulla stessa linea, facendo in modo che sappiano che sono amati, e insegnando loro a darci il loro affetto? Possiamo davvero dire di fare abbastanza per dare a tutti i bambini di questo paese la possibilità che meritano di vivere le loro vite serenamente e con uno scopo?
Ho riflettuto su questa cosa negli ultimi giorni e, se siamo onesti con noi stessi, la risposta è no. Non stiamo facendo abbastanza. E dobbiamo cambiare.
Da quando sono presidente, questa è la quarta volta che ci troviamo insieme per dare conforto ed essere in lutto con una comunità distrutta da una sparatoria di massa. La quarta volta in cui abbiamo abbracciato chi è sopravvissuto. La quarta volta in cui abbiamo consolato le famiglie delle vittime. E nel mezzo c’è stata una serie infinita di sparatorie mortali nel paese, praticamente una ogni giorno, che in molti casi ha coinvolto bambini, in piccole e grandi città in qualsiasi parte d’America. Vittime che, nella maggior parte dei casi, avevano la sola colpa di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato.
Non possiamo più tollerare una cosa simile. Queste tragedie devono finire. E per porre loro una fine, dobbiamo cambiare. Ci diranno che le cause di queste violenze sono complesse, ed è vero. Nessuna singola legge, nessun insieme di provvedimenti può eliminare il male dal mondo, o prevenire qualsiasi atto di violenza senza senso nella nostra società.
Ma questa non può essere una scusa per non fare nulla. Certamente possiamo fare meglio di così. Se c’è anche un solo passo che possiamo fare per salvare un bambino, o un genitore, o una città, dai lutti che hanno colpito Tucson, Aurora, Oak Creek, Newtown e altre comunità da Columbine fino a Blacksburg, allora abbiamo l’obbligo di provarci.
Nelle prossime settimane, farò ricorso a qualsiasi potere di cui è a disposizione il mio governo per coinvolgere i miei concittadini – da chi si occupa di fare rispettare le leggi ai professionisti nel campo dei disturbi mentali ai genitori e agli insegnanti – in uno sforzo comune per evitare che si ripetano simili tragedie. Perché quale altra scelta abbiamo? Non possiamo accettare che simili eventi diventino una routine. Siamo davvero pronti a dire che non abbiamo alcun potere davanti a simili massacri, che la politica è una cosa difficile? Siamo davvero pronti a dire che una simile violenza che ha toccato i nostri bambini anno dopo anno è in un certo senso il prezzo per la nostra libertà?
Tutte le religioni del mondo – molte delle quali sono rappresentate qui oggi – iniziano con una semplice domanda: perché siamo qui? Che cosa dà senso alla nostra vita? Che cosa dà uno scopo? Sappiamo che il nostro tempo su questa Terra è limitato. Sappiamo che tutti noi avremo la nostra dose di piaceri e di sofferenze; che anche dopo aver cercato uno scopo terreno, che sia l’agiatezza o il potere o la fama, in un certo senso non saremo all’altezza di ciò che avevamo sperato. Sappiamo che nonostante le nostre buone intenzioni, inciamperemo tutti, in qualche modo. Faremo errori, ci confronteremo con le difficoltà. E anche quando cerchiamo di fare la cosa giusta, sappiamo che buona parte del nostro tempo sarà spesa per uscire a tentoni dal buio, spesso con l’incapacità di comprendere i piani di Dio.
C’è solo una cosa di cui possiamo essere sicuri ed è l’amore per i nostri bambini, per le nostre famiglie, per gli uni e gli altri. Il calore dell’abbraccio di un bambino piccolo. I ricordi che abbiamo di loro, la gioia che portano, la meraviglia che vediamo nei loro occhi, l’amore impetuoso e sconfinato che proviamo nei loro confronti, un affetto che ci porta oltre noi stessi e che ci lega a qualcosa di più grande: sappiamo che è questo ciò che conta. Sappiamo che facciamo sempre la cosa giusta quando ci prendiamo cura di loro, quando gli insegniamo le cose giuste, quando mostriamo la nostra gentilezza. Non sbagliamo quando facciamo queste cose.
Questo è ciò di cui possiamo essere sicuri. E questo è ciò che voi di Newtown ci avete ricordato. È così che siete stati fonte di ispirazione. Ci ricordate che cosa conta. E questo è ciò che ci deve portare avanti in tutto quello che facciamo, fino a quando Dio deciderà di mantenerci su questa Terra.
“Lasciate che i bambini vengano a me”, disse Gesù, “e non glielo impedite, perché il regno di Dio appartiene a chi è come loro”.
Charlotte. Daniel. Olivia. Josephine. Ana. Dylan. Madeleine. Catherine. Chase. Jesse. James. Grace. Emilie. Jack. Noah. Caroline. Jessica. Benjamin. Avielle. Allison.
Dio li ha chiamati tutti a sé. Per chi tra di noi è rimasto, cerchiamo di trovare la forza per andare avanti, e per rendere il nostro paese degno del loro ricordo.
Che Dio benedica e mantenga in cielo chi abbiamo perso. Che dia la grazia a coloro che sono ancora con noi. E che benedica e protegga questa comunità e gli Stati Uniti d’America.

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