martedì 15 gennaio 2013

galli e Gallinari

No, i morti non sono uguali. È un adagio che piace tanto ai garantisti. Ma io non sono garantista, e trovo che sia una cinica sproporzione mettere sullo stesso piano un morto perbene e un morto figlio di puttana. Cinica sproporzione che piace tanto a quella sinistra reproba che per decenni si è riempita la bocca salottiera con convenienti allocuzioni democratiche, definendo i terroristi "compagni che sbagliano", e non "criminali", come invece merita(va)no.
Che certe rivoluzioni siano necessarie, sono il primo a pensarlo.
Che parte di queste "certe" rivoluzioni sia fatta di sangue, non c'è dubbio.
Che a volte la violenza sia addirittura ineludibile, è altrettanto ovvio.
Ma che i nostri simpatici compagnucci di sempre abbiano vestito la casacca dei terroristi a tempo determinato perché poi avrebbe significato qualcosa di proficuo, ce lo insegna la Storia (quella con la "s" maiuscola).
L'ho strascritto più volte: il movimento del '68 ha prodotto varie categorie di persone, poche di indubbia qualità (e che infatti non citerò). I mandanti (alla Sofri, alla Negri): intellettuali boriosi e arroganti che hanno mandato al macero teneri e nobili ideali nel solo nome del proprio onanismo egocentrico personale. Gli idealisti (ritrovabili tra certa gente comune ancora malata di eskimo e di vestiti stazzonati), che credevano nei principi di uguaglianza e democrazia, e che si sono trovati tra l'incudine di uno Stato marcio e colluso (quale solo ha saputo essere quello italiano di allora) e il martello dei mandanti. I terroristi (alla Gallinari, appunto), che avrebbero sparato anche alla propria madre, pur di sfogare l'irrefrenabile voglia di manifestare la propria violenza.
Se l'idea stessa di "sinistra" ha assunto oggi sinistri e deboli significati, è anche grazie a questo panorama così sinteticamente (e quindi inefficacemente) proposto.
Fatto sta che, da anni ormai, quei mandanti fanno gli opinionisti; certi accoliti, i giornalisti o... i politici (a questi ultimi aggiungete una ex manovalanza terroristica di secondo livello, specie neofascista). Non è che stiamo messi così bene.
Purtroppo il web ha salutato con nostalgia e rispetto la morte di Gallinari. Doppio schiaffo alla Storia e alla dignità di questo popolino d'ItaGlia.
Io una domanda, invece, me la sono posta. Condannato a tre ergastoli, il tipo uscì dal carcere nel 1996 per gravissimi motivi di salute. Tanto gravi che è sopravvissuto fino al 2013: diciassette anni di agonia?
A quanti altri carcerati comuni, nelle stesse identiche condizioni, è stato concesso così tanto e con così plateale benevolenza?
No, Gallinari non era uguale ad altri vivi, quand'era vivo; non è uguale ad altri morti, adesso che è morto.

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