venerdì 15 marzo 2013

quattro punti del #M5S

Da tempo leggo Ida Dominijanni, anche se non condivido molte sue cose, e come persona la ricordo un po' dura, inaccessibile e un po' fuori dalla Storia. Però scrive bene. E questa volta ha picchiato sodo seriamente. Leggete questo breve passaggio
L’exploit del M5S non è l’uscita dalla Seconda Repubblica: ne è piuttosto il frutto maturo, e forse l’ultimo atto. Del ventennio berlusconiano e del suo epilogo nell’anno montiano, Grillo, Casaleggio e Co. ereditano tre fattori cruciali: la ”grande narrazione” etico-politica della contrapposizione fra una società civile onesta e una casta corrotta; la scomposizione neoliberista del lavoro fordista nelle ”competenze” postfordiste; la ”compensazione” della crisi della rappresentanza politica con la rappresentazione mediatica (televisiva nel caso di Berlusconi, di rete nel caso di Grillo) e con una leadership personalizzata, accentrata e fortemente «attoriale»
Poi aggiunge:
Oltre che corrotta, la casta è per definizione incompetente: per il M5S il professionismo politico è, senza eccezioni, un trucco che copre l’incapacità di fare alcunché. I cittadini invece sanno quello che fanno e sono in grado di mettere le loro competenze al servizio del bene comune. L’abbiamo sentito nel rito di autopresentazione dei parlamentari grillini: faccio l’agricoltore e vorrei occuparmi di bioagricoltura, insegno e vorrei occuparmi di scuola e università, faccio l’infermiere e vorrei occuparmi di sanità. La cuoca di Lenin poteva e doveva imparare a governare lo Stato; la cuoca di Grillo non deve imparare niente, è pronta a insediarsi al ministero dell’alimentazione. Ora, si può vedere in questa galleria delle competenze la prova provata della composizione di classe avanzata del M5S - secondo le interpretazioni euforiche di cui sopra ”trainata” da net workers, lavoratori della conoscenza, precariato di prima generazione, proletariati disoccupati - nonché la faccia potenzialmente sovversiva del dispositivo biocapitalistico di messa al lavoro e di valorizzazione delle skill. Ma ci si può anche vedere una composizione interclassista trainata dal ceto medio impoverito e declassato dalla crisi
E quindi:
Il terzo fattore che dalla Seconda Repubblica trasloca nel M5S è il rapporto fra crisi della rappresentanza politica e uso della rappresentazione mediatica. Ciò che Berlusconi ha realizzato attraverso la tv, Grillo lo realizza attraverso la Rete, anzi attraverso un uso sapientemente integrato della televisione e di Internet. Su questo, e sulla concezione orizzontale e neutra della Rete smentita dalla sua gestione gerarchica e accentrata da parte del tandem Grillo-Casaleggio, è stato già detto e scritto tutto. Vale la pena però di ricordare che la Rete oggi come la tv nel passaggio dalla prima alla seconda Repubblica non funzionano solo come un ”mezzo” di conquista della scena politica e di costruzione del consenso: oggi come allora, fra rappresentanza politica e rappresentazione mediatica c’è un rapporto di concorrenza nella ridefinizione delle forme della politica.
E infine:
Quando le cose che abbiamo desiderato si presentano con un segno rovesciato rispetto a quello che avevamo pensato, c’è poco da cantare vittoria e molto da riflettere, autocriticamente, sul nostro deficit di capacità egemonica. Per questo non mi convincono i salti di gioia per la composizione di classe, la critica della rappresentanza, la democrazia diretta e gli effetti di ingovernabilità del M5S. Che esso incorpori punti programmatici e istanze dei movimenti non significa che noi nei movimenti radicali avevamo visto giusto e che Grillo lavora per facilitarci il compito: significa che noi non abbiamo saputo dare a questi punti e a queste istanze una carica egemonica, e che su questo deficit si è infilata la loro trascrizione grillina
Qui trovate il testo integrale

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