lunedì 8 aprile 2013

Come un tuono, ovvero: quando è assente il padre

Non è un film eccezionale, ma ha numerosi momenti di rara intensità, in cui i personaggi e gli attori che li interpretano si confondono in una storia decisamente drammatica.
Sicuramente la sceneggiatura tentennante e una malcelata presunzione del regista non riescono a raccontare bene il tema di fondo. Ma nell'insieme è un film che consiglio di vedere, nonostante si senta l'eccessiva durata; e parecchio, pure.
Forse perché il tema di fondo mi ha colpito; forse perché Ryan Gosling è un eccellente attore (di quelli che escono fuori sempre più raramente); forse perché la trama si dipana per cerchi concentrici (inizio e fine si rincorrono con naturalezza); forse perché i tempi narrativi della seconda parte sono sicuramente più avvicenti della prima (balbettante e ovvia); forse perché si svolge in un'America quasi provinciale, comunque indolente e disarmante... forse, forse, forse...
Quando scrissi la mia tesi sul cinema western americano degli anni '70, trovai più testi concordare sul fatto che lo spirito di frontiera aveva comunque bisogno della sicurezza femminile, della casa cui fare ritorno. Raramente, però, la figura del padre veniva fuori, se non quando si trattava di indicare l'esempio, il punto di riferimento per il proprio futuro, l'eredità da perpetuare... insomma, il padre americano sembrava qualcuno da rincorrere, più che qualcuno con cui vivere l'infanzia e l'adolescenza.
Sicuramente è una formula vincente - perlomeno rispetto al mammismo latino. Ma se dentro il meccanismo finisce il granello di sabbia dell'irresponsabilità paterna, tutto salta. Il tema sta tutto qui, insomma. E che la critica nostrana non l'abbia percepito fino in fondo è perché forse siamo abituati a mangiare i nostri genitori, anziché imitarli e/o rincorrerli.
Grande fotografia, ottime musiche, montaggio irrisolto (tranne un paio di piano-sequenza riusciti, specie quello iniziale), titolo originale che sarebbe piaciuto a Hemingway (The Place Beyond the Pines, che è la traduzione letterale dal nativo Schenectady, la cittadina in cui è ambientato il film).



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