mercoledì 3 aprile 2013

Io non temo Crimi in sé; temo il Crimi in me

Micidiale e triste il ritratto di Crimi pennellato alla grande da Filippo Sensi. E mentre lo leggevo, ho visto passarmi davanti numerose figure del passato più o meno personale che mi hanno spaventato, lo confesso. Messi tutte insieme, infatti, i componenti la categoria Crimi sono tanti, frequenti, numerosi e avvilenti.
Innanzitutto, non guardano mai in faccia.
Dopodiché, fanno leva solo su slogan facili e già collaudati; raramente, cioè, ne inventano di nuovi, e comunque stanno bene attenti che il compagno di cordata annuisca ben prima che finiscano la frase.
Quindi, sanno fuggire esattamente un minuto prima che la barca affondi, riparandosi dietro l'ineluttabilità del disastro o confondendo l'alibi dell'essere stati scelti con quello dell'essere stati eletti.
Infine, fanno dei propri difetti un motivo di orgoglio, perché  perfettamente consapevoli che rappresentano anche il punto debole di una parte consistente di persone che si riconoscono in lui.
Certo, recentemente un paio di volte Crimi ha osato dire qualcosa di differente da quanto imposto (a distanza) dal capo. Ma quando il capo l'ha sconfessato e umiliato pubblicamente, Crimi ha preferito nascondere il suo flebile sussulto d'orgoglio dentro la logica della scelta del gruppo (anche questo silente e amimico).
Crimi è così evanescente che persino nel cognome ha un'intenzione che però non si sviluppa. Eppure è esattamente il perno attorno al quale si avvitano le nostre personalità di italiani: mammone, insicuro, incompetente, malleabile, manipolabile, limitato, aggressivo, scomposto, goffo... sono quei difetti che ogni tanto aleggiano anche dentro la nostra personalità, e che disperatamente cerchiamo di allontanare da noi, anche e solo scrivendo post come questo.
Se vogliamo Crimi-analizzare - e non Crimi-nalizzare - chi vota il Movimento5Stelle, dobbiamo però trovare un modo per indicare a questi elettori gli effetti Crimi-nogeni che sta avendo nei confronti della politica e dell'economia italiane. Dobbiamo, cioè, trovare una leva per far spaventare l'italiano medio da quello che potrebbe essere e portarlo verso quello che dovrebbe essere.
Non è facile, me ne rendo conto; oltretutto, né Bersani né quello sciagurato di Renzi sono le giuste risposte. Però prenderci in giro in questo modo non ha veramente più senso. L'arrivare tardi è già alle nostre spalle.

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