mercoledì 29 maggio 2013

tu chiamale, se vuoi, occasioni

Rivedendo a freddo la lunga intervista di Ballarò a Pierluigi Bersani, ci si rende conto di tante cose che nell'agone del momento erano sfuggite. 
Certo, chi fa politica, chi ama la politica, chi analizza la politica, dovrebbero sempre ragionare in proiezione, senza lasciarsi prendere troppo dagli eventi; e quindi quanto dice Bersani era in qualche modo già visibile a dicembre 2012, in nuce (come direbbe qualche professorino).
Su un punto Bersani dice una cosa esatta, esattissima: gli altri partiti e/o movimenti ragionano sempre attraverso il perno di un riferimento, di un rappresenentante "umano", di un leader; la sinistra, invece, ragiona dietro le idee, le visioni d'insieme. Sotto certi aspetti, l'individualismo quindi non dovrebbe regnare, se non nella misura del sapersi imporre di fronte a galli e galletti.
Sintomatico (e imbarazzante), all'opposto, l'atteggiamento petulante e infantile del mondadoriano Renzi: prima non voleva trattare col Movimento 5 Stelle, poi consigliava di trattarci, poi ha sibilato che l'ex segretario si era umiliato con il famoso streaming ("l'arroganza è nell'animo di chi ce l'ha", gli ha implicitamente risposto Bersani ieri sera), adesso ritorna a dire che bisogna dialogare... insomma, pur di sgomitare, di farsi notare, di dire sempre qualcosa di mediaticamente efficace - e di ideisticamente vuoto - Renzi insegue solo se stesso.
E con lui quegli emeriti imbecilli che hanno continuamente ostacolato Bersani prima che tracollasse per troppe pugnalate alle spalle. Bene, bravi, bis: con questa categoria di infami è impossibile riprendere i voti persi (perché alle amministrative non abbiamo vinto; hanno perso gli altri).
Eppure, proprio nell'intervista di Bersani si intravede un'idea accettabile - e gli ideali - di quel leader che ancora manca al centrosinistra. Per carità, niente di eccezionale, ma sicuramente di migliore rispetto a questi rottamatori con la bava (di latte materno, però) alla bocca.
Così come il Movimento 5 Stelle ha perso un'occasione d'oro non proponendosi come abile arbitro dell'operato di un auspicabile governo di solo centrosinistra (con Bersani leader), anche il centrosinistra ha perso l'occasione d'oro di comportarsi da adulto e di avallare la politica cerbiatta, forse provincialotta - ma almeno lungimirante, di Pierluigi Bersani. 
Peccato, decisamente peccato.
E con l'incauta e frettolosa probabile abolizione del finanziamento pubblico dei partiti, troppe volte dovremo assistere a politici che in pubblico diranno una cosa, e in privato prenderanno soldi puliti - ma discutibili - dalla casa editrice dell'avversaio politico del momento.
Se questo è il futuro della politica all'italiana, non ci avvicineremo ai meccanismi elettorali del Nord America, ma a convenientismi e trabocchetti da paese tipicamente sudamericano; quindi, molto italiano.

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