mercoledì 12 giugno 2013

la chiusura di Rai Scienze, le reali responsabilità



La recente chiusura dell’account di Rai Scienze (sostanzialmente curato dal sottoscritto in solitaria caparbietà) è figlia di una serie di innovazioni editoriali che non ho capito fino in fondo, cui ho obbedito per obbligo aziendale e per rigoroso rispetto nei confronti della responsabile editoriale.
Certo è che la pagina fan su Facebook (chiusa un anno fa), quella su YouTube (chiusa un mese fa) e l'account Twitter (messo offline venerdì scorso) avevano successo - nonostante l'argomento - e venivano utilizzati dagli utenti come orientamento anche autorevole (è pur sempre la Rai, insomma): quel poco di materiale scientifico prodotto dalla Rai, cioè, veniva selezionato dal sottoscritto, raccolto ordinatamente, e proposto al pubblico con un minimo di presentazione divulgativa ma congrua.
Nell’arco di pochissimo tempo, specie su Twitter sono riuscito a raccogliere consenso anche da parte di account di un certo livello e prestigio (arrivando a un klout 59/100 con 18.720 follower), tanto che forse proprio il mio approccio convinse la responsabile editoriale di RaiNet a collocarmi come front man per l’account ufficiale di Rai.tv.
Eppure, nonostante gli ottimi risultati, ho dovuto assistere impotente alla lenta e inesorabile eliminazione di questa iniziativa editoriale. Se per la prima volta la Rai esprimeva sui social una sorta di aggregatore scientifico che spaziava dalle rubriche mediche alle ricerche complesse dei colleghi di Radio3Scienza, è anche vero che forse non ne è stata percepita la profonda ed essenziale importanza culturale.
Intendiamoci, io non credo che sia frutto di una presunta cecità editoriale della mia capa. E non lo dico perché temo ritorsioni (siamo in un paese ancora democratico). E ovviamente non mi passa neanche per l'anticamera del cervello di gridare al complotto. Dentro un'azienda enorme come la Rai, chi ha una visione più ampia avrà le sue buone ragioni per decidere tagli e/o sollecitazioni. 
Infatti, troppe volte in passato c'è chi ha urlato al complotto nonostante ci fossero invece delle valide considerazioni editoriali, e non chissà quale editto blugaro.
Però, e qui sta un altro punto, ben lontano da eventuali colpe/responsabilità di chi dirige il mio settore: perché nessuno protesta? Perché nessuno, tranne i pochissimi lettori di questo stantìo blog, dirà mai qualcosa?
Per almeno tre motivi: io non “appartengo” a nessuna delle conventicole di sinistra; l’account di Rai Scienze non ha mai ceduto alle lusinghe di certe proposte oscene che mi sono state fatte; l’account di Rai Scienze non è stato mai supervisionato da un fighetto di passaggio che poteva attirare su di sé meriti non suoi da poter usare come bandiera al momento opportuno.
In un'Italia così farisea, ricordiamolo, c’è però stata una levata di scudi per la chiusura di programmi insulsi con share da assemblea condominiale, solo perché a condurli era un’insostenibile urlatrice che apparteneva alla “famiglia” del centrosinistra; a tutt'oggi sussiste un quadrato di conventicolari che protegge pretestuosi e accomodanti conduttori che si chiedono persino che tempo faccia, perché sono così imbarazzantemente concilianti da non constatarlo da soli; oppure persiste un asfissiante silenzio in automatizzata difesa di scrittori minacciati dalla Camorra, che proprio per questo si sentono autorizzati addirittura a minacciare a loro volta con cause milionarie chiunque non si adegui all’acritico comune applaudire.
E quindi: a chi importa veramente se un account Twitter dell’azienda di Stato viene chiuso nonostante il successo e nonostante abbia servito ogni giorno almeno otto post/tweet d’informazione scientifica confortati da un link audio/video di qualità? Che tornaconto avrebbe chiunque provasse a esprimere sdegno se non quello salottievo? E quanto sarebbe invece credibile uno sdegno strutturato, se in Italia tutto accade sempre per secondi fini? Qui sta forse la vera sconfitta culturale dell'Italia.
Da parte mia posso dire di aver sbagliato moltissimo e che avrei potuto sicuramente far meglio. Il mio torto più grande, forse, è non aver difeso con più forza qualcosa di così innovativo e inedito, di aver fatto forse confondere il prodotto con la mia personalità. Una cosa che mi macera dentro, e di brutto pure.
C'è poi una domanda, la madre di tutte le domande, che forse rende addirittura inutile questo mio post e questo mio appassionarmi: a chi interessa la Scienza oggi, qui in Italia?

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