giovedì 4 luglio 2013

i condor e i defunti

Martedì scorso è morto G., 91 anni ben portati, da 34 compagno di mia madre.
Tralascio la premessa che se fossimo stati un paese civile, forse non avrebbe sofferto come ha sofferto questi ultimi otto mesi. Vi racconto cosa è accaduto dopo.
Il tempo di salutarlo, che subito si è presentato un addetto delle pompe funebri, pronto a mischiare sapientemente cordoglio e burocrazia.
Abbiamo proposto ogni possibile semplificazione del cerimoniale, se non altro perché facilitati dal noto ateismo del defunto, mai praticato come la Hack (per dire), ma sempre ben presente nelle sue scelte, e che abbiamo fatto ben presente al tipo, più e più volte.
Nel far passare le fatidiche 24 ore, abbiamo vegliato la sua salma quel poco che bastava per accogliere parenti e amici rimasti. 
Però non gli avevano chiusto bene la bocca e gli occhi, e dal basso stavano già fuoriuscendo cose su cui è meglio sorvolare. Solo l'affettuoso intervento di mio cognato, ha consentito a mia madre di non subire un'umiliazione visiva così dolorosa.
Appena arrivati a Prima Porta, un tipo sciatto e trasandato ci è venuto incontro per altre faccende burocratiche. Intorno all'ufficio, il caos: altri addetti a vociare e fumare, macchine che correvano nello spazio di un fazzoletto e cose simili.
Arrivati, infine, all'area preposta alla cremazione, due tipi con barba incolta, pantaloncini e maglietta stazzonata ci hanno accolti al limitare di un'area dall'aspetto a dir poco imbarazzante: da un lato, un mucchio caotico di fiori abbandonati provenienti dalle bare già consegnate; dall'altra, un cancello per soli addetti ai lavori che sembrava più l'entrata di un garage condominiale di periferia che un luogo in cui presumibilmente termina il viaggio dei morti e inizia il dolore totale dei vivi.
Ultima chicca: solo in quel momento ci siamo accorti che sulla bara avevano comunque imposto una croce.

update in forma leggermente ridotta, questo intervento è stato pubblicato sulla prima pagina della Cronaca di Roma di Repubblica (addirittura in spalla)

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