venerdì 2 agosto 2013

Berlusconi, il giorno prima: ma voi dove eravate?

Ogni possibile Piazzale Loreto che si ricordi, porta sempre con sé equivoci e interpretazioni di ogni sorta. Poi c'è un momento in cui arriva la Storia che cerca di mettere tutto a posto. 
Nel caso dell'Italia post Berlusconi, credo che non arriverà mai la Storia. Perché la Storia la scrivono o i vincitori o le persone sagge che si documentano senza pensare a nessun tornaconto, che si mettono in dicussione continuamente, e che sanno dare una lettura d'insieme.
E qui non vedo né vincitori né persone sagge.
Se 20 anni fa, Berlusconi e il berlusconismo hanno sbaragliato l'avversario pressoché immediatamente, è perché hanno trovato terreno fertile e spazi operativi sterminati. La sinistra di allora aveva già preparato tutto, più o meno inconsapevolmente. Bastava solo intuirlo senza tante difficoltà, e muoversi di conseguenza.
E del resto, prima di essere un disonesto sotto il profilo giuridico, Berlusconi era ed è persona crassa e guitta, con un senso dello Stato pari a zero. Farsi mettere i piedi in testa da uno così è (stato) umiliante in partenza. Altroché!
In molti, invece, attribuiscono alle iniziali televisioni berlusconiane il merito di aver preperato nel tempo le menti dei cittadini medi, dimodoché perdessero inesorabilmente per strada i concetti di amor proprio, di moralità, di rigore, di coerenza, di kantiano dover fare... 
Ma quando? Ma dove? 
A parte il fatto che così pensando, implicitamente si attribuisce un alto tasso di cretineria all'italiano medio, andando quindi contro il vecchio adagio demagogico della sinistra che siamo tutti forti, uguali, "brava gggente". 
In realtà, le televisioni hanno indicato qualcosa privo di chiacchiere, di forme, di sovrastrutture, di ipocrisie. Nella loro disarmante semplicità, nel loro saper fabbricare ed indicare sogni, le televisioni sono state così seducenti che non c'era bisogno del contributo di chissà quale ideologia per far vincere poi il pifferaio Berlusconi.
Era semmai il sogno della sinistra post-sessantottina che ha lentamente dimostrato di essere bello nella forma, ma mai applicato (o difeso) nella sostanza: le regole valgono, ma solo per gli altri; la meritocrazia vale, ma solo per gli altri; i bambini devono crescere senza educazione; la scuola deve promuovere; il carcere deve redimere; la cultura deve essere noiosa e polverosa (grande Fantozzi quando sentenziò cagate irriverenti); gli intellettuali sono padroni e sacerdoti del Sapere; la Natura va invasa senza però educare la massa al suo rispetto; bisogna condividere le intimità nei momenti di aggregazione che in realtà sono solo caciara e maleducazione; l'italiano non va educato, altrimenti è fascismo; siamo tutti uguali; la criminalità organizzata è un nemico astratto (e non il figlio di culture stralegittimate da demagogie salottiere); i terroristi rossi sono compagni che sbagliano (e che ancora oggi sfracassano i coglioni dalle pagine di Repubblica).
E poi, se i valori proposti dalla sinistra di allora (sempre chi li abbia proposti, eh!) fossero stati così veri, credibili e resistenti, come mai sono bastati pochi anni di Dallas e Beautiful per rincoglionire gli italiani? Ci rendiamo conto, sì o no, che quello delle televisioni è solo un doppio alibi? Uno, per far finta di non sapere cosa sono gli italiani; due, per dimenticare le gravissime responsabilità dei post-sessantottini.
E poi, più in generale, questi vecchietti di sinistra non hanno forse la memoria corta? Non sono gli stessi che (senza poi aver mai chiesto almeno scusa) compilavano liste di proscrizione contro giudici, omosessuali e non-schierati?
Che fanno, nel giro di pochi lustri si sono redenti, appena hanno visto il cafoncello venuto dal nulla rubacchiare le loro seggioline del pic-nic al cashmere?
Dico io, ma i Serra, i De Luca, i Sofri, e mille altri, si sono forse dimenticati del loro recente passato? Che razza di malafede alberga nella loro capoccia, quando ogni santa mattina ci sparano moralità prefabbricate a pallettoni? Sepolcri imbiancati, ecco cosa sono!
In questa guerra contro Berlusconi NON hanno vinto né l'etica né la moralità né gli italiani perbene (i pochi rimasti; comunque nascosti). Berlusconi è finito esplodendo da solo; su se stesso, come il fiabesco rospo che ci raccontavano le nonne prima che arrivasse il web a stramazzare pure l'Infanzia.
La sinistra non ha vinto perché neanche ha combattuto. Sì, ci sono stati perfetti ignoti e idioti che hanno provato a resistere. Il bello è che hanno dovuto resistere prima dentro la sinistra e poi contro questa destra. E non sto alludendo a Renzi, che del berlusconismo è il prodotto finale, quasi un robot che racchiude nitidamente il peggio della sinistra peggiore e il meglio della destra migliore.
Per finire, nessuno chiederà mai conto di qualcosa nemmeno a quella sinistra più sfrontata che ha occupato la Rai, o che ha pervicacemente continuato a lavorare per Mediaset o per Mondadori o per Einaudi.
Se un giorno la Storia chiamerà a testimoniare gli eroi della sinistra che hanno combattuto onestamente e coerentemente Berlusconi, credo che la sala d'aspetto sarà pressoché vuota, desolantemente vuota.

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