giovedì 5 settembre 2013

guerre tra poveri

L'altro giorno ero in una spiaggia romana, in uno stabilimento dove sussiste ancora l'equilibrio precario tra qualità e rozzezza. E infatti costa ai limiti del fatidico "quel tanto che basta".
Tra le tante, esiste una regola non scritta ma sensata: i cosiddetti "vu' cumpra'" non possono oltrepassare l'ideale linea della battigia. È una pretesa della proprietà che nasce come tutela del riposo dei clienti abbonati, ma che in realtà fa comodo anche ai poveracci che pietiscono qualche spicciolo (se ci scappa un furto in qualche cabina, nessuno potrebbe mai incolparli e quindi farsi giustizia in chissà quale modo inurbano).
La manovalanza che controlla la situazione, ovviamente è di origine straniera: non conosco la portata dello stipendio (comunque a contratto stagionale), ma è facilmente immaginabile il sapore amaro del sentirsi stranieri in terra straniera, costretti ad un minimo di forma anche quando si subisce l'arroganza del cliente, sotto il peso psicologico dell'essere sempre osservati e monitorati dalla proprietà.
Ad un certo punto, uno dei "vu' cumpra'" sfugge al controllo e si avventura sin dentro i corridoi delle cabine. Qualcuno gli urla contro in malo modo, e solo allora lo slavo di turno capisce cosa sta accadendo, corre verso il tipo e gli si avventa contro spingendolo fuori dall'uscita principale dello stabilimento.
Al che, armato di saccenza ed arroganza, un italianissimo cliente si avventa contro lo slavo intimandogli di non usare le mani, urlandogli contro i sani principi della nostra Costituzione, e sbracciandosi in maniera sguaiata, esattamente come aveva fatto lo slavo contro il "vu' cumpra'"...

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