domenica 19 gennaio 2014

Renzi, il traditore che uccise la sinistra

Suona veramente strano dover spiegare perché quanto è accaduto ieri abbia sancito la morte (definitiva) della sinistra. Suona strano, perché se si deve spiegare qualcosa, vuol dire che la maggioranza della gente non crede necessaria questa cosa. Ma, soprattutto: se bisogna spiegare perché Renzi ha sbagliato totalmente, vuol dire che c’è in giro troppa gente che ancora non è così adulta da capire che il metodo e la forma devono comunque sussistere anche in politica, e che l’arrogante fiorentino li ha seppelliti.
È vero, insomma, che per fare politica bisogna anche sporcarsi; ma non è altrettanto vero che la politica sia solo (e così!) sporca.
Veniamo ai punti nodali.
Innanzitutto, chi fa le leggi sono i parlamentari, e non un segretario di partito non eletto in codesto Parlamento. È vero anche che Renzi è il nuovo segretario del PD, e che di questo e da questo ispirerà una politica nuova. Ma i tempi e le regole vanno rispettati: con il gesto di ieri, Renzi ha di fatto delegittimato il ruolo dei parlamentari del PD. Che non se ne siano accorti, o che non abbiano avuto la dignità di lamentarsene, la dice lunga sulla maturità morale di chi ci rappresenta.
Che poi questa spallata immorale sia motivata dall'inazione del Parlamento, fa sorridere: ogni volta ci sarà comunque un pretesto furbo e demagogico per non rispettare l'onorabilità di un partito come il PD.
Del resto, Renzi non è nuovo a operazioni simili: quando ancora non era segretario, contribuì a silurare Prodi avallando i famigerati 101. Appena nominato segretario, poi, tra le tante sconcezze iniziali ha delegittimato un suo rappresentante parlamentare, Fassina, con una battuta crassa di rara cafoneria.
Chi ha difeso questa ennesima prova della protervia di Renzi, l’ha motivata attribuendo anche a Fassina uscite infelici. A parte il fatto che Fassina proferì quelle parole durante una (in)sana competizione all’interno del partito, ma poi tra persone intelligenti non dovrebbe sussistere un “lui è stato peggio” che generalmente tra persone adulte svanisce subito dopo l’asilo.
L’altro errore ai limiti del disgusto, è che Renzi ha legittimato un pregiudicato. Berlusconi non è più un rappresentante politico, non ha più diritti politici. Punto. Non c’è neanche dibattito da portare avanti. 
Alcuni mi hanno scritto che comunque rappresenta una parte notevole dell’elettorato italiano, altri hanno sottolineato che anche De Gasperi e Togliatti scesero a patti, altri ancora che comunque siamo al governo insieme ai berlusconiani.
Per replicare al primo appunto, basti solo ricordare che se a Renzi viene artificialmente attribuita una dignità parlamentare che non ha (perché non eletto), a Berlusconi è stata tolta oggettivamente la dignità parlamentare che aveva. Se il partito di Berlusconi non ha lo stile, la forza, il coraggio e l’arguzia di uscire fuori dal pantano, il gesto di Renzi suona dubbio, sporco e volgare. O ci si rivolgeva ai capigruppo parlamentari o a istituzioni terze, ma non certo a un pregiudicato. Oltretutto, il Pdl votato da quasi un terzo degli elettori, non esiste più!
Per replicare al secondo appunto (che viene da Linkiesta; vi facevo più seri!): Togliatti e De Gasperi erano uomini puliti e liberi che rappresentavano due modi di essere repubblicani, antifascisti e democratici (con sottili distinguo); dimenticarsene per giustificare l’incontro tra Renzi e un pregiudicato, suona di malafede e di ignoranza storica (ergo, mi guarderò bene da ritenere attendibili i nuovi post de Linkiesta).
Il terzo appunto è il più delicato. Perché Bersani non riuscì a svolgere la matassa della governabilità? Mancavano i numeri e mancava la correttezza e l’etica dei renziani. Renzi lasciò solo il PD mentre annaspava, per puro e cinico calcolo politico che ci fa capire esattamente di che pasta sia fatto e cosa sarebbe capace pur di affermare il suo ego. Ma, soprattutto, o si accettava un compromesso storico o si ritornava a votare, regalando l’elettorato a Grillo, con tutti i chip sottopelle che ne conseguono.
Che fare un governo di compromesso fosse necessario, lo dice la Storia. Che questo governo debba avere una scadenza, lo esige la moralità. Ma che Renzi non doveva incontrare un pregiudicato, lo pretende l’etica.

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