mercoledì 26 febbraio 2014

la morte di un tassista

A costo di andare controcorrente, c'è qualcosa che non mi torna nel caso del tassista aggredito perché non aveva rispettato il codice della strada. 
Il mellifluo Sindaco Pisapia, infatti, dopo aver appreso la sua morte, ha deciso di dichiarare il lutto cittadino. La domanda che mi è sfuggita di senno è: perché?
Voglio dire: ma quanti lutti cittadini andrebbero allora dichiarati per le migliaia di pedoni uccisi ogni anno dall'inciviltà degli automobilisti? Non è forse il caso di evitare questa demagogia strumentale e sciatta, e chiedersi invece cos'è che non funziona nelle strade delle metropoli nostrane?
Qui a Roma è una guerra continua: pedoni e ciclisti (sì, anche loro, ecchediamine!), centauri, automobilisti, conducenti e tassisti, ognuno per la propria parte, fanno a gara nel non voler rispettare le più banali regole di sicurezza, che vanno ben oltre il rigore di un Codice della Strada pieno comunque di errori sostanziali. 
Eppure, non se ne parla mai. 
Come se le conseguenze di una simile anarchia siano solo luttuose e personali, mentre invece pesano sull'intera collettività, sia per i costi effettivi, sia come indiretto esempio negativo per le generazioni future.
Eppure, e ormai, ci si muove solo se un uomo, per proteggere la propria donna incinta, esce totalmente di senno, segnando indelebilmente il suo destino e quello dei famigliari dell'ucciso.

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