mercoledì 7 maggio 2014

chiedi chi era Raciti

Con una faccia di tolla senza limiti, Repubblica di oggi, 7 maggio, ospita le lacrime della figlia di Raciti.
La cosa curiosa è che fino a un minuto prima di Fiorentina-Napoli, metà dei deputati del PD (e sono generoso) neanche sapeva chi fosse Speziale, figuriamoci Raciti (ucciso a lavandinate fuori da uno stadio di calcio...).
Il culto del disprezzo per la divisa ha vittime e carnefici che si cambiano spesso di... divisa (è proprio il caso di dirlo).
Come insegna bene una nota sequenza del Gattopardo viscontiano, l'uomo in divisa ha rappresentato la figura di un oppressore generico, via via identificabile con chi aveva conquistato l'Italia e con chi la voleva liberare. 
Indistintamente.
Anzi, la divisa del Carabiniere ben raffigurava un ordine piemontese che mal si attagliava col cecionismo di certe zone (troppe) italiche.
A questo è seguito pressoché immediatamente il Fascismo, che ha mischiato l'idea dell'ordine e della disciplina con quello della protervia e dell'arroganza.
Ovvio che nel dopoguerra queste due mentalità si siano sposate nel '68, anno in cui nascono e si solidificano le (adesso vecchie) conventicole che ancora oggi pasteggiano sulla nostra cultura, la nostra coscienza, la nostra morale; loro, le prime che se ne strafregano delle regole, pretendendole però dagli altri.
Fatto sta che è vero che un poliziotto italiano non può calpestare una ragazzetta o sparare a un tifoso in autostrada. Ma poi quando si leggono i gesti successivi a quegli eventi (le scelte della ragazzetta, cioè) o precedenti (Sandri non sembrava frequentare un consesso di galantuomini), ti chiedi "ma chi me lo fa fare a ragionare per distinguo?".
E quindi, è quasi fisiologico se abbiamo poliziotti che fanno i cazzi propri, sparando e sprangando senza criterio; hanno torto, ma non hanno buoni esempi intorno. Da parte di nessuno.
Del resto, lo dico da anni, non è così esemplare neanche Repubblica, che da lustri ospita uno dei padri del terrorismo anni '70 nonché mandante dell'omicidio di un poliziotto. Anzi, chi rompe i coglioni contro i poliziotti di oggi, brandendo con supponenza e alterigia giusti e sacrosanti distinguo sul dover essere di un servitore dello stato, sono proprio gli stessi che da giovani si affrettarono a compilare la raccolta di firme feroci e linciatorie contro il Commissario Calabresi.
E del resto, chi è rimasto impassibile di fronte alle gesta di Genni 'a carogna, si ammanta pure di essere contro lo sfascio morale del Paese. In realtà, ricordiamolo: ha colpito alle spalle Letta, promette 80 euro che di fatto toglierà in altro modo, è sceso a patti con un pregiudicato, attacca il sindacato come mai avevano fatto neanche i berlusconiani peggiori, eleva a prassi il precariato a vita, sposta continuamente ordine e disordine, ragiona con slogan che sanno di evidenti muffa e fuffa prim'ancora di essere twittati.
Quando dico che questo è un paese di merda, la gente mi guarda storto. Eppure, dove lo trovate un paese in cui un figlio di un camorrista prende in mano le sorti di una partita, inneggiando all'omicida di un poliziotto, sotto gli occhi abulici di tutte le istituzioni?
Dove lo trovate un popolo che subisce di tutto e di più e non muove un'espressione di sdegno che sia una?
Dove lo trovate uno stadio che fischia il proprio inno nazionale?
Fa bene Fabiana Raciti a voler andare via.
Per quel nulla che conta, a me viene spontaneo chiederle scusa a nome dei pochi italiani perbene rimasti; sempre che io sia perbene, sempre che ce ne siano di italiani perbene.

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