martedì 20 maggio 2014

perché Renzi vuole demolire proprio la gamba della Rai che funziona?

Prima di entrare nell'agone della questione, ragioniamo per visualizzazioni.
Che la Rai abbia dei problemi oggettivi, è pacifico. Se fosse una sfera, sarebbe enorme. E per farvi star buoni, vi piazzerei questa sfera davanti al vostro faccione.
Che Rai Way sia invece un cespite produttivo e appetitoso, dovrebbe essere altrettanto ovvio. Ma dato che la gggente non sa cosa sia Rai Way, la sfera ve la metto dietro il faccione, così a voi resta davanti la sola e ben chiara idea che la Rai abbia dei problemi oggettivi.
Ebbene, che argomento userei per mantenere questa condizione visiva? 
Almeno due: il primo, è che la Rai va cambiata (e tutti ad annuire, com'è giusto che sia); il secondo, è che gli sprechi della Rai influenzano anche la vostra quotidianità (e giù con gli applausi).
Ora, e però, se voi foste senza criterio, vi intorterei la faccenda dicendo che la Rai deve piantarla di sprecare soldi pubblici (ma non vi spiegherei perché e come li spreca), e che deve fare sacrifici come tutti, con bei 150 milioni (che guarda caso otterrebbe pressoché immediatamente dismettendo proprio parte del suo cespite migliore che fa gola a tutti).
Ma dato che voi dovreste essere con criterio, vi faccio io una bella domanda: perché l'espresso ancora in edicola ha cavalcato il tema del momento addirittura dedicando alla Rai una copertina fuorviante? Dico: il pezzo in realtà parla di un'indagine promossa dall'azienda (e non nell'azienda); dura due pagine, e spara riferimenti poco argomentati.
Ora, perché non si parla dei veri problemi della Rai e nel contempo il Gruppo De Benedetti ignora le vere intenzioni di Renzi e attacca l'azienda in questo modo così crasso?
Rispondo in due parti. 
La prima: vi pregehrei vivamente di andarvi a leggere questa analisi dal titolo più che eloquente Espresso contro Rai, sinistra contro democrazia, e così forse vi verranno dei dubbi pesantucci.
La seconda parte è un mio copiarvi qualche cosina da questo articolo. Qui non vi dico né l'autore né il quotidiano in cui trovate il testo integrale, altrimenti mettereste davanti al vostro faccione la sfera del pregiudizio; alla fine non vedreste nulla di quello che sta accadendo veramente, e che dovrebbe non dico farvi scendere in piazza ma almeno allarmarvi. 
Renzi vuole fare a pezzi la Rai. Per quali logiche contorte non lo so. Ma è abbastanza intuibile.

[...] il presidente del Consiglio (che dimostra di non conoscere la Rai perché continua a parlare di Gubitosi come dell’amministratore delegato dell’azienda, quando lo statuto Rai prevede invece solo un direttore generale, funzione giuridicamente diversa) insiste a sostenere che anche la Rai “deve fare la sua parte”.
Ma omette di dire che dal 2005 lo Stato è moroso nei confronti della Rai per una serie di costi riguardanti la convenzione per 2 miliardi di euro, un credito accumulatosi anno dopo anno per il mancato introito anche di quote di canone, tanto che l’azienda (che ha la contabilità separata per i programmi finanziati da canone e quelli invece finanziati dalla pubblicità), ha dovuto attingere alle risorse commerciali per tenere in piedi i programmi finanziati dal canone proprio perché lo Stato non versava il dovuto.
Non solo. Nel 2011 il precedente cda Rai inviò al ministero dello Sviluppo Economico un atto di diffida con intimazione di pagamento in cui si dimostrava che dal 2005 al 2009 lo scostamento tra l’ammontare dei costi di servizio pubblico e le risorse pubbliche effettivamente destinate alla Rai era sbilanciato di 1,3 miliardi. Una cifra incredibile che intanto, secondo una denuncia che è stata fatta anche da Articolo21, è ora salita ad oltre 2 miliardi. Nonostante la diffida, infatti, nessuno ha pagato [...]
[...] Perché sembra ci sia un motivo dietro l’indicazione, abbastanza perentoria, del governo alla Rai di vendere le torri di trasmissione di RaiWay anziché un altro asset dell’azienda ugualmente appetibile sul mercato. Il motivo è legato ad un progetto. Che fa capo, guarda caso, a Silvio Berlusconi e a Mediaset. E che non riguarda la televisione, ma internet e la telefonia mobile 
La Rai è infatti obbligata, in virtù della convenzione con lo Stato, a garantire la trasmissione del segnale video con un ripetitore per ogni 300mila abitanti, dunque anche nelle zone più periferiche, impervie e dimenticate del Paese. La rete delle cosiddette “torri” di RaiWay è dunque talmente capillare che nessun operatore, televisivo o telefonico, può raggiungere in modo così incisivo tutto lo Stivale. Specialmente un nuovo operatore che volesse entrare nel mercato della telefonia. O di internet. Ad alta velocità [...]
[...] Il centro di Produzione Rai di Torino ha sviluppato, qualche mese fa, un progetto che prevedeva l’utilizzo delle torri per la costruzione di una dorsale capace di coprire con il wifi in pratica tutto il territorio nazionale. Un progetto che, fatto dalla Rai, sarebbe stato in sostanza dello Stato e quindi pubblico. In una parola, gratis. Non solo: sempre attraverso le torri di Rai Way c’è la possibilità di sostenere, a costi assolutamente ridotti, la cosiddetta “alta velocità” per i telefonini, il famoso 4G, a cui è interessata proprio Mediaset.
Anche perché, recentemente, la Rai ha modernizzato i sui impianti, con un esborso economico di circa 700 milioni di euro, per la digitalizzazione e la cablatura in fibra delle torri che, per altro, ora sono tutte telecomandate in remoto per evitare costi di personale. Questo è stato fatto non solo per necessità tecniche oggettive, ma anche nell’ottica di future e diverse utilizzazioni da parte dell’azienda (ma anche dello Stato, in particolare della Difesa). Per questo sforzo di modernizzazione degli impianti la Rai non ha avuto una lira dallo Stato, al pari di come si è dovuta sobbarcare interamente del digitale terrestre [...]
[...] E dire che Rai Way è anche strategica per la sicurezza nazionale. Su quei tralicci, ci sono anche impianti delle forze dell’ordine, dei servizi segreti, dell’esercito, della protezione civile, Banca d’Italia, 118, vigili del fuoco, Presidenza della Repubblica, Capitaneria di porto, protezione civile e altri. Durante momenti particolari (ad esempio durante la guerra del Golfo, oppure quando ci fu l’attacco Nato nei paesi dell’ex Jugoslavia), tutti gli impianti principali di Rai Way, per motivi di sicurezza, furono presidiati dall’Esercito, proprio perché utilizzati anche per comunicazioni strategiche. Stiamo parlando, insomma, di un patrimonio nazionale [...]
Nel frattempo, l'esperienza di Rai Net è stata di fatto conclusa: dopo il primo di luglio tutti i suoi dipendenti (con un'esperienza unica nel settore) non si sa che fine faranno.

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