martedì 24 giugno 2014

non fidarsi più di Repubblica dopo il caso Rai Way

E così è passato sotto silenzio l'ennesimo sgarbo di Renzi: Ballarò finisce oggi anziché il 7 luglio, perché si dice che il Matteo Nazionale non abbia gradito le ultime uscite di Crozza.
Cosa ancora più avvilente è che quando ci fu l'editto bulgaro di Berlusconi, Repubblica scassò i coglioni per anni; adesso se ne sta zitta zitta buona buona a scialare moralismi da quattro soldi pur di ottenere quanto è sulla bocca di tutti (ma omertosi) e che - finalmente - solo ieri abbiamo scoperto anche su Affari&Finanza, l'inserto pseudoeconomico del lunedì.
La frase è buttata là, e la capiscono in pochi; ma almeno è una vaga, rada e timida ammissione di correità. Al Gruppo di De Benedetti conviene lo sbriciolamento di Rai Way, e non certo per paternalismi affettuosi che auspicano un ben più roseo destino della Rai.
Incidentalmente, fa impressione che lo sbriciolamento di Rai Way metta d'accordo Mediaset e Repubblica, quasi si fossero dimenticati di quante volte si sono picchiati tra loro, anche in tribunale.
 
La prossima disponibilità delle Torri Rai - finora disponibili soltanto per la trasmissione della Tv pubblica - potrebbe rappresentare la soluzione a questo problema, in una situazione in cui il valore aggiunto della società degli impianti della Tv di Stato, guidata dall'ad Stefano Ciccotti, è proprio quello di essere diffusi in modo capillare sul territorio. Questa soluzione, inoltre, sarebbe utile per aggirare il fatto che il mercato delle emittenti nazionali sembrerebbe al momento sostanzialmente saturo, dopo che EiTowers ha siglato l’accordo con Urbano Cairo per gestire la nuova frequenza in via di acquisizione dell’editore di La7, e mentre Timb si rafforza grazie all’accordo con il gruppo Espresso e stringe l’accordo con Sky per la messa in onda di 5 nuovi canali della società di Rupert Murdoch sul digitale terrestre.
 
Ben prima di questa lettura (di cui onestamente non avevo bisogno per le mie conferme), mi ero permesso di scrivere alla redazione di Repubblica, con cui condivido una lunga frequentazione epistolare: per anni, ormai, avevano pubblicato le mie missive. C'era una sorta di simpatia reciproca: nel passato avevo anche avuto scambi privati, persino con Augias in persona. 
Fatto sta che io non mi fido più di Repubblica, e vi invito a riflettere.

Quasi mi divertivo: ogni tanto vi scrivevo, e spesso mi avete pubblicato.
Tenevo un occhio distante dalle cose vere, perché ho sempre ritenuto il compromesso una strada necessaria per sopravvivere; e un giornale come il vostro, deve comunque sopravvivere.
Ma un conto è sopravvivere per necessità, un conto è farlo per interesse.
E allora il vostro moralismo strisciante (tipo le sbomballate del fariseo Serra, per prendere quello più evidente), il vostro ritenervi gli unici a raccontare la verità, mi sono suonati un po' falsi e un bel po' disonesti, intellettualmente disonesti.
Io so la verità sulla manovra di Renzi contro la Rai. E non perché sia dio sceso in terra, ma perché vedo cosa accade e cosa vuole fare Renzi e quanto sia vero e falso rispetto allo stato di necessità e a quello del compromesso.
E allora mi sono sentito tradito, come lettore prima ancora che come professionista.
Ho visto in voi le conventicole, il familismo peggiore, i sofrismi e i sofismi, e tanta amarezza nel capire che in fondo Repubblica non è così diverso da chi critica. Solo più "carino": ma non mi basta più.
No, non è tanto il fatto che siate entrati a casa "mia": è che proprio sapendo di cosa parliamo, ho potuto misurare la vera verità e la vostra malafede. È come se fosse scattato qualcosa, è come se vedessi una donna che ho amato ma che so che mi ha tradito.
E allora, proprio per questo, non passa giorno ormai in cui non mi chieda chissà quante altre volte è accaduto su argomenti di cui non avevo contezza.

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