martedì 1 luglio 2014

se finiscono i blog

Giusto ieri non so quale prestigioso periodico britannico annunciava di voler chiudere definitivamente i blog dei suoi giornalisti più prestigiosi. Il tweet di chi riportava la notizia si domandava "È la fine dei blog?", garantendo poi l'inutile considerazione di un esperto che capisce di blog come io di geofisica afgana.
Fatto sta che in un certo senso si ha l'impressione che i blog possano terminare la loro strada se decidiamo di dare loro uno scopo ben preciso; altrimenti, è un gioco che vale nulla.
Però è anche vero che la gente non legge. 
Non è poi che l'arrivo del web 2.0 abbia automaticamente comportato l'aumento di lettori: chi legge assiduamente non ha certo bisogno del web.
Quindi, se non aumenta il numero di lettori, che senso ha un blog? È un modo come un altro per menarcela tra noi? È una riproposizione dell'antico rito della lettura trasversale, quando cioè nel libro della biblioteca trovavi gli appunti maleducati di chi rimandava a questo o quel saggio?
Credo che il discorso vada spostato su un altro piano, quello della profondità. E qui viene fuori la nota dolente: dal giornalismo simil blog in stile ilPost alla semplice fisionomia di un tweet si sta verificando una trasformazione dell'informazione che anziché informare fornisce solo la notizia (peraltro tutta da verificare), dove si sceglie chi seguire (e a chi affidarsi) solo in base a simpatia, intuizioni, deduzioni... e non certo in base all'attendibilità.
Provate voi - perfetti sconosciuti - a riferire una qualsiasi informazione che possa anche essere notizia, e vedrete che non avrà eco alcuna. Guardate poi come si pongono coloro i quali hanno invece visibilità e scoprirete vostro malgrado che la loro forma è assillante e la notizia preponderante; in tutta la sua non verificabilità, peraltro.
In questo momento sta vincendo questo modo di non approfondire e di non documentare. Sta vincendo, cioè, la superficie. Anziché indicare qualcosa, il giornalismo/bloggismo tweet è diventato la cosa, generando di fatto l'equivoco che bastino 140 caratteri per raccontare (faziosamente) il mondo.
Ebbene, il paradosso sta tutto qui: o ci accontentiamo della sintesi, del nulla, della mancanza di accuratezza, o ci difendiamo in qualche modo.
Se il terreno è quello 2.0, ci è rimasto ancora il blog. Altrimenti, sempre meglio una bella passeggiata in biblioteca.

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