sabato 9 agosto 2014

da Scattone a Schettino, l'ipocrita Italia di sempre

Io non sono garantista, perlomeno non potrei mai esserlo in un paese come l'Italia.
Ricordate l'omicidio di Marta Russo? Il 9 maggio del 1997, due delinquenti le distrussero il futuro, uccidendola imitando il terribile Amon Göth, raffigurato nitidamente da Spielberg in Schindler's List
Il Sacro Consesso delle Conventicole corse in soccorso dei due pressoché immediatamente (nonostante prove e testimonianze schiaccianti), con articoli, fondi e dichiarazioni che andarono ben oltre l'insulto e la diffamazione di chiunque avesse testimoniato o indagato contro i due bambocci viziati.
E anche se prove fattuali non ci fossero state (perlomeno all'istante), un buon giornalista avrebbe saputo girare per La Sapienza disvelando le loro note angherie, protervia e arroganza .
Il bello è che i due si sono sempre dichiarati innocenti, e mai hanno almeno chiesto scusa per l'accaduto. 
Se una pena detentiva serve alla redenzione - come biascicano i garantisti a corrente alternata, qui abbiamo decisamente fallito. Ma soprattutto, se l'intero Sacro Consesso delle Conventicole li protesse immediatamente in maniera plateale e volgare (senza neanche aspettare le prove), che senso aveva per loro almeno far finta di essere pentiti?
Se pensate che Scattone, appena scontata la blandissima pena, riprese ad insegnare in un liceo; se pensate che se non fosse stato per qualche genitore coraggioso, la cosa sarebbe passata inosservata... il disgusto e la rabbia salgono.
Ergo, se Schettino è andato a insegnare - seppure brevemente - a La Sapienza, non mi meraviglio più di tanto, se non dell'ipocrisia di chi si è indignato a comando. Ma anche dei presenti che non si sono alzati in massa. Già, perché noi italiani siamo sempre e solo spettatori: non agiamo mai perché non abbiamo neanche le palle di sentire puzza di melma.
È un paese di ipocriti che sparacchiano nel mucchio quando si può e quando conviene, tacendo però amabilmente e chirurgicamente sulla presenza di Adriano Sofri pressoché ovunque, prima, durante e dopo la sua pena (lunga ma comodissima): ha potuto elargire i suoi algidi moralismi dagli scranni di Panorama, Il Foglio e Repubblica (nonché da libri senza contraddittorio, editi da Sellerio), passando anche per i salotti televisivi di Fazio e di D'Amico, senza riscuotere indignazione alcuna. 
Fazio, quello che aveva sdoganato i Savoia ben prima del Parlamento. I Savoia, quelli che accolsero Mussolini a braccia aperte e firmarono lesti le sue Leggi Razziali.
Già...
Dicevo di Sofri, tra i riferimenti nobili e riconosciuti del terrorismo rosso; lui, che non si è mai pentito non tanto dell'essere stato il mandante dimostrato dell'omicidio del Commissario Calabresi, ma almeno l'ispiratore di quel delitto tramite la famigerata raccolta di firme de l'Espresso di oltre 750 personaggi pseudoillustri, in cui figura una buonissima parte dei componenti il Sacro Consesso delle Conventicole che ancora oggi influenza pesantemente il panorama politico/intellettuale, e che tace di fronte ai soprusi del bimbo Matteo Renzi, ma che anzi lo coccola e lo sprona a colpi di hashtag.
È un paese in cui Facci può insultare i neri, ma Tavecchio no.
È un paese in cui Taormina viene condannato per omofobia, ma che dimentica l'ottusità di Severgnini di fronte al matrimonio dei gay.
È un paese fiero della mancanza pressoché totale di giornalismo sul campo: tanto i pezzi li fanno gli altri, e noi copiamo e raccontiamo solo quelli che ci fanno comodo (cfr Linkiesta o ilPost).
È un paese in cui Repubblica insulta giorno e notte i dipendenti della Rai, o l'amministrazione disinvolta della Rai, o l'abuso di collaborazioni esterne della Rai... ma che dimentica che in Rai collaborano esterni come Augias e Serra e l'ultimissimo arrivato Giannini, quello che moralizzava pure su quante volte andiamo in bagno.
È un paese, insomma, a immagine e somiglianza dello sciagurato disastro politico attuato ieri da questa pseudosinistra di pappe molli che hanno abolito il Senato, regalando all'Italia le esatte intenzioni di Licio Gelli.
È un paese, insomma, che scrive le leggi con un pregiudicato conclamato.

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