giovedì 25 settembre 2014

i giornalisti che soccorrono Renzi

In questo mondo ormai virtuale (e poco serio) ricco di hashtag, l'armadio dei modelli di giornalista senza profondità si arricchisce di nuovi vestiti, non tutti percepibili di primo acchitto.
Quasi quasi vien da pensare che fosse meglio Emilio Fede, così smaccatamente fazioso da fare addirittura tenerezza. E nulla mi vieta di pensare che il suo zoccolo duro di telespettatori fosse composto anche da chi voleva solo vedere fino a dove si sarebbe spinto.
Fatto sta, che il giornalismo che verifica, che si pone domande, che incalza il politico di turno, ormai si è trasformato in un giornalismo che invece conforta le affermazioni di quel politico, spostando più o meno maliziosamente (spero inconsapevolmente) l'apparente inchiesta rigorosa dentro la stanza del confermare, confortare e strutturare certe castronerie.

Renzi dichiara che la Rai va ristrutturata? Vero. Chi è che non lo direbbe? 
Peccato, però, che tra le sue soluzioni si intraveda un paradossale indebolimento dell'azienda, imposte con comportamenti istituzionali sgarbati e motivazioni poco ortodosse se non addirittura scriteriate. Eppure, cosa fa il giornalismo? Dimostra solo quella parte del tutto che fa comodo alla tesi di Renzi.  
Basta leggere il pezzo di Valigia Blu per rendersene conto: manca un'intera parte che darebbe senso oggettivo alla necessità di rivedere l'intero assetto della Rai, ma non certo nelle modalità imposte da Renzi (peraltro con il ricatto che "tutti devono fare sacrifici", che in questo caso non significa proprio nulla).

Addirittura ci sono giornalisti che scrivono in difesa di Renzi senza che gli sia stato chiesto esplicitamente (o anche implicitamente, per carità). 
Come sapete, poco tempo fa è stato "avvisato" il padre di Renzi. Repubblica e CorSera hanno stranamente titolato in prima pagina la notizia, ma con maliziosa maestrìa: hanno parlato del "Padre del premier" e non del "Padre di Renzi". 
In più, il solito Merlo si è esibito in uno show che vale la pena di leggere per intero qui.

Poi ci sono quelli che la buttano in caciara, o prendendo una parte del tutto o facendo ironia fighetta.
Ieri, il direttore del CorSera Ferruccio De Bortoli ha scritto questo fondo durissimo su Renzi, strutturando quanto io predico da tempo (lui però con quelle sue invidiabili cultura e proprietà di linguaggio). 
Guarda caso, nessuno si è preoccupato dei contenuti di quelle complesse righe, ricche di denunce concrete e verificabili. Tutti, cioè, hanno puntato dritti a questa frase:
E qui sorge l’interrogativo più spinoso. Il patto del Nazareno finirà per eleggere anche il nuovo presidente della Repubblica, forse a inizio 2015. Sarebbe opportuno conoscerne tutti i reali contenuti. Liberandolo da vari sospetti (riguarda anche la Rai?) e, non ultimo, dallo stantio odore di massoneria.
Per cortesia, leggetela più e più volte. 
Facciamo un'esegesi spicciola. De Bortoli ha scritto che sarebbe opportuno conoscere i reali contenuti del patto del Nazareno per liberarlo dallo stantio odore di massoneria. De Bortoli non ha definito massonico il patto del Nazareno. Ha detto che se non viene chiarito, mantiene quell'odore di massoneria... che peraltro c'è sempre stato (aggiungo io).
Ordunque, un giornalista corretto cosa fa?
Non scriverebbe certo "Penso che se un direttore scrive che il governo è frutto di un patto massonico, dovrebbe allegare inchiesta seria", come, invece, ha twittato Feltri figlio.
Non si vanterebbe di sapere i contenuti di quel famigerato patto, come ha fatto Francesco Costa, sminuendo peraltro la portata del fondo di De Bortoli.  
Non si contorcerebbe dietro a battutacce infelici e a disamine pizzicarole, come ha postato Sofri figlio.
Un giornalista corretto, o riporta esattamente la frase di De Bortoli - magari senza commentarla - oppure chiarisce la portata dell'intero fondo.

Sostanzialmente, cosa hanno fatto i censori di De Bortoli? 
Lo stesso giochino che Renzi fa con noi: indica una parte del tutto, forzandone significato e proprietà, per poi imporre la sua versione e le sue soluzioni.

Tanto è comodo questo giornalismo, che Renzi gioca molto sull'equivoco che i suoi annunci siano cose già risolte, quindi da archiviare, da passare oltre. E i giornalisti gli corrono dietro.

Tanto è comodo questo giornalismo, che se Renzi dice che il "vecchio" è sbagliato tout court, qualsiasi riferimento al mantenere un contenitore cambiando solo il contenuto, viene visto come un affronto. 
Insomma, per Renzi bisogna abbattere fisicamente tutto entro oggi, perché virtualmente c'è già il nuovo. Basta annunciarlo, no?

Fatto sta che non si governa a colpi di hashtag e di ricatti, di insulti e di alleanze scomode (leggi Berlusconi).
A nessuno, insomma, è venuto il lampo di capire perché Renzi stia colpendo esattamente quelle entità che potrebbero ledere il suo ego!
Sindacati, giudici, oppositori interni, intellettuali, informazione, Senato... tutti sotto il fuoco renziano. Avrei voluto vedere la stessa energia e gli stessi insulti contro la criminalità organizzata, gli evasori e i privilegiati.

Del resto, fateci caso, adesso è tutto un corri corri dietro l'articolo 18 da abolire, ripetendo a pappagallo le fascie parole deliranti di Renzi stesso.
Un partito di sinistra NON toglie i diritti ai lavoratori!

Domenica scorsa, Presa Diretta ha raccontato lo stato pietoso dell'intera filiera del trasporto pubblico italiano. Ha intervistato pure due sindacalisti di una società semiprivata romana. Per loro stessa natura, i sindacalisti possono rilasciare interviste a chiunque, senza dover chiedere il permesso alla società in cui svolgono le mansioni di tutela (come invece dobbiamo fare noi dipendenti; e mi sembra anche giusto).
Ebbene, questa società li ha sospesi dal lavoro, senza che il Sindaco Marino sia intervenuto in loro difesa o che il PD romano abbia espresso il suo sdegno. 
Per fortuna questa società semiprivata non li può certo licenziare. 
Perché? Grazie proprio all'articolo 18.

 

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