martedì 9 settembre 2014

parlare della Rai senza raccontarla

Prima di continuare, vi pregherei di cliccare qui e di leggere scrupolosamente quanto hanno scritto i ragazzi di Valigia Blu.
Per favore, fatelo.
Ok.
Quando lo lessi la prima volta, lo trovai ben fatto, preciso e nitido. Già in passato avevo trovato interessanti - e anche lucidi - i lavori di Valigia Blu; ergo, ero condizionato da questa stima preventiva. 
Poi però un tarlo mi si è infilato nel cervello e ha lavorato. 
Dopodiché, ieri mattina, mentre mangiavo a mensa, ho scoperto che cosa non mi piaceva: non si parlava dei dipendenti non giornalisti, di quello che fanno, del perché e del quanto pesi economicamente il loro lavoro, di quanto guadagnano e di come viene regolamentato il loro lavoro.
Proteste obiettare che si dovrebbe fare così anche per i dipendenti delle Poste o di TrenItalia o dell'ItalGas. Sensato, ma fino ad un certo punto: qui noi rappresentiamo la coscienza dell'Italia, la sua cultura, i suoi pregi e i suoi difetti. Abbiamo in mano uno strumento delicato, delicatissimo, che va contestato e constatato con adeguata delicatezza.
Insomma, e alla fine, si parla dei giornalisti, della politica che sta ovunque, degli sprechi noti... ma niente di più. 
Sostanzialmente, si ha l'impressione che l'articolo voglia soddisfare e documentare i preconcetti, anziché fare un'analisi più profonda che magari restituirebbe le stesse sensazioni, ma almeno sarebbe più corretta sul piano etico.
Attenzione: non ci vedo chissà quale complotto (specie tenendo conto che tra chi collabora al pezzo in questione sembra figurare anche qualcuno del Gruppo l'Espresso, gruppo che ne ha ben donde a vedere indebolita Rai Way); semplicemente c'è un po' di ingenua sciatteria.
A un mio tweet rude, i tipi hanno replicato che non era stato facile documentarsi. Poi ne è venuta fuori una polemica infantile e ormonale, in cui la gara era a chi più ce l'ha lungo piuttosto che ad andare fino al punto.
E il punto è che questo giornalismo online non muove il culo dalla sedia. Perdonate il francesismo, ma è proprio così.
Eliminato l'aspetto etico e moralisticheggiante del mio assunto di partenza, perché è comunque necessario raccontare il nostro peso economico e professionale? Di noi non giornalisti, intendo. 
Perché se venissero incrociati i dati che ci riguardano con quelli già a disposizione e ben prospettati nel pezzo in questione, verrebbe fuori un panorama di sprechi (ma anche di potenziali rimedi), di ricchezze, di possibilità, di difficoltà: paradossalmente, nel voler fare un pezzo di denuncia, quelli di Valigia Blu non hanno saputo implicitamente indicare una finestra di uscita che fosse una, o almeno una finestra che fornisse un po' di aria fresca (e ce ne sono, ve lo posso assicurare).
Ora, mettiamo caso che io abbia torto e che questo giornalismo 2.0 sia quello esatto, basato quindi e solo sul navigare in rete (et similia, è ovvio), comunque i ragazzi di Valigia Blu hanno preso una toppa.
Seguitemi.
I bilanci della Rai sono online.
I contratti dei non giornalisti sono online (tutte le professionalità possibili).
I problemi dei non giornalisti sono online, in due contenitori diversi: o tramite decine e decine di documenti dei sindacati (tutti; di qualsiasi colore, cioè); oppure tramite movimenti indipendenti e agguerriti come IndigneRai e Articolo 21.
Perché gli autori del pezzo in questione non ci hanno neanche provato?
E visto che ci seguivamo via Twitter (ora li ho bannati), perché non mi hanno chieso in dm se sapevo indicare loro delle fonti?
Certo, a pezzo pubblicato, è stato facile chiedermi dopo la pubblicazione - con fare provocatorio - se gli fornivo chissà quali fonti: il danno, ormai, era stato fatto, perché chi aveva letto il pezzo (me compreso) non ci sarebbe più tornato sopra.
Per finire, a guarnizione dello scontro di ieri, una giornalista di Vanity Fair mi ha obiettato che non potevo e non dovevo essere così polemico contro Valigia Blu, considerato il mio ruolo di social manager della Rai. Le ho fatto notare che l'account da dove twittavo è privato, che è casa mia, e che a casa mia posso fare quello che voglio: altrimenti nel profilo non potrei dichiararmi neanche ateo, né tantomeno - udite! udite! - juventino di Testaccio.


update delle 16:50 del 9.9.2014
Sarà una coincidenza, ma appena questo post è apparso su Twitter, ho perso due follower: uno dei quali è il direttore Agl quotidiani Espresso
E già, la coincidenza è ancor più coincidente se si pensa che il pezzo che ho smonticchiato è apparso anche qui  
Padrone di defollowarmi, Alessandro. Però: tutta qui la vostra lotta per il diritto di critica?

update delle 17:18 del 23.9.2014
Per puro caso,  due giorni dopo questo post, ho letto un paio di tweet dei bambini di Valigia Blu in cui mettevano in dubbio la mia professionalità. 
Il 13 settembre scorso ho chiesto loro - tramite la loro mail - di circostanziarmi in maniera dettagliata tutte le mia mancanze come responsabile dei social della Rai. Fossi stato colpevole di chissà quale mancanza, avrei fornito loro il mio numero di matricola e il dirigente cui denunciare qualsiasi errore provato. Qualsiasi.
Ancora oggi non hanno avuto le palle di rispondermi.

Nessun commento: