mercoledì 29 ottobre 2014

L'audioteca della RAI, un patrimonio a rischio



L'audioteca della RAI, un patrimonio a rischio

La SLC-CGIL Roma e Lazio e la RSU CGIL del comparto radiofonia della RAI di Roma, denunciano il grave stato di incuria e di abbandono in cui sono tenuti centinaia di migliaia di supporti sonori rari e preziosi.

L'audioteca del centro di produzione di Radio RAI, in via Asiago 10, conserva la memoria storica del nostro paese, dalla nascita dell'EIAR ai giorni nostri: dischi, lacche, nastri. cassette analogiche e digitali, CD, sono conservati in locali inadeguati, polverosi, umidi, soggetti a rischio di infiltrazioni in caso di forti piogge.

Tutti gli esperti a livello mondiale di conservazione dei beni sonori lanciano da tempo un allarme pressante: se non si interviene rapidamente con seri progetti di digitalizzazione il patrimonio sonoro dell'umanità rischia di scomparire definitivamente entro pochi decenni. Per alcuni supporti come le lacche degli anni Cinquanta, di cui la RAI conserva decine di migliaia di esemplari, siamo già fuori tempo massimo.

A fronte di questa drammatica situazione, il Centro di Produzione Radio è riuscito a mettere in campo solo la digitalizzazione dei documenti dei Giornali Radio presenti su nastro magnetico, operazione affidata alle Teche di Torino, dato che il centro di Roma non avrebbe né le attrezzature né il personale per affrontare un lavoro del genere, e un lavoro di censimento e riorganizzazione del parco CD che procede con tempi biblici per carenza di personale.

L'audioteca continua ad essere utilizzata come struttura di servizio per l'alimentazione dei programmi radiofonici ma, dalle notizie in nostro possesso, non verrebbe applicata nessuna delle più elementari norme fissate dall'Associazione Internazionale degli Archivi Audiovisivi (IASA), fatto questo paradossale, dato che la stessa RAI è membro dell'associazione. Nonostante numerosi contatti e riunioni, anche ad alto livello, non si è mai riusciti a mettere in piedi serie collaborazioni con enti come la Discoteca di Stato, l'Accademia di Santa Cecilia, la Sezione Archivi del Ministero dei Beni Culturali. Mancano inoltre la capacità e la volontà di elaborare progetti di valorizzazione di ampio respiro, anche a livello Europeo, sfruttando possibili fonti di finanziamento.

Poche le iniziative di valorizzazione negli ultimi anni, come alcune collane discografiche, pregevoli ma mal distribuite.

Il personale è scarso e del tutto privo di quegli elementi di formazione che si dovrebbero richiedere oggi a un moderno operatore nel campo dei beni culturali. Inoltre, negli ultimi anni, non si è fatta alcuna seria riflessione, a livello di acquisizione, catalogazione e fruizione, sull'evoluzione e sulla smaterializzazione dei documenti sonori nell'era della rete. Quel poco che si è fatto in termini di conservazione e restauro si deve unicamente alla passione personale e all'iniziativa di alcuni dipendenti, che però non sono stati messi in grado di operare in una struttura efficiente, attrezzata, al passo con i tempi e, soprattutto, mai coinvolti su progetti organici e di ampio respiro. In pratica ci si limita, stancamente, a salvare il salvabile.

Questo quadro drammatico è aggravato da una storica carenza di macchinari. La RAI ha perseguito negli ultimi decenni una dissennata politica di smantellamento e distruzione delle macchine analogiche (magnetofoni e giradischi). I pochi esemplari superstiti, quegli stessi ormai rari apparecchi che i collezionisti cercano e acquistano in rete per cifre notevoli, sono abbandonati a se stessi, con scarsi o nulli interventi di manutenzione. Quindi, se e quando partirà mai un serio progetto di digitalizzazione e restauro, la RAI dovrà acquistare di nuovo, a prezzi decuplicati, macchine che in passato ha rottamato, oppure, peggio ancora, dovrà rivolgersi a ditte esterne che non offrono quei requisiti di competenza storica, scientifica e archivistica richiesti da un compito così delicato. Nello stesso tempo macchinari per il restauro dei documenti sonori, costosi e all'avanguardia, da quello che risulta a noi, giacciono da più di un anno negli scatoloni e non vengono montati e configurati per il disinteresse totale della dirigenza.

Ricordiamo che questi beni, se adeguatamente conservati, restaurati e valorizzati potrebbero rappresentare una preziosa risorsa economica, se utilizzati per iniziative discografiche ed editoriali, iniziative che la RAI di oggi, divisa tra Audioteca, Teche e Sviluppo Commerciale (ex Rai Trade) è incapace di mettere in campo.

L'archivio sonoro della RAI non appartiene solo all'azienda, è un bene comune di proprietà di tutti i cittadini italiani, perché conserva la loro storia e le loro voci; è un delitto quindi vederlo deperire inesorabilmente proprio mentre la Radio festeggia i suoi novanta anni di vita.

Per queste ragioni, anche alla luce dei drammatici tagli imposti alla Rai dalla Legge di Stabilità e dalla contemporanea svendita di Rai Way, chiediamo all'Azienda un deciso cambio di passo in questo come in altri settori. Chiediamo quindi un incontro urgente all'Azienda per discutere delle tematiche in oggetto

SEGRETERIA SLC-CGIL ROMA E LAZIO
RSU SLC-CGIL RADIOFONIA ROMA

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