giovedì 15 gennaio 2015

pensieri sparsi intorno a Charlie Hebdo (io, che non so il francese)

Durante la manifestazione di Parigi, erano presenti Neta­nyahu, Abu Mazen, il Re di Giordania, il Presidente del Mali, il Califfo del Qatar... i premier turco, tunisino, georgiano, bulgaro, greco, sloveno, polacco... i ministri degli esteri egiziano, russo, algerino, del Bahrain... l'ambasciatore saudita in Francia... tutti rappresentanti di paesi con serie difficoltà ad accettare le più banali regole democratiche.
Erano comunque Charlie Hebdo?
Ebbene, se eravamo tutti Charlie Hebdo, come avrebbe reagito la nostra Italia alla pubblicazione della vignetta qui a fianco? 
Il Comune di Manfredonia ha organizzato un concorso per vignette satiriche intitolato - guarda un po' - Je Suis Charlie; l'unica discriminante è che non saranno accettate vignette che offendano il decoro pubblico e la religione.
Va bene, la religione va rispettata. Ma quale, una, due o tutte? E, soprattutto: quanto laicamente?
Insomma, a me viene in mente il giornalista robottino che ogni volta che un arabo fa anche e solo una scoreggia, prende il suo bel microfono e va sotto una Moschea chiedendo al fedele di passaggio: "ma lei si dissocia dall'arabo che ha scoreggiato? Cosa ne pensa l'Islam?".
C'è qualcosa non mi torna, insomma. Mia moglie direbbe che amo fare il "bastian contrario". Ma forse la risposta a una domanda che ancora non riesco a farmi proviene dalla battuta di una mia collega: "noi non mitragliamo chi non la pensa come noi".
Quindi, il problema sta nella violenza?
Non voglio ricordare la condizione dei gay in Italia (figuriamoci in ben altri paesi), anche se è comunque una forma di violenza.
Non voglio ricordare quanto sia difficile per una donna lavorare e avere figli contemporaneamente (per non parlare del fare carriera), anche se è comunque una forma di violenza.
Non voglio ricordare il predominio economico e culturale del Vaticano in Italia... né tantomeno - per dirne una - che gli USA hanno una moneta (e il giuramento del Presidente) esplicitamente devoti al dio cristiano.
Dimentichiamoci pure che la cultura cristiana ha massacrato le popolazioni americane. È un evento troppo lontano, ed è ridicolo ricordarlo (oddio, 80 milioni di morti... ma chissenefrega).
Dimentichiamoci pure che la cultura bianca ha umiliato gli africani, annientando le loro culture e deportandone in abbondanza (18 milioni ridotti in schiavi, 18 milioni spariti nel nulla).
Dimentichiamoci pure che la cultura europea ha anche ideato 6 milioni di ebrei gassati, etnie inventate come Hutu e Tutsi che poi si sono massacrate col nostro beneplacito, un milione di armeni uccisi, due guerre mondiali, la divisione arbitraria dell'intera Africa e di buona parte dell'Asia.
Dimentichiamoci di tutto questo, dài: altrimenti facciamo la figura delle zecche rompicoglioni e "bastian contrarie" (che poi lo sono veramente, per carità). 
La domande vera è: sul serio non è un problema con l'Islam? 
Ditemelo chiaramente, però!
Tutto il resto mi sembra una cornice di comodo, un'ipocrita e contraddittoria cornice di comodo.

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