18 aprile 2015

il mio Mario Pirani

Ci conoscemmo discutendo animosamente tramite un lungo scambio epistolare… già, vent'anni fa non esistevano le mail. Gianna Nannini aveva appena dimostrato platealmente contro Mururoa e Pirani la criticò aspramente. Io non ero certo favorevole all’esagerazione della cantante, ma neanche alle sperimentazioni nucleari dei francesi.
Dopo un paio di lettere, venne fuori che avevamo un comune amico appena scomparso, Tom Carini (il compagno di Elena Croce), e la circostanza trasformò quella discussione scritta in una chiacchierata telefonica, come fossimo vecchi amici (io, che potevo essere tranquillamente suo figlio).
Era un periodo in cui in Rai me ne capitavano di cotte e di crude: non “appartenendo” a nulla, ero obbligato a mendicare contratti e meritocrazia con risultati decisamente offensivi. Quando venne a sapere quali mancanze avevo subito da una comune conoscenza, Pirani prese le mie difese! Capito? Un uomo di tale portata, difendeva un ragazzo qualsiasi!
Credo sia stato uno dei pochi ad aver letto la mia tesi di laurea, oltretutto telefonandomi per ringraziarmi perché l’avevo citato tra le dediche.
Lo so, sono cose formali, facili da fare… ma, proprio perché “facili” da fare, nessuno dalle posizioni come la sua le ha mai fatte.
Grazie a lui ho conosciuto Enzo Siciliano, il quale dopo avermi conosciuto mi chiese il raro privilegio di scrivere nell’Enciclopedia del Cinema della Treccani! Una medaglia nel mio curriculum.
Colpito dalla qualità della mia voce, Pirani spedì il mio curriculum a Santalmassi (senza che gli avessi chiesto nulla), allora direttore delle tre reti radiofoniche della Rai. La cosa andò male solo perché quella comune amica aveva da imporre figli di amici più potenti.
Quando dovetti entrare forzatamente in causa con la Rai, fu l’unico che cercò di farmi entrare a Repubblica, tanto da farmi avere addirittura un colloquio con una dirigente della nascente area multimediale.
I primi tempi in cui ci frequentammo, una volta mi chiamò per invitarmi a colazione. Io, nella mia imbarazzata ingenuità, presi alla lettera l’invito e gli chiesi se preferiva i cornetti o le ciambelle… lui sorrise e mi disse: “preferisco che venga a mezzogiorno”.
Ecco, non posso dire di aver perso un “amico” perché è un termine sicuramente impegnativo, ricco di liturgie e significati profondi. Però sono veramente addolorato per la sua morte.
Non ci siamo mai dati del "tu", neanche so perché. Però, adesso che non ho la soggezione di avere davanti il suo sapido sguardo, posso permettermi di dire: ciao Mario, Arukh atah Adonai Eloheinu melekh ha'olam, dayan ha-emet.

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