sabato 13 giugno 2015

David Cross & Robert Fripp: Starless Starlight

Composto ben prima di apparire nel seminale Red (1974), Starless è uno di quei capolavori dei King Crimson che ancora oggi ha molto da dire, superando anche cronologicamente la prova del suono; andando oltre, cioè, quell'idea di vetusto che spesso l'equalizzazione degli strumenti di vecchi ascolti portano con sé (gli Chic, per dire, li incastonate nei primi anni '80 senza tanti problemi; e lì restano).
È uno di quei brani in cui convivono progressive, rock, pop, indie, hard rock e jazz senza soluzione di continuità. E dove muscolano prepotentemente autentici mostri sacri della musica che hanno suonato i generi più disparati prima, durante e dopo quest'esperienza, lasciando sempre tracce innovative e di rara qualità tecnicoestetica.
Ere dopo, quando Craig Armstrong volle cavalcare la sua improvvisa visibilità per aver curato le musiche di Moulin Rouge, se ne uscì con uno strano compendio di musica a metà tra l'ambient, il muzak e l'elettronico dal titolo un po âgé As If to Nothing (2002). Tra i brani facevano capolino anche curiose (ri)letture di brani eterogenei tra cui proprio il commovente incipit di Starless. Mi sembrò un'operazione un po' cafona ma molto efficace che però mi vide abbandonarne l'ascolto dopo pochi giorni.
Infine, solo pochi mesi fa è uscito questo stranissimo Starless Starlight a nome di David Cross e Robert Fripp (già, proprio lui: padre, figlio e spirito santo dei King Crimson). La cosa curiosa è che in Red il violino di David Cross non c'era: fu tolto all'ultimo momento, in fase di missaggio... ma soprattutto va ricordato che alcuni passaggi del brano originale erano chiaramente debitori di Messiaen. 
Ecco, mettete insieme queste curiosità sparse e capirete il senso di questa recensione: acquistare Starless Starlight significa ritrovare le radici originali del brano; significa ritornare indietro senza però diventare statue di sale; assistere al passato dalla comoda poltrona plastificata del presente; rendere grazie alla genialità di uno dei complessi più importanti della storia della musica, ma senza sembrare parrucconi nostalgici rincoglioniti.
Certo, per onestà intellettuale devo aggiungere che sono 56' di solo violino e soundscapes... ma chissenefrega.

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