domenica 12 luglio 2015

la Creazione di Keith Jarrett

Iniziate dal quinto brano. No, non è Glass... è semplicemente che gli stavano sfuggendo il medio e l'anulare, non sapeva dove metterli. Un po' come quando hai iniziato un discorso dentro te stesso, e nessuno ti sta ancora udendo. Le tue parole sono solo dentro la tua testa. E poi inizi a parlare solo quando il discorso è già a metà.
Ecco, il quinto brano di Creation sembra muoversi così.
Del resto, spesso Jarrett sembra donare all'ascoltatore la parte finale di un discorso più ampio, che ha tenuto dentro di sé quasi controvoglia, e altrettanto controvoglia ha deciso di concluderne solo una minima parte ad alta voce.
Creation celebra i 70 anni di un Jarrett quasi in sordina, quasi fossero più intriganti le pause tra un brano e l'altro. 
Eppure, è un grande disco.
Cercare di paragonarlo alla "pietra angolare" di Colonia è quasi fastidioso. Magari è più vicino a Radiation, anche se meno organico, o a Rio, anche se è meno strutturato.
Però Creation è un capolavoro. E dovete cominciarlo dal brano numero V.
Poi vi fermate. Spegnete lo stereo. E incominciate l'ascolto completo solo da domani, meglio dopodomani.

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