giovedì 6 settembre 2007

nessun dorma

Pavarotti è... mio nonno che si rade cantando la Boheme... da ragazzo era il bello di Catania e per non rovinarsi il look (diremmo oggi) strappava i sedicesimi dei libri di scuola per dissimularli nelle tasche dell'abito inamidato... era così attratto dalle donne che appena ne incontrava usa se ne innamorava perdutamente, tanto che la madre gli regalava viaggi in Europa per scongiurare matrimoni riparatori... dopo l'8 settembre con uno stratagemma fece scappare tutti i suoi soldati verso la libertà, sotto gli occhi dei feroci nazisti; qualcuno lo saluterà al funerale, sempre devoto per quella sopravvivenza... a Roma abuserà dei suoi buoni uffici per rifugiare esuli e partigiani, rischiando di brutto. Il CLN gli tributerà poi il legittimo riconoscimento... da Firenze a nonsodove si legò a un camion perché non c'era posto: sua figlia - mia madre - seduta comoda, e lui che si lascia trascinare con compostezza: passano gli aerei alleati che mitragliano senza scrupoli e lui che la difende col suo robusto corpone... stavo vedendo Rin Tin Tin alla tivvù e mia madre scappa via piangendo, di corsa verso l'ospedale perché nonna gli ha dato la ferale notizia; e io mi piazzo davanti al telefono, aspettando una notizia che mai sarà felice...
Non riesco a dividere la figura di Pavarotti, enorme e maestosa, da quella di mio nonno materno, enorme e maestosa. Sono imprenscindibili.
Eppoi, ogni volta che mi cade un mazzo di chiavi, penso sempre alla famosa scena della Boheme quando Rodolfo e Mimì incrociano i primi sguardi d'amore: lui spegne furtivamente la candela e con la scusa di cercare una chiave... be', quello puccianino è l'erotismo più elegante e sofisticato che sia mai stato messo in lirica.
Che la terra ti sia lieve, Luciano... e manda un bacione al mio nonnone.


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