Curiosa questa autobiografia di Dario Argento. Sparata a pallettoni l'idea che sia una sorta di ideale prosieguo dei film del grande regista, è in realtà un semplice e tranquillo viaggio nella vita di un grandissimo autore, sottovalutato sia come sceneggiatore che come narratore.
Di Dario Argento, insomma, si parla come si fa con i Bitols o con Kennedy o con chissà chi deve per forza essere in quel modo: con la presunzione, cioè, di sapere già in anticipo che è un regista ddde paura, autore di omicidi efferati, fumatore di canne, papà degenerato e via dicendo.
Da una parte, cioè, la catalogazione aprioristica tipicamente italiana lo ha costretto a stare in un angolo (da lui inventato, vero; ma basta con 'sti cataloghi!); dall'altra, i rivalutatori borghesi alla Fazio lo hanno trasformato - suo malgrado - in macchietta per zoo umani.
Tecnicamente, insomma, Dario Argento è tra i primi cinque registi italiani di tutti i tempi, dietro solo a mostri sacri come Visconti, Antonioni, Scola, Bertolucci, e pochi altri.
Nel contesto tipicamente utilitaristico del genere thriller/horror, è tra i pochissimi ad aver usato le inquadrature nella loro forma stilistica e non narrativa, e nel contempo ad aver donato loro un forte valore dirompente. Per un genere come quello horror/thriller, insomma, riuscire a restituire inquadrature artistiche e nello stesso tempo essenziali e proficue, come ha saputo fare solo lui, non è cosa di poco conto.
A chiunque voglia imparare a scrivere cinema, consiglio sempre la visione di Profondo Rosso, per almeno tre volte consecutive (i film precedenti sono esemplari, ma non così tanto). Per quanto ci siano dei punti in sospeso sicuramente poco lineari, e per quanto le concause narrative siano spesso pretestuose, è un film di eccellente fattura e di rara qualità tecnicoartistica.
Potrei dilungarmi oltre, ma mi fermo qui. Bisogna parlare della sua autobiografia, no?
Bella, molto bella, anche se apparentemente lineare, quasi da lista della spesa (ho fatto questo, poi questo e poi quest'altro).
Tra le righe iniziali si legge anche la figura di un uomo colto, di un gran lettore, di un onnivoro tutt'altro che settario e presuntuoso, nonché capace di catturare e rimasticare il sapere altrui.
In più, Dario Argento ci porta dentro un periodo storico - l'Italia anni '70 - finalmente non contaminato da letture dietrologiche e ideologiche (tipo "noi eravamo fichi e tutti gli altri degli stronzi", come malcelano spesso quelli alla Serra o alla De Luca).
Per finire, ci restituisce uno stato d'animo di un uomo sicuramente particolare, ma non nella forma così isterica e patologica come amano descriverlo e immaginarlo quelli che fanno finta di conoscerlo.
Buona lettura, insomma. E ricordatevi di guardare Profondo Rosso per almeno tre volte consecutive.
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04 novembre 2014
26 luglio 2010
la risposta di Michele Serra
Avevo messo la mia lettera - mai pubblicata peraltro - anche in questo blog, sperando che il messaggio comunque gli arrivasse, ma il silenzio aveva regnato sovrano. Almeno fino a domenica scorsa, quando cioè gli ho riscritto perché le sue risposte a due lettere sembravano cozzare con quel minimo di amor proprio che dovrebbe limitare certe uscite.
E allora mi ha risposto.
Io vi regalo il testo, certo di non fargli torto alcuno. La mia replica prima o poi arriverà, anche perché sembra che il Serra non abbia compreso un elemento nodale: io qui dentro ci lavoro.
Caro Alessandro [anche se lui in realtà mi ha chiamato per cognome],
che la sinistra in Rai abbia fatto tecnicamente ciò che sta facendo la destra è assolutamente vero. Ma nel caso in questione "epurazioni" vere o presunte, e scelte di contorno, hanno un comune denominatore che mi pare piuttosto rilevante: si chiude ciò che odora di cultura (da Radio uno ha dovuto andarsene anche Giorgio Dell'Arti, uno del Foglio, mai stato di sinistra), si aprono le porte al suo contrario.
Le nuove entrate dei palinsesti radiofonici sono Pupo, Simona Ventura, Maurizio Costanzo (di sinistra, amicone di D'Alema) e un paio di deejay che paiono sortiti da una qualunque radio balneare. È la voce stessa di Radio Rai, quell'italiano ben detto e ben pronunciato, che sta mutando in maniera irreversibile.
Hai ragione, non si tratta di destra o sinistra. Si tratta di un potere che identifica nella cultura il suo nemico (anche perché non ne ha alcuna), e negli intellettuali un pericolo pubblico. Per questo mi pare giusto dire "via i partiti dalla Rai", ma anche entrare nel merito di quello che la lotta politica produce in termini di qualità, scelte, indirizzi.
Grazie della tua lettera
Michele Serra
12 luglio 2010
il venerdì e mamma Rai
Carissimo Michele Serra,
due premesse.
La prima: sono di sinistra. Ma trovo odioso specificare questo tipo di cose perché un argomento dovrebbe avere valore indipendentemente da chi lo enuncia.
La seconda: appartengo alla rarissima categoria di persone entrate in Rai senza raccomandazioni, segnalazioni o mezzucci simili. Mi si aprì un varco, ci entrai a capofitto, feci le mia bella gavetta e adesso sono interno solo grazie a una causa di lavoro vinta già due volte (e che la Rai ha comunque mandato in Cassazione).
Sul Venerdì di questa settimana piangete la terrificante sequenza di conduttori/trici radiofonici (area "nostra") messi alla porta senza alcun civile avviso, senza alcuna ragionevole motivazione aziendale.
Perdonami: ma vi svegliate solo adesso?
Ma quando queste cose le faceva il centrosinistra, voi dove eravate?
Io ne ho visti di simpatici colpi di mano da parte dei "nostri", e non per forza solo ai danni dei "loro", pur di dare spazio ad altri componenti le "conventicole" di castellittiana memoria.
Ma se tutti i partiti e tutte le conventicole si togliessero dalla Rai, e qui dentro entrassero solo e veramente le persone che meritano? Come la vedi?
Nell'amaca del 21 maggio 2010 lamentavi il presunto silenzio di noi dipendenti di fronte al continuo affogare senza affondare di questa straordinaria e inestimabile azienda (che darebbe le piste a tutti, altroché).
Anche qui: scendi dal tuo maniero salottiero. I dipendenti si lamentano, eccome !, e non solo quelli noti (tipo Busi o Santoro); e sono i primi a non volere i partiti tra i piedi, a volere dirigenti competenti e liberi da lacci politici e lacciuoli conventicolari. Il miglior servizio che poteva fare il Venerdì era invece puntare a una moratoria assoluta e non svegliarsi perché il vento ha spazzato via la "roba" di sinistra.
Ciao,
--
Alessandro
due premesse.
La prima: sono di sinistra. Ma trovo odioso specificare questo tipo di cose perché un argomento dovrebbe avere valore indipendentemente da chi lo enuncia.
La seconda: appartengo alla rarissima categoria di persone entrate in Rai senza raccomandazioni, segnalazioni o mezzucci simili. Mi si aprì un varco, ci entrai a capofitto, feci le mia bella gavetta e adesso sono interno solo grazie a una causa di lavoro vinta già due volte (e che la Rai ha comunque mandato in Cassazione).
Sul Venerdì di questa settimana piangete la terrificante sequenza di conduttori/trici radiofonici (area "nostra") messi alla porta senza alcun civile avviso, senza alcuna ragionevole motivazione aziendale.
Perdonami: ma vi svegliate solo adesso?
Ma quando queste cose le faceva il centrosinistra, voi dove eravate?
Io ne ho visti di simpatici colpi di mano da parte dei "nostri", e non per forza solo ai danni dei "loro", pur di dare spazio ad altri componenti le "conventicole" di castellittiana memoria.
Ma se tutti i partiti e tutte le conventicole si togliessero dalla Rai, e qui dentro entrassero solo e veramente le persone che meritano? Come la vedi?
Nell'amaca del 21 maggio 2010 lamentavi il presunto silenzio di noi dipendenti di fronte al continuo affogare senza affondare di questa straordinaria e inestimabile azienda (che darebbe le piste a tutti, altroché).
Anche qui: scendi dal tuo maniero salottiero. I dipendenti si lamentano, eccome !, e non solo quelli noti (tipo Busi o Santoro); e sono i primi a non volere i partiti tra i piedi, a volere dirigenti competenti e liberi da lacci politici e lacciuoli conventicolari. Il miglior servizio che poteva fare il Venerdì era invece puntare a una moratoria assoluta e non svegliarsi perché il vento ha spazzato via la "roba" di sinistra.
Ciao,
--
Alessandro
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