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14 novembre 2025

ACHTUNG! BERLINO, GLI HANSA E LA MUSICA CHE HA CAMBIATO IL MONDO (Arcana)

Ai tempi in cui la corrente del fiume della Guerra Fredda scorreva impetuosa, a Berlino l'ansa degli studi Hansa divenne un trepidante rifugio per gli artisti più disparati, ispirando loro, nonostante un ambiente così tetro e assediato dal Muro, capolavori di rara bellezza che ancora oggi hanno molto da dire.

Lou Reed, David Bowie, Iggy Pop, Brian Eno, Nick Cave, ma anche gli autoctoni Tangerine Dream, Einstürzende Neubauten, Cluster... nomi che evocano generi apparentemente lontani tra loro, ma accomunati dall'insaziabile passione per la musica, la sperimentazione, la voluta volontà di andare oltre le convenzioni, costruendo dal nulla qualcosa di bello e duraturo.

E in quegli studi, nonostante le droghe, il lato oscuro del successo, l'alcol, le depressioni, le manie... diedero vita a quella che a tutti gli effetti è stata l'ultima delle rivoluzioni musicali di qualità, dove consenso pubblico e resa artistica andarono a braccetto, non con qualche difficoltà iniziale.

Scritto con foga ed entusiasmo (a volte troppi), ogni tanto con salti cronologici eccessivi, questo libro è un incantevole viaggio in un'èra che purtroppo era, e che forse le è andata bene che si sia fermata lì, con gli U2 migliori, quelli dei primi anni 90, prima che diventassero la parodia di loro stessi.

Perché poi, la new wave e il videomusichismo hanno messo la parola fine a questi aneliti, facendo credere anche a noi comuni mortali che bastasse abusare della tecnologia per tirare giù un successo artistico e commerciale al tempo stesso.

Quegli artisti, invece, riuscirono a dare alla tecnologia un volto umano, o comunque ricordarono alla tecnologia che l'uomo di quei tempi, in totale crisi con sé stesso e con la Storia, avesse sicuramente più idee e creatività delle nostre generazioni.

Un libro che si legge in una giornata, ma che ispira molto e ti fa venire voglia di ascoltare o riascoltare quelle perle del passato, così diverse, così genuine. 

28 ottobre 2013

c'è un Lou Reed in ognuno di noi, ma è troppo profondo

Che poi tutti questi giornalisti che fanno a gara per definirlo "poeta maledetto". Ma cosa mi significa? Frasi inutili e vuote per relegare un talento mostruoso nella gora dell'eterno borghesismo perbenista.
Lou Reed era una miniera ricca di gemme preziose, a volte seducenti, spesso così ben intarsiate da essere difficili da individuare, che comunque scoprivi lentamente e con gusto, sorseggiando caffè e fumando una Lucky Strike. Ogni tanto ti fermavi accanto alla sua ombra e ti beavi di una sua idea, nel semibuio della tua coscienza, per poi riprendere il cammino là dove volevi, perché tanto la strada da percorrere era senza meta e senza indicazioni.
Potevi tornare indietro, pensando che fosse un indietro; oppure potevi girare forse verso che quella sembrava una svolta; oppure ti fermavi di nuovo e cercavi la cicca semispenta e quel sapore sornione di New York che permeava ogni sua singola ruga.
Lou Reed è nato con le rughe pronte a segnarlo, che poi si sono mostrate come autostrade verso il subconscio, o verso un vizio, un'indulgenza, una rara capacità di essere consapevoli che il mondo è fatto com'è fatto, puoi sperare di cambiarlo, ma in realtà devi evitare di soccombere te stesso nel tentativo inutile di renderlo migliore.
Non c'è un'immagine precisa e decisa di Lou Reed nella mia vita. So solo che c'è sempre stato. Ora che è morto, ho capito che si è portato via una parte di me; il giorno che capirò quale, forse sarà tardi.