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02 novembre 2023

i bambini di Zerocalcare

Zerocalcare ha partecipato a numerose edizioni di Lucca Comics.

Scorrendo l’archivio della manifestazione, trovate tutti i patrocini e i finanziamenti, suddivisi per anno: figurano anche banche, case automobilistiche, società di telefonia, rappresentanti di quel capitalismo tanto osteggiato a parole e disegni dallo stesso fumettista, che però partecipò senza porsi problemi.

Ma c’è di più: in quella del 2014, era presente anche l’Ambasciata d’Israele in Italia; Zerocalcare era tra le guest star e vide bene di non rinunciare.

Ebbene, dell’Ambasciata si conosceva il patrocinio gratuito dell’edizione di quest’anno, almeno dall’inizio del 2023. Ora, se è vero che, secondo la vulgata, Israele si comporta male con i palestinesi da tempo immemore, perché Zerocalcare si è accorto solo la scorsa settimana di questo patrocinio? E perché non rinunciò anche nel 2014?

Ma c’è di più: in questa edizione, avrebbe incontrato anche i colleghi israeliani Asaf e Tomer Hanuka, che vantano un impegno concreto e tutt’altro che strombazzato per la pace in Medio Oriente, per il riconoscimento reciproco di entrambe le parti. Nel loro curriculum figura anche la collaborazione al film animato Valzer con Bashir, opera critica nei confronti di una certa Israele.

Zerocalcare avrebbe potuto costruire qualcosa proprio con loro, grazie a loro, dare un senso etico alla sua presenza, mettendosi in gioco, perorando una causa che lui ritiene giusta, diventando esempio di concretezza e coraggio soprattutto per i giovani che lo seguono con passione.

Non partecipare, in quel modo e con quei toni poi (come fosse tra pochi amici, mentre gusta il gelato del pomeriggio), ha solo e inutilmente inasprito gli animi. Così inaspriti, che anche i due gemelli israeliani hanno preferito non partecipare.

La crisi del Medio Oriente non è un semplice “buoni contro cattivi”, dov’è facile schierarsi. La crisi del Medio Oriente va maneggiata con estrema cura, specie ricordando che, perlomeno in Italia, nessun pacifista è sceso in piazza dopo il 7 ottobre; che pochissimi manifestanti sono equidistanti e veramente pacifisti; che buona parte della gente non conosce o non sa o non vuole sapere la vera storia di quel pezzetto di terra così complicato.

Israele per primo ha bisogno di un pacifismo vero, anche per indebolire Netanyahu; e certo non l’aiutiamo trasformandoci in masse armate di una sola bandiera (che non è quella della Pace).

A essere ottimisti, poi, il vero pacifista dovrebbe fare anche uno zoom out con la mappa in dotazione del suo smartphone (simbolo dell’imperialismo che disprezza a parole): scoprirebbe cosa veramente sia in gioco, anche e solo ragionando sul fatto che alcuni paesi arabi e Israele stavano seriamente lavorando per un credibile percorso di avvicinamento, inviso ad Hamas e Iran.

In una situazione così disperata e disperante, dove noi “spettatori” dovremmo partecipare in maniera responsabile, dove il pacifismo dovrebbe essere strumento di sensibilizzazione e di riferimento per una Pace vera e sentita, piagnucolare frasi contraddittorie, per poi mascherarle con la propria fragilità intima e umana (vera o presunta), scomparendo pergiunta dal radar del conseguente dibattito, è infantile e intellettualmente disonesto.

03 dicembre 2021

STRAPPARE LUNGO I BORDI che deve piacere per forza

Serie d'animazione a tecnica mista, in sei puntate da 14/20 minuti l'una, basata sui personaggi di Zerocalcare (al secolo Michele Rech).
Il protagonista viaggia dentro se stesso e le sue contraddizioni, con una trama godibile e spumeggiante, raramente noiosetta, per concludersi nell'imbuto di un lutto prematuro e doloroso
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Ecco, fossi un critico di altri tempi, l'avrei riassunta così, perché è così che andrebbe raccontata. Sicuramente, la forma che ho scelto è desueta e antipatica, ma non lo è la sostanza.
Oltretutto, si è troppamente celebrata questa opera prima - con termini esagerati se non addirittura inappropriati, delegando all'autore meriti pedagogici, sociali e generazionali, che - ammettiamolo - lui ha fatto ben poco per schivarli. E un po' mi ha meravigliato, perché lo facevo almeno coerente, forse anche un po' maturo.
Certo è che troppa diffusa approvazione, spesso fotocopiata e sovrapponibile, ha sovraccaricato sia la reale qualità artistica che l'effettiva visione del prodotto. Insomma, siamo di fronte al solito ricatto sociale per cui una cosa ti deve piacere e basta.
Io sono partito svantaggiato, non solo perché non sopporto questo approccio stereotipato, ma perché non ho mai amato lo stile ostile di Zerocalcare. Per quanto non creda che esista un modo di fare fumetti, il suo è uno stile rancoroso, aggressivo e dai tratti scuri e oscuri, tanto che non sono mai riuscito a terminare i suoi albi, abbandonando dopo poco tempo l'acquisto delle sue nuove uscite.
Ammetto, però, che in questo caso "animato" l'ho trovato ammorbidito, forse perché supportato da un'eccellente grammatica cinematografica, forse perché le musiche e il montaggio hanno attenuato la altrimenti stucchevole pesantezza stilistica di Zerocalcare.
Se provassimo a seguire la trama con un po' di distacco, senza la pistola buonista che ti suggerisce come pensarla, l'elenco delle contraddizioni generazionali rappresentate è decisamente ingenuo e prevedibile: sfiducia, insicurezza, immaturità, ipocondria, misantropia, timidezza, presunzione, supponenza, attendismo.
Per carità, sono ben calibrate e credibili; oltretutto, funzionano anche come "vestito" dei vari personaggi. Ma tutta 'sta sfiga dopo un po' annoia. Alla fine diventa divertente vedere come verrà rappresentata piuttosto che apprezzare l'indubbio coraggio di ammetterla.
Veniamo al romanesco. Come romano - ma anche come amante del buon parlare, tutte quelle consonanti così pesanti e ammiccate sembrano una caricatura, e di quella antiromana. Voglio dire che Mastandrea (bravissimo!) parla romanesco, ma ha una fluidità stilistica e romantica che restituisce la bellezza di un dialetto oggettivamente fatto comunque di salumi e protervia. La romanità è anche salumi e protervia, ma Rech la forza, quasi fosse una sfida.
Onestamente, mi sfugge perché Zerocalcare sia sempre più amato - e quindi mi sfugge anche perché un'opera del genere stia trovando così tanta approvazione.
Spero solo che da parte della mia generazione, e di quelle intorno alla mia, sia solo una prova di temporanea nostalgia e niente più.
Le giovani generazioni, invece, non le conosco, e quindi non so come potrei capire i loro gusti. Certo è che da 55enne mi viene da augurarmi che escano in fretta da questi panni di autocompiaciuta viltà.