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22 febbraio 2010

amabili resti (per appunti e divagazioni)

Questo film si apre con uno dei brani più interessanti di tutta la discografia di Brian Eno: 1/1 dal sottovalutato Ambient 1: Music for Airports (gli appassionati riconosceranno tra i brani non originali anche la quasi frippiana Third Uncle da Taking Tiger Mountain By Strategy). E di questa atmosfera conserva moltissimi aspetti.
Forse non è un film eccellente, ma eccelle in molte cose, specie se teniamo conto che per mandare in frantumi il regno di Lucas e Spielberg, finora Peter Jackson aveva badato solo agli effetti e poco alla storia (in fondo il Signore degli anelli va avanti da solo).

A dispetto di quanto scrive David Denby sul New Yorker (qui in lingua e qui tradotto dai ragazzi di Internazionale) sia il libro che il film non sono un lavoro da "artigiani capaci e opportunisti". Come purtroppo si sa - si dovrebbe sapere (perlomeno tra giornalisti) - la Sebold fu veramente violentata, e Jackson è stato già ampiamente rivestito d'oro per mettersi poi lì a giochicchiare con un argomento così devastante come la pedofilia.


Ad un certo punto i tempi diventano il lato debole dell'intera operazione. Da metà film in poi è come se mancasse un'idea d'insieme: l'intera macchina narrativa tentenna, quasi sbanda, per poi riprendere percorsi diversi a volte incoerenti. Credo forse che la paura di descrivere male il male assoluto, il terrore di scendere nel banale in questa rappresentazione di limbo per anime incomplete, il rischio di diventare noioso o moralistico, abbiano costretto Jackson a continui ripensamenti di sceneggiatura. E il ritmo ne risente. Tanto che è in agguato un quasi triplo finale.


Facendo finta di non aver visto l'inutile pre-epilogo in stile Ghost tra la bimba defunta e il quasi ex fidanzato, va detto che non è una storia di fantasmi. O meglio: non come li intendiamo noi. I loro differenti mondi si sfiorano ma non si toccano, si intuiscono ma non si vedono, si cercano ma non si trovano. E in fondo è più un problema per la defunta che per i vivi, non solo per l'iniziale angoscia della sofferta consapevolezza di essere morta (resa perfettamente sia dall'attrice che dalla regia), ma perché non può far sapere chi sia l'autore dell'omicidio.


Più in generale, Jackson mette la tecnologia al puro servizio della storia, regalandoci momenti veramente incredibili, come quando il padre distrugge le navi in bottiglia e contemporaneamente lei le vede frantumarsi in quei fantomatici scogli, oppure quando l'ambiente reagisce visivamente all'intimità dei suoi stati d'animo più profondi.Certo l'alberello parabiblico disturbicchia (come anche il campo di grano in stile Ade da Gladiatore), ma l'insieme del mondo "altro" ha spessore, oltre che visiva maraviglia. Fa soffrire e sorridere, sperare e anche meditare... e un po' anche diverte, diciamolo.


E nel reale? Anche qui Jackson lavora abbastanza bene: non esagera con le situazioni standard che devono farti affezionare al personaggio e/o alla sua famiglia e/o alla vita da sogno che solo i fanciulli possono vivere. È tutto abbastanza equilibrato, per nulla borghese o leccato o da famiija de' poracci: sembra credibile e vero, proprio perché normale; e normale purtroppo è l'assedio del Male. La sequenza della violenza subita è una perla di rara eleganza e di misuratissima angoscia.


Senza scomodare Viale del tramonto e American beauty (per citarne due) da cui Jackson e la Sebold hanno preso l'idea di una trama che parte dalla fine, dove cioè sappiamo già chi morirà e seguiamo a ritroso gli eventi che hanno portato alla sua fine, di citazioni raffinate (su cui si indugia quel tanto che basta) ce ne sono, eccome: prima di concepire l'ultimo figlio, la sempre brava Rachel Weisz legge L'Exil et le royaume di Albert Camus, attuale e preziosa raccolta di racconti (tradotta in pellicola due anni fa).

La protagonista viene soprannominata Suzie Q, come l'omonima canzone resa famosa dai Creedence Clearwater Revival (e danzicchiata da un paio di ragazzine francesi dall'elicottero di Apocalypse now!).
E poi c'è l' immancabile Der Wanderer über dem Nebelmeer di Caspar David Friedrich (qui a destra) che campeggia su una parete della casa.
E come non dimenticare lo scespiriano Othello nell'allusa interpretazione cinematografica di Laurence Olivier...
Non credo che siano citazionismi saccenti o di converso buttati là; semplicemente fanno parte della storia, e magari artificiosamente dimostrano come Jackson abbia più ciccia in testa di quanto i suoi precedenti lavori non lasciassero intravedere.

Due cose sono certe: la prima, è un film da vedere; la seconda, tale è la rabbia che vi crescerà dentro contro la pedofilia, che all'uscita della sala vi verranno in mente cose terribili pur di punire questi bastardi.

E il bello è che il film non fa mai vedere nulla, quasi neanche intuire. La gaiezza di certe sequenze, l'innocenza di certi dialoghi, la totale assenza di simbolismi sessuali più o meno dissimulati, hanno - però e appunto - l'esatto effetto opposto: creano indignazione, rabbia e sofferenza per uno dei mali più ributtanti che un uomo possa mai concepire.


16 dicembre 2009

ateismo è libertà

Mi sfugge come sia sfuggito il 10 dicembre scorso il lungo intervento di Vito Mancuso su Repubblica. Scritto a ridosso di un convegno internazionale promosso dal Progetto Culturale della Cei con il patrocinio del Comune di Roma, ripassa la lezione del difficile rapporto che la Chiesa ha con il progresso.
Tra le premesse della lunga prolusione, il compagno di libri di Augias scrive:
La sfida della postmodernità alla fede in Dio non è più l'ateismo materialista. Tale era l'impresa della modernità, caratterizzata dal porre l'assoluto nello stato-partito o nel positivismo scientista, ma questi ideali sono crollati e oggi gli uomini sono sempre più lontani dall'ateismo teoreticamente impegnato. Gli odierni alfieri dell'ateismo vogliono distruggere la religione proprio mentre si connota il presente come "rivincita di Dio", anzi la vogliono distruggere proprio perché ne percepiscono il ritorno, ma i loro stessi libri anti-religiosi, trattando a piene mani di religione, finiscono per alimentare la rivincita di Dio.
Non immaginavo si potessero scrivere tante sciocchezze in così poche righe, credetemi.
Andiamo per brevi punti:
  • confondere l'ateismo materialista tipico del sovietismo con le ragioni di chi non crede in dio, è un'operazione furba e maliziosa, che relega le antiche motivazioni degli atei solo dentro al ristretto fulcro della dittatura stalinista
  • confondere la modernità con l'afflato negativo del sovietismo materialista è un'altra scorrettezza dialettica e storica. Ateismo e stalinismo e modernità si saranno pure incontrati, ma ridurre tutti e tre nella stessa stanza, in spazi storici limitati e limitanti, è addirittura ipocrita
  • a latere: modernità e modernismo (brechtianamente parlando) sono due cose diverse. La confusione di Mancuso è sinonimo o di povertà di argomenti o di scorrettezza in nuce, voluta e ricercata (e quindi dialetticamente o giornalisticamente immorale, fate voi)
  • l'"ateismo teoricamente impegnato" NON è l'ateismo vero e proprio che il signor Mancuso butta in caciara alla grande. L'ateismo se è "impegnato" non può essere ateismo, perché l'ateo non si impegna ad imporre niente a nessuno, e vuole/pretende/ha-diritto che anche le religioni facciano lo stesso (cioè che non entrino nelle nostre case a giudicarci di continuo)
  • "Impegnarsi" significherebbe, insomma, il voler stabilire dei parametri di idoneità e priorità morale che l'ateo non può praticare: sconfesserebbe il suo non voler vivere sotto credenze (o non credenze) e di conseguenza il suo non volerle imporre
  • "Gli odierni alfieri dell'ateismo" NON vogliono "distruggere la religione", caro il nostro Mancuso. La religione è cosa nobile e rispettabile: il cattolicesimo, invece, è un'ipocrisia che di religioso ha ben poco, anzi (e di popoli ne ha distrutti, haivoglia)
  • e comunque l'ateo non vuole neanche "distruggere" il cattolicesimo. Riportiamo l'Italia ai tempi sociali di Federico II, e Mancuso vedrà come sia possibile una civile convivenza tra le varie religioni, e anche con atei, sufisti e agnostici. L'ateismo è una scelta privata come privata dovrebbe essere la scelta religiosa. Solo che i religiosi s'impongono al mondo; gli atei non fanno nient'altro che difendere i propri spazi (peraltro in ordine sparso e senza fare i furbetti con l'otto per mille dei cittadini)
  • questa religione cattolica non è certo la "rivincita di dio", anzi: la chiesa è in crisi, il Vaticano è in crisi. Non solo per questioni pedofile (che sarebbe facile tirare in ballo), ma per un'incongruenza visibilissima tra ciò che esiste e ciò che dovrebbe esistere: in mezzo c'è un papa troppo dotto per capire la quotidianità, troppo chiuso per saperla interpretare, troppo arrogante per capire che sarebbe ora di dare spazio alle diversità (non solo quelle omosessuali, s'intende)
  • e se Mancuso vuole vedere invece tra i soli credenti la presunta "rivincita di dio", sbaglia della grossa: politicamente, eticamente e geopoliticamente i paesi con il più alto tasso di credenti dichiarati, sono anche i più retrogadi scientificamente, socialmente e legislativamente... e poco attenti alla moralità (vere e necessarie, s'intende) dei propri governanti
  • gli atei vorrebbero "distruggere la rivincita di dio" proprio perché ne percepiscono il ritorno? E quando mai! L'ateo spera anche nella spiritualità e nella religione, perché l'ateismo è una forma di sperimentazione continua, di viaggiare infinito, di porsi continuamente dubbi, di approfondire ogni singolo atomo delle cose esistenti e di quelle che potranno esistere. Più religiosità c'è nel mondo, e più sarà possibile frequentare i cuori e le menti di chi non conosciamo; più invece i granitici monoteismi continueranno la loro strada verso l'arroganza e la protervia, e con più facilità la povertà spirituale spargerà il proprio sale tra le menti delle persone
  • i "libri anti-religiosi, trattando a piene mani di religione, finiscono per alimentare la rivincita di dio"?!? Vorrei scomodare Bombolo, se premettete (tanto è la profondità dell'argomentare di Mancuso): se mi documento me meni, se non mi documento mi meni; allora menami e la facciamo finita. La prima sciocchezza che mi dicono le persone quando scoprono che sono ateo è "prima devi leggere la Bibbia; poi dopo puoi dire di essere ateo". Al che ci si chiede se loro l'abbiano già fatto... In realtà a me sembra che i libri usciti in questi anni non abbiamo mai attaccato la religione ma gli abusi e l'arroganza del Vaticano (c'è un libretto sui rapporti tra Mafia e chiesa, tra Nazismo e chiesa, tra speculazioni finanziarie (e non solo) e chiesa, tra Berlusconi e chiesa). La domanda è: dov'è l'"attacco" alla religione? Dov'è la "rivincita di dio"? Eppoi: quantunque e qualora fossero veri i deliri di Mancuso, se dio è forte, se una religione è forte, se i suoi credenti sono forti, perché scomodarsi a denunciare un attacco che non potrebbe sortire effetto alcuno? 
  • al di là di queste considerazioni, Mancuso crede che parlare di qualcosa significhi attribuirle una "rivincita"? E allora gli ebrei che parlano della Shoah fanno "rivincere" Hitler? Ma che razza di argomentazioni di partenza usa, signor Mancuso?
Il resto del testo lo trovate qui. Vivaddio (è il caso di dirlo) ci sono meno fesserie di queste di partenza. Ma se questa è la profondità delle persone che devono parlare di fede e ateismo, siamo veramente messi male. Certo, c'è il citato equivoco che per farlo bisogna esserne competenti. Due allora sono le considerazioni: Mancuso non conosce l'"altra sponda"; l'"altra sponda" sa perfettamente che la stretta competenza, il teologismo bibliotecario, la polverosità della dottrina, non hanno lo stesso sapore delle strade e delle genti.
A volte le istruzioni pr l'uso della spiritualità sono così strumentalmente complesse e complicate, che viene voglia di ridere in chiesa durante la funzione.
Ancora una volta Repubblica ha dato fiato a chi poteva dire la sua: avessi scritto io certe cose, o voi, Ezio Mauro ci avrebbe sbattuto la porta in faccia.
E se dio esistesse, in questo preciso istante farebbe saltare la corrente per qualche minuto a casa di Vito Mancuso. Così s'impara.

07 giugno 2007

la sessualità
e il Vaticano

Non vorrei - nemmeno lontanamente! - fare da furbo cappello a quanto segue, ma girando per la rete ho potuto constatare con divertita meraviglia che sono stato l'unico a far parlare persone dotte sulla questione BBC vs Vaticano, compatibilmente - è ovvio - con gli spazi e la struttura insiti in un blog.
Il bello è che ho incrementato le letture di poche unità... curioso che di fronte a occasioni simili, la gente preferisca andar oltre certi approfondimenti. Bah.
Un'altra cosa che mi ha colpito è che quelli contro la BBC hanno reagito quasi sempre in automatico, e hanno fatto dissertazioni basandosi solo sul sentito dire del sentito dire del sentito dire, proponendo spesso letture arbitrarie e tagliuzzate di questo o quel Codice, malafedando tranquillamente sul fatto che da che mondo e mondo quello che è imposto in un testo (non per forza religioso) sarà l'ultima cosa che verrà messa in pratica.
Premesso ciò, spazio a un botta e risposta tra l'antico amico Luca - che saluto sempre con tantissimo affetto e nostalgia - e il comunque coraggioso Don Stefano Colombo.

Eventuali commenti e continuazioni verranno pubblicati a partire da martedì; domani vorrei parlarvi di altre cose.

Sarà perché sono omosessuale, ma quando uscì la notizia, giudicai (e continuo a farlo) tutta la faccenda molto omofoba.
La Chiesa (ma non solo lei) continua a fare invece l'errata equazione omosessualità=pedofilia (sperava dunque di mettere una toppa alla grave falla degli scandali pedofili in questo modo, accusando cioè la categoria dei gay "infiltratisi" nelle maglie vaticane).
Il problema alla base della Chiesa è secondo me la rimozione forzata (almeno in apparenza) di una componente fondametale di un individuo: la sessualità.
Difficile sublimarla a mio avviso in qualche modo che non risulti col tempo dannoso per sé stessi o per gli altri; reprimere la propria sessualità solitamente porta a nevrosi e/o devianze sessuali patologiche.
Sono convinto che permettere una vita sessuale sana anche agli uomini (e donne) di chiesa migliorerebbe di molto la vita degli stessi e permetterebbero una sana diminuzione delle loro condanne sessuofobiche che da millenni affliggono l'umanità.
Luca


Ci sono così tante cose da dire in merito.
La linea della Chiesa è chiara. La sessualità non è una cosa a sé, ma una parte della donna e dell'uomo data con due ragioni evidenti: la procreazione e l'unione.
Nessun'altra azione umana ha la conseguenza di dare origine ad una nuova persona. Ha un enorme, forse unico, impatto simultaneo nella sfera corporea, emotiva ed intellettuale. Nessuna attività umana come la sessualità è tanto aperta quindi al bene e quindi - per ovvio converso - al male: l'accesso al corpo dell'altro è perennemente potenzialmente violento; non un donarsi ma un possedere (non a caso si usa questo verbo in senso sessuale).
Dunque la sessualità non è una ossessione della Chiesa, ma una dimensione ineludibile della persona: tanto che ci sono delle differenze ineludibili tra uomini e donne in termini fisici, emotivi e intellettuali (non una superiorità/inferiorità ma differenza e complementarietà - che invece
ovviamente non si dà nei rapporti sessuali omosessuali).
Io - prete - non reprimo la mia sessualità, semplicemente la vivo in una maniera differente. La repressione o il disturbo sessuale ci può essere, ma ci può essere (c'è) anche in gente che vive una sessualità scatenata, o ha una vita sessuale normale.
Di storie del genere sono piene le riviste, i libri, i film, l'arte... Proprio per la drammaticità e il fascino che inevitabilmente le storie che narrano di questi problemi producono.
Quindi quanto osserva chi ha scritto queste parole è semplicemente una mancanza di visione generale su cosa sia la sessualità, la sua delicatezza, e quindi la sua dirompenza quando fattori turbativi intervengano.
Esempio chiaro: perché più o meno tutti siamo d'accordo nel proteggere i bambini da una esposizione non graduale e adeguatamente filtrata alla sessualità? Perché condanniamo la pornografia, e l'uso gratuito ed esibito della nudità?
E sulla repressione: come mai chiunque è sposato o fidanzato, desidera che il partner "reprima" i suoi istinti sessuali e non li segua se si sente attratto da altri?
Chi scrive risponda: è repressione o maturità e fedeltà, quindi un valore personale, relazionale e comunitario?
Gesù quando parla della verginità dice espressamente che solo chi vi è chiamato può capire, la definisce quindi come chiamata e vocazione. Ma d'altra parte tutti sono chiamati in differenti forme e modalità a vivere una vita dove la sessualità è sempre guidata, moderata dalla liberta, quindi è un ambito fortemente "morale".
La Chiesa semplicemente educa tutti, a partire dai sacerdoti, a riconoscere questo, anche e soprattutto nella dimensione di dono, felicità, responsabilità. Che comporta vari gradi di sacrificio, secondo la forma della vocazione di ognuno.
Io faccio fatica, ma non mi sento represso; sfidato sempre, certo, ma represso no.
Un saluto.
don Stefano




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05 giugno 2007

Un pastore valdese
e il filmato della BBC

Caro Alessandro,
ti ringrazio molto per il tuo invito ad intervenire, ma purtroppo sono molto preso da troppe cose [...]. Non ho visto Annozero di Michele Santoro, perché quella sera avevo la riunione del nostro consiglio, ma avevo già guardato il documento della BBC su Youtube. Cosa vuoi che si aggiunga?
È agghiacciante!
Posso solo dirti che mentre in Italia per parlare dei casi di pedofilia legati ai sacerdoti si è dovuta fare una faticaccia immane (con TG dieciminuti andato in onda la sera prima di Annozero in funzione apologetico-compensatoria a favore della chiesa cattolica); in America, dove ho lavorato come cappellano ospedaliero, i giornalisti erano liberi di parlarne, i telegiornali non tacevano le notizie, i politici non facevano loro pressioni indebite, e gli alti prelati cattolici erano costretti a rispondere alle coraggiose domande che venivano loro rivolte, senza potersi sottrarre.
Questo la dice lunga su quanto potere ancora, purtroppo, abbia la gerarchia cattolica in Italia e su quanto servili i nostri politici e i giornalisti (con qualche bella eccezione, tipo Santoro) siano verso di essa. Eppure il nostro dovrebbe essere uno stato laico.
Quelli di pedofilia sono e restano reati penale gravissimi,che vanno giudicati dai tribunali laici e non da quelli ecclesiastici.
Perciò l'atteggiamento della chiesa cattolica è stato assolutamente errato e antievangelico. Un reato penale resta tale anche se a commetterlo è un prete ed è dunque gravissimo tutelare i preti (e addirittura trasferirli di parrocchia in parrocchia moltiplicando gli orrori) e impedire alle vittime di parlare e di ricevere giustizia.
Un caro saluto!
Sergio Manna


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01 giugno 2007

breve carteggio con
Don Stefano Colombo

Come promesso, eccovi il breve carteggio intercorso tra il sottoscritto e Don Stefano Colombo - a molti noto per aver sottoposto una ferma e civile critica a Beppe Severgnini - sul fenomeno che ha accompagnato l'inchiesta della BBC (ieri NON ho visto Santoro).
Una doverosa premessa che lascio precisare al diretto interessato, coraggioso perché si espone in questa mia casa apparentemente livorosa e irruenta: il senso di un carteggio è che rimanga espressione "di getto" e non di rielaborazione, anche se - ripeto - mi rendo conto di aver generalizzato molto. Ma se qualcuno dovesse eccepire vedrò di spiegarmi meglio.

Inutile dire che il diretto interessato mi ha autorizzato a farvi leggere quanto segue, e lo ringrazio per questa sua generosa disponibilità.

Se farete commenti, dovrò prima farglieli leggere affinché possa rispondervi come meglio crede.



Gentile Colombo,

ho letto la sua lettera a Severgnini.

Naturalmente non ne condivido un granché, anzi (eppoi il suo distinguere tra pedofilia e adescamento è farisaico, se lo lasci dire).

Mi piacerebbe sapere cosa fa il Vaticano, di pratico, di concreto, contro questo tristissimo fenomeno.

Visto che lei si dimostra documentato, o appare come tale, perché non mi aiuta a capire cosa veramente state facendo contro questo schifo?

Cordialmente,

Alessandro L.


Guardi la distinzione mica la faccio io, ma coloro che studiano il problema: è piuttosto evidente la differenza che esiste tra l'atteggiamento predatorio verso bambini indifesi e quello verso adolescenti che hanno una maturità personale, ed anche sessuale, molto diversa. Tanto è vero che certi comportamenti erano codificati in Grecia e Roma, mentre non lo era l'abuso di bambini.

La mia esperienza in America è di una situazione grave. Che ha scosso la Chiesa dalla parte della gente, che si è sentita tradita - giustamente - dai vescovi che hanno sottovalutato il fenomeno.

La reazione fu persino in taluni casi di mandare i preti colpevoli in cura psichiatrica. Alcuni furono - dopo le cure - rispediti in parrocchia e fecero altri danni. Da qui la protesta - SACROSANTA - della gente.

La Chiesa ha un suo diritto interno che precede di secoli quello degli stati, e rinunciarvi non è ipotizzabile. Ma tale diritto si è rivelato assai problematico, in casi come questi.

Quello che la Chiesa ha fatto concretamente è, nell'ordine:

- una dura politica di rimozione immediata di qualsiasi sacerdote di cui si sospetti qualche irregolarità

- una maggior severità nello screening psicologico dei candidati al sacerdozio

- una maggior apertura della Chiesa in quanto tale alle autorità competenti, per le indagini. Questo, devo dire, ha implicato qualche prezzo molto pesante: l'isteria - forse inevitabile - che tali eventi hanno provocato, ha visto vari preti accusati in base a dicerie, la cui vita è stata rovinata, e che poi si sono dimostrati innocenti.

In Italia c'è stato persino un sacerdote che si è suicidato, per poi essere assolto in giudizio.

Questa nota, come anche il caso di Rignano, dove non ci sono sacerdoti coinvolti, dimostra come sia molto pericoloso e profondamente ingiusto trattare con puro sdegno questi casi, che sono tutti e sempre (che siano coinvolti sacerdoti o meno) profondamente delicati.

Se vuole, questo aggiunge un altro motivo di critica alla maniera brutale con cui i media di solito trattano questi casi.

Un saluto.

Don Stefano Colombo


Be', non condivido l'approccio così schematico - anche perché credo che il tragitto verso una certa maturità psicosessuale (mi passi il termine) si sia veramente allungato.

Di conseguenza se la definizione giuridica di pedofili resta negli ambiti da lei impostati, quella sociale andrebbe rivalutata.

Di converso, trovo la sua eloquenza e le sue attitudini veramente stimolanti.

Mi piacerebbe ospitare questo breve carteggio sul mio blog, sempre che non le crei problemi, visto che sono ateo e - benché etero - totalmente solidale e agguerrito per tutto ciò che riguarda i diritti dei gay.

Un saluto,

Alessandro L.


Caro Alessandro,

se ritiene che le poche cose sconnesse che ho scritto siano un contributo, faccia pure. Anche se tutte le volte che mi rileggo avrei sempre voglia di correggermi in vari punti.

L'approccio schematico è dovuto al mio riassunto non alle proposte in sé. Oggi tutti coloro che entrano in seminario sono sottoposti ad esami psicologici.

A questo si aggiunga che le persone che decidono di entrare in seminario sono spesso molto più adulte di quanto succedeva in passato.

Molti vi accedono dopo la laurea.

Io sono entrato in seminario a 29 anni.

Su questo argomento colgo l'occasione per farle notare che quando il Vaticano pubblicò il documento in cui si annunciavano delle misure ad hoc per seminaristi che avessero preferenze omosessuali, si gridò all'omofobia.

Ma ben pochi osservarono che il documento non diceva: "chi è omosessuale non può fare il prete", bensì che c'è una difficoltà maggiore, per una persona omosessuale che si ritrova a vivere in una comunità la cui legge, liberamente scelta, è il celibato, ma dove non sono presenti normalmente donne. Questo è oggettivamente un aiuto per la persona eterosessuale, che inizia una vita simile (rende il passaggio graduale) mentre non lo è per una persona omosessuale, che anzi si ritrova in un ambiente dove la componente maschile è fortemente sottolineata, in modo imparagonabile alla convivenza normale.

Chi, essendo omosessuale, non avesse una maturità personale (e quindi anche sessuale) adeguata, si ritroverebbe inevitabilmente molto provocato.

Questa non è discriminazione, è puro buon senso, eppure i media hanno presentato quel documento in quel modo assurdo. Ancora una volta ci sarebbe da domandarsi il perché...

Un saluto.

Don Stefano Colombo




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23 maggio 2007

i predoni dell'infanzia

L era il nostro professore di italiano. Reduce antico della storica battaglia di Valle Giulia (di cui portava i segni di una manganella nel frontone semicalviziato), aveva intrapreso un lungo percorso psicologico e spirituale, tanto da passare dal comunismo razionale alla vocazione religiosa irrazionale.
Nella dialettica, però, manteneva un contegno tipicamente pre '77, rasentando qualche volta il ridicolo, ma disarmando sempre e comunque i suoi interlocoturi. Sull'amicizia una volta disse che "è come fare l'amore". Detto da lui, assumeva un significato per nulla volgare, anzi.
A era forse il mio migliore amico al liceo. Condividevamo solo la vicinanza dell'elenco alfabetico, sempre attaccati in quei lunghi cinque anni. Però lui era di destra, io no. Lui era appassionato di cose, io di spiritualità. Lui era laziale, io juventino...
Aveva una madre tipicamente italica, appiccicosa; un padre tipicamente italico, assente; una sorella tipicamente italica, isterica. A scuola e nella vita andava sempre così e così; purtroppo non gli bastava la mia amicizia, forse perché avevo la sua stessa età e non potevo confortarlo con un approccio adulto.
Un bel giorno venne da me stremato e disperato: L l'aveva invitato nella sua casa campana e aveva più volte dormito con lui. E la cosa si era ripetuta per quasi due mesi. Da quel "dormito" in poi cominciò a lacrimare sommessamente cercando di nascondersi dal mio sguardo. Là dove io avevo fallito con l'amicizia, era arrivato L con il suo corpo.
Il problema era: se ne parla col "padre preside"? No, perché mamma-papà-sorella di A avrebbero saputo. In più proprio il preside era stato protagonista di una proposta smaccatamente indecente nei miei confronti, i cui esiti drammatici riuscii ad evitare per pura fortuna.
Insomma, eravamo soli e non potevamo dire a nessuno di quella violenza e di quel tentativo di adescamento. Il tempo alleviò quelle ferite, ma paradossalmente da quel giorno la nostra amicizia si fermò.
Non ho più visto A, so solo che fa il poliziotto.
Quando finii il liceo, non m'iscrissi subito all'Università: per quindici mesi feci il volontario in un posto. Lì di casi di pedofilia non si potrebbe parlare perché i ragazzi in cura erano comunque quasi o almeno maggiorenni. Però so per certo che tre di questi disgraziati furono allontanati, proprio perché avevano subito da giovani prelati attenzioni simili a quelle che L aveva destinato ad A. Anziché colpire i carnefici, il responsabile di quel posto aveva cacciato via le vittime.
Avrei altri esempi da raccontare, ma sarebbero troppo evidenti e rischierei qualcosa.
In più c'è una cosa che nessun giornalista ha il coraggio di dire: in Italia la lobby dei pedofili è potentissima.
Già, i preti pedofili. La denuncia della Bbc era cosa nota, almeno per chi sapeva girare in rete. Il problema è che il parlarne adesso e apertemante non può essere considerato un attacco al VaticanChiesa, sarebbe da furbi intrisi di malafede.
Anzi, il VaticanChiesa per primo dovrebbe allontanare ogni sospetto di omertà, promulgando e diffondendo questo terribile filmato. Non dovrebbero chiarirci la posizione di Joseph, ma il perché esista di fatto un documento che inviti all'omertà - documento ribadito negli anni '80. Insomma, spostare così platealmente e furbescamente il motivo del contendere fa male alla verità e non blocca alla radice il perpetuare questi reati.
Eppoi, che la cosa accada solo al di fuori del Rubicone dovrebbe insospettire chiunque. Possibile che in Italia non ci siano mai stati casi simili? Possibile che il caso di L sia isolato?
Nei tanto odiati USA hanno adottato contromisure addirittura imbarazzanti: nel mio post pasquale invitai a visitare un database che gli statunitensi usano per conoscere quale diocesi sia macchiata di pedofilia.
È notizia di pochi giorni fa che un pezzo grosso di quelle parti abbia dovuto stravendere gioielli e possedimenti per pagare i risarcimenti alle decine di bambini martoriati.
Se la Rai non trasmetterà l'inchiesta della Bbc si dimostrerà almeno omertosa. Eppoi il video gira in rete da tempo, l'abbiamo visto in molti, forse troppi. Lo dico perché tra chi l'ha visto ci son anche i ragazzetti di oggi, che hanno grosse difficoltà ad usare un barlume di spirito critico.
Non posso dire che il VaticanChiesa protegga i preti pedofili o la pedofilia, ma posso pensare liberamente che se gli alti cardinali continueranno su questa strada, contribuiranno attivamente a minare il Vangelo ma soprattutto l'infanzia dei nostri bambini.
È un prezzo troppo alto.


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