Le colonne sonore del cinema sono "nostre", di noi spettatori. Sì, compositori e registi fanno di tutto per dire la loro, ma alla fine siamo noi dentro la sala buia i veri sacri giudici, sia del loro successo immediato che del loro destino nei tortuosi meandri del Tempo.
Scrivere musica è un'impresa, scrivere musica da film è eroico, scrivere musica da film che abbia dignità propria è addirittura da folli.
Esistono momenti musicali così avvinghiati nelle storie, che spesso li usiamo per titolare i film stessi, tanto da far perdere la loro vera origine: la Cavalcata delle Walkirie è "Apocalypse now", punto; Wagner e il suo Ring possono anche andare a quel paese.
Oppure ci sono brani musicali icastici: io non ho mai visto 9 settimane e 1/2, ma è come se lo conoscessi a memoria, proprio grazie alle lamette vocali di Joe Cocker.
E che dire delle composizioni che salvano film veramente brutti? "Nuovo Cinema Paradiso" è dei Morricone, padre e figlio; non esiste regista, non esiste una pellicola.
E poi ci sono quei brani musicali che non devi toccare in alcun modo, maledizione! In alcun modo! Certi momenti musicali sono evocativi proprio perché sono composti ed eseguiti - e ricordati! - in quel solo unico modo.
Nessuno li deve toccare! Nessuno!
A meno che non sei bravo come Rosario Giuliani, Enzo Pietropaoli, Luciano Biondini e Michele Rabbia.
Conoscevo questo progetto Cinema Italia solo tramite qualche filmetto rubato su YouTube, che certo non rendono merito all'impresa musicale.
Poi, però, ho avuto la fortuna di assaporarlo dentro lo scomodo (ma acusticamente perfetto) Teatro Greco di Orvieto. Confesso che ero scettico, nonostante l'affetto e la stima profondi che nutro per Enzo; anzi, proprio per questo motivo avevo timore di non riuscire a scindere gusto da amicizia.
E però, appena il concerto è iniziato, sono stato rapito da una tale consistenza di note esatte, coraggiose, intelligenti, rispettose ma anche audaci, evocative ma anche spregiudicate, che in alcuni momenti sono stato letteralmente sopraffatto dalle emozioni da dover chinare la mia testa verso il pavimento, per nascondere qualcosa di incontrollabile.
È come se i quattro avessero colto l'anima delle idee di Morricone e Rota, anima che spesso può sfuggire a noi "sacri giudici", così intenti a cercare nell'arte solo un po' di conforto anziché dubbi e vortici.
Conoscevo già il muscoloso e innervato Rosario Giuliani: il suo sax è sempre una conferma. Proprio per questo, temevo qualche sbrodolamento; e, invece, è stato sempre misurato, anche nei momenti in cui virtuosismo e presunzione dovevano giustamente vincere su tutto il resto.
Nutro un grande rispetto per Enzo Pietropaoli perché lavora sempre più per sottrazione: un pregio raro e in via di estinzione. La sua "intro 2.0" al dittico di "Nuovo Cinema Paradiso" è stata una deliziosa sorpresa, per tacer poi dello scambio rotiano con Giuliani stesso.
Non conoscevo Biondini: un viso pasoliniano al servizio di uno strumento per me troppo nazionalpopolare... eppure, gigantesco e sempre coinvolgente.
Rabbia suona la batteria con il gusto del non-detto, dell'accennato. Uomo dolce e umile, sa guidare la ritmica senza mai sovrastarla o comunque arricchendola con cenni sofisticati.
Insomma, un signor concerto, da segnare nella Memoria.
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07 gennaio 2019
02 gennaio 2016
le eccellenze di The Golden Circle a #UJW23
Compratevi The Golden Circle e infilatelo nel lettore della vostra auto - spenta mi raccomando - e non prima di aver allacciato le cinture!
Visto? Siete partiti a razzo... e chi vi ferma più!
A parte le battute, già conoscevo questo corposo e muscolare omaggio al primo Ornette Coleman, e me n'ero innamorato con rara dedizione, tanto da averlo poi ascoltato più e più volte per oltre un mese.
Mi sono quindi avvicinato a questo concerto cercando temerariamente di liberarmi da ogni possibile aspettativa; oltretutto, adoro Bosso, stimo Giuliani, e credo di potermi definire "amico" di Pietropaoli. Insomma, dentro di me temevo la delusione, la meccanica ripetizione delle partiture del cd.
Macchè... questo live è andato oltre ogni possibile possibilità: mi ha preso cuore, cervello e stomaco e li ha scagliati in ogni dove, camminandoci sopra, spolpandoli, mangiucchiandoli con sorridente ironia. Uno di quei concerti che mi porterò addosso per molto tempo. E dire che "nonno" Enzo mi ha poi confessato di aver iniziato il set con un terribile mal di testa. E pensa tu se stavi bene!
Insomma, se dovessi portarmi un supergruppo nella proverbiale isola deserta, oltre ai King Crimson seconda maniera porterei con me Rosario Giuliani al sax alto, Fabrizio Bosso alla tromba, Enzo Pietropaoli al contrabbasso e Marcello Di Leonardo alla batteria.
Visto? Siete partiti a razzo... e chi vi ferma più!
A parte le battute, già conoscevo questo corposo e muscolare omaggio al primo Ornette Coleman, e me n'ero innamorato con rara dedizione, tanto da averlo poi ascoltato più e più volte per oltre un mese.
Mi sono quindi avvicinato a questo concerto cercando temerariamente di liberarmi da ogni possibile aspettativa; oltretutto, adoro Bosso, stimo Giuliani, e credo di potermi definire "amico" di Pietropaoli. Insomma, dentro di me temevo la delusione, la meccanica ripetizione delle partiture del cd.
Macchè... questo live è andato oltre ogni possibile possibilità: mi ha preso cuore, cervello e stomaco e li ha scagliati in ogni dove, camminandoci sopra, spolpandoli, mangiucchiandoli con sorridente ironia. Uno di quei concerti che mi porterò addosso per molto tempo. E dire che "nonno" Enzo mi ha poi confessato di aver iniziato il set con un terribile mal di testa. E pensa tu se stavi bene!
Insomma, se dovessi portarmi un supergruppo nella proverbiale isola deserta, oltre ai King Crimson seconda maniera porterei con me Rosario Giuliani al sax alto, Fabrizio Bosso alla tromba, Enzo Pietropaoli al contrabbasso e Marcello Di Leonardo alla batteria.
31 dicembre 2013
Images di Rosario Giuliani a #UJW21 (recensione da #Orvieto, #jazz)
Fa un immenso piacere chiudere l'anno con questo bellissimo e inaspettato concerto.
Scrivo inaspettato, perché i brani - tutti originali - sono belli sia sotto l'aspetto lirico che sotto quello della struttura; brani ricchi di tante cose che restano nel cuore e nel cervello, e che ti porti dentro per molto tempo.
Anzi, complimenti doppi al Giuliani perché ha avuto le palle di proporre (con palpabile umiltà) solo cose proprie, senza guardare in faccia il rischio e la fisiologica difficoltà del primo ascolto.
In più, bravissimi tutti gli interpreti del progetto, perché sempre al servizio dell'insieme e della bellezza.
C'è aria di Woods, di Urbani, e anche di Steps... ma sempre con una fortissima impronta personale e originale.
Bravo Roberto Tarenzi al pianoforte, che ha sempre tenuto sotto controllo un'esuberante distribuzione delle parti.
Bravo Darryl Hall al contrabbasso, perché ha armonizzato alla perfezione ogni singola variazione ritmica.
Bravo Joe La Barbera alla batteria perché ha corcato di botte il rullante e i tom senza mai strafare.
Eccellente Joe Locke al vibrafono, perché ha controllato le quattro bacchette con simpatica sfrontatezza, senza mai superare l'insieme del gruppo.
Bravissimo Giuliani, perché scrive cose belle, le esegue alla grande, ha un mantice notevole e un controllo sapiente del contralto come pochissimi ascoltati in questi anni.
Del resto, che il tutto sia valso più che un ascolto estemporaneo, lo dimostra il fatto che qui a Orvieto hanno venduto tutte le copie del suo cd messe a disposizione dal distributore.
Appena torno a Roma, lo compro.
Buon anno!
Scrivo inaspettato, perché i brani - tutti originali - sono belli sia sotto l'aspetto lirico che sotto quello della struttura; brani ricchi di tante cose che restano nel cuore e nel cervello, e che ti porti dentro per molto tempo.
Anzi, complimenti doppi al Giuliani perché ha avuto le palle di proporre (con palpabile umiltà) solo cose proprie, senza guardare in faccia il rischio e la fisiologica difficoltà del primo ascolto.
In più, bravissimi tutti gli interpreti del progetto, perché sempre al servizio dell'insieme e della bellezza.
C'è aria di Woods, di Urbani, e anche di Steps... ma sempre con una fortissima impronta personale e originale.
Bravo Roberto Tarenzi al pianoforte, che ha sempre tenuto sotto controllo un'esuberante distribuzione delle parti.
Bravo Darryl Hall al contrabbasso, perché ha armonizzato alla perfezione ogni singola variazione ritmica.
Bravo Joe La Barbera alla batteria perché ha corcato di botte il rullante e i tom senza mai strafare.
Eccellente Joe Locke al vibrafono, perché ha controllato le quattro bacchette con simpatica sfrontatezza, senza mai superare l'insieme del gruppo.
Bravissimo Giuliani, perché scrive cose belle, le esegue alla grande, ha un mantice notevole e un controllo sapiente del contralto come pochissimi ascoltati in questi anni.
Del resto, che il tutto sia valso più che un ascolto estemporaneo, lo dimostra il fatto che qui a Orvieto hanno venduto tutte le copie del suo cd messe a disposizione dal distributore.
Appena torno a Roma, lo compro.
Buon anno!
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