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22 aprile 2015

Anime Nere, una (amara) recensione tardiva

Se non avete visto questo capolavoro, fermatevi qui; altrimenti scoprite come va a finire

È incredibile come già la locandina ufficiale dia un'idea (volutamente?) diversa della trama. È come se il regista volesse giocare con lo spettatore, promettendogli un esito che invece non accadrà.
Dato che non amo far finta di sapere cosa passa per la capoccia di un regista, mi limito solo a sottolineare che questo Anime Nere riduce al silenzio un altro capolavoro: Gomorra, con cui sembra condividere perlomeno l'afflato di una denuncia mai fine a se stessa. 
Ma il confronto finisce qua, per un serie di motivi. Il primo: Gomorra partì avvantaggiato dell'esagerato successo del testo omonimo e da tutte quelle faziose liturgie che hanno ormai mortificato l'identità dell'autore, Roberto Saviano (ormai un'ombra dell'eroe che fu). 
Il secondo motivo è che mentre Gomorra non preclude lo spazio a una possibile speranza, Anime Nere la speranza la irride, la fa a pezzi, la sbriciola. Paradossalmente, e tristemente, è più realista Anime Nere.
Il terzo motivo è la regia: Francesco Munzi è al servizio della trama e dell'idea cinematografica. È spettatore, forse: ma è anche indignato (la penultima inquadratura ne è valido esempio). In Gomorra, invece, si "sente" una voglia di estetismo borioso che spesso cozza con l'invece necessario cronachismo asciutto. Per carità, funziona. Ma io sono convinto che Garrone abbia sempre tenuto un occhio fisso sull'egocentrico successo prefabbricato: paradossalmente, non ha tenuto la briglia sciolta, affidandosi invece alla sicurezza del già noto.
Il quarto motivo sono i protagonisti: in Anime Nere abbiamo a che fare con attori di nicchia, quasi sconosciuti; in Gomorra, invece, c'è stato un gioco delle parti sin troppo ammiccante.
Dato che mi rivolgo solo a chi ha visto il film, posso confessarvi che mi sono sentito una merda per un motivo quasi imbarazzante: ho fatto il tifo per la vendetta. Ho sperato, cioè, che Luigi e Rocco avrebbero lavato col sangue l'affronto subito. 
Non avendo alcuna idea della vicenda - non leggo più le recensioni da lustri (perlomeno prima), mi sono affidato a una visione avventurosa della trama (che però aveva già chiarito cosa voleva dire a un terzo del suo percorso; ma io ho fatto finta di non capirlo).
Certo, il ritmo è decisamente pacato, quasi lento. In realtà, è quel tipo di vivere che mantiene il tempo così dilatato, quasi ripetitivo (anche nei suoi messaggi di morte), raccogliendo intorno alle persone un ambiente desolante e insicuro, sorrisi assenti, ghigni costanti, sfiducia e rabbia, aggressività bestiale mascherata da un pagano senso dell'onore ben ripulito da un simulacro di cristianesimo che neanche il diavolo professerebbe.
Non c'è speranza, dicevo. Non c'è nulla per cui valga la pena di leggere, di studiare, di essere onesti e retti. 
Non c'è speranza, pensavo. Non c'è spazio all'amore, al calore umano. La natura non ha diritti. Le donne non hanno diritti. La politica non ha spazi. O meglio, gli spazi ci sono: le regole, però, sono di questa assordante delinquenza. Non può esistere una politica "pulita" in questo sud così putrefatto: o si è collusi o si mente dicendo di non esserlo.
Io mi chiedo se i nostri politicanti, i nostri garantisti del cazzo, noi borghesucci che ce la tiriamo come pazzi dentro questa finta realtà che è il web... mi chiedo, insomma, se abbiamo capito cosa sia il sud d'Italia, cosa sia veramente la criminalità organizzata, cosa siano le nostre periferie. 
Tanto vale scappare. Tanto vale lasciare che l'Italia muoia delle sue stesse anime senza speranza.

04 novembre 2014

Dario Argento, autobiografia senza paura

Curiosa questa autobiografia di Dario Argento. Sparata a pallettoni l'idea che sia una sorta di ideale prosieguo dei film del grande regista, è in realtà un semplice e tranquillo viaggio nella vita di un grandissimo autore, sottovalutato sia come sceneggiatore che come narratore.
Di Dario Argento, insomma, si parla come si fa con i Bitols o con Kennedy o con chissà chi deve per forza essere in quel modo: con la presunzione, cioè, di sapere già in anticipo che è un regista ddde paura, autore di omicidi efferati, fumatore di canne, papà degenerato e via dicendo.
Da una parte, cioè, la catalogazione aprioristica tipicamente italiana lo ha costretto a stare in un angolo (da lui inventato, vero; ma basta con 'sti cataloghi!); dall'altra, i rivalutatori borghesi alla Fazio lo hanno trasformato - suo malgrado - in macchietta per zoo umani.
Tecnicamente, insomma, Dario Argento è tra i primi cinque registi italiani di tutti i tempi, dietro solo a mostri sacri come Visconti, Antonioni, Scola, Bertolucci, e pochi altri. 
Nel contesto tipicamente utilitaristico del genere thriller/horror, è tra i pochissimi ad aver usato le inquadrature nella loro forma stilistica e non narrativa, e nel contempo ad aver donato loro un forte valore dirompente. Per un genere come quello horror/thriller, insomma, riuscire a restituire inquadrature artistiche e nello stesso tempo essenziali e proficue, come ha saputo fare solo lui, non è cosa di poco conto.
A chiunque voglia imparare a scrivere cinema, consiglio sempre la visione di Profondo Rosso, per almeno tre volte consecutive (i film precedenti sono esemplari, ma non così tanto). Per quanto ci siano dei punti in sospeso sicuramente poco lineari, e per quanto le concause narrative siano spesso pretestuose, è un film di eccellente fattura e di rara qualità tecnicoartistica.
Potrei dilungarmi oltre, ma mi fermo qui. Bisogna parlare della sua autobiografia, no?
Bella, molto bella, anche se apparentemente lineare, quasi da lista della spesa (ho fatto questo, poi questo e poi quest'altro).
Tra le righe iniziali si legge anche la figura di un uomo colto, di un gran lettore, di un onnivoro tutt'altro che settario e presuntuoso, nonché capace di catturare e rimasticare il sapere altrui.
In più, Dario Argento ci porta dentro un periodo storico - l'Italia anni '70 - finalmente non contaminato da letture dietrologiche e ideologiche (tipo "noi eravamo fichi e tutti gli altri degli stronzi", come malcelano spesso quelli alla Serra o alla De Luca). 
Per finire, ci restituisce uno stato d'animo di un uomo sicuramente particolare, ma non nella forma così isterica e patologica come amano descriverlo e immaginarlo quelli che fanno finta di conoscerlo.
Buona lettura, insomma. E ricordatevi di guardare Profondo Rosso per almeno tre volte consecutive.

29 dicembre 2013

3Clarinets a #UJW21 (recensione da #Orvieto, #jazz)

Si possono conciliare New York, New Orleans e la cultura ashkenazita? Sì, si può, ma solo se hai a disposizione i clarinetti di Ken Peplowski (il canonico), di Evan Christopher (il guascone) e di Anat Cohen (un crescendo di bravura insospettabile).
Omaggi doverosi al migliore Bechet, un pizzico di Ellington e molta tradizione, hanno regalato un concerto divertente (e anche commovente) dove si sono alternate le visioni dei carri di nomadi ebrei della primissima Europa con i ritmi solari degli schiavi dai campi di cotone dei film anni '50; un gioco musicale di continui rimandi, pieno di tante cose sempre più incalzanti.
Da segnalare la mostruosa batteria di Lewis Nash e il chitarrismo zigano di Howard Allen, che hanno saputo guarnire perfettamente l'impegno dei tre musicisti. Greg Cohen suona il basso per quel che serve, dimostrandosi eccellente metronomo ma limitato solista.
Una parola per la Cohen: nonostante la comparsata televisiva da Fazio (che per me è quasi una condanna), nonostante un inizio stentato, nonostante il clarinetto non sia una strumento "femminile"... si è dimostrata sempre più brava e coinvolgente, rasentando la perfezione nel bis finale.

11 giugno 2012

Saviano e la perdita dell'innocenza; la sua

La figura costruita intorno a Saviano mi ricorda un po' quella forzata delle mamme romane masticose-a-bocca-aperta-di-chewing-gum che attraversano la strada fuori dalle strisce pedonali, ponendo però prima la carrozzina col figlio innocente dentro. Il mesaggio è chiaro: faccio leva su un principio sacrosanto, per fare quello che voglio io.
Ho sempre pensato che Saviano fosse così innocente ed immaturo (molto immaturo) da non aver capito quanta gente se ne sia approfittata e se ne stia approfittando di lui, Fazio in testa. E se ne approfitta ponendo come ricatto antidibattito il fatto doloroso che Saviano vive sotto costante minaccia. Non gli puoi dire nulla contro, perché lui è un eroe di default. E contro siffatti eroi non c'è storia o polemica che tenga.
Devo ammettere, però, che non sopportando io gli ipocriti, ovviamente non ho mai sopportato la sua di ipocrisia (tipicamente sterotiponapoletana, va aggiunto), che lo vedeva con quella vocina studiato-tremante giustificare artificiosamente il fatto oggettivo ed inequivocabile che è un dipendente di Berlusconi (tramite Mondadori ed Endemol); il che cozza col suo petulante fare la morale al mondo tutto per ogni microscopica perdità di verginità altrui. Un'ipocrisia irritante che però in Italia non è mai esplosa come doveva, anche perché buona parte degli antiberlusconiani arrivati ragiona come lui.
Certo è che non si può parlare di Saviano se non come fanno tutti. È vietato uscire dal coro. Vietatissimo. Attenzione: io non sono Sciascia (che poi...), che condannò e isolò moralmente Borsellino e Falcone prima che la Mafia li facesse a pezzi (e prim'ancora che Sinistra e Destra li isolassero entrambi). Né tantomeno ho ascendenze mafiose o "dimenticanze" mafiose
Però ho trovato arrogante la sua causa contro Marta Herling (4 milioni e rotti di danni, si dice). Come forse ricorderete, Saviano gettò una fanghettina niente male contro Benedetto Croce (in maniera subdolicchia), senza dimostrare e mostrare le esatte e credibili fonti che certificavano un simile gesto (ribadito dalla recente edizione Feltrinelli). Giustamente la di lui nipote s'è risentita e gliene ha dette quattro, in maniera civile e risoluta, come farebbe chiunque. E allora, Saviano, per colpire quel Corriere del Mezzogiorno che lo bastona da anni - e che ha ospitato la prolusione della Herling, ha fatto un tutt'uno e li ha querelati entrambi.
Del resto non è la prima volta che Saviano sbaglia contesto (guardate qui cos'ha scritto su di lui Giornalettismo militante): solo che questa volta ha colpito la libertà di critica; niente male, eh?
Se Saviano fosse quello che abbiamo ammirato agli inizi, magari avrebbe prima verificato le sue fonti, poi forse avrebbe raccontato la cosa in maniera meno subdola, poi forse avrebbe accettato le rimostranze documentate della Herling, poi forse avrebbe ritirato le sue battute su Croce, poi forse non avrebbe mai fatto causa a chicchessia. 
Se Saviano, cioè, fosse quell'ideale di scrittore che si autocelebra continuamente (imbarazzante quest'intervista su l'espresso, che ovviamente non cita il fattaccio), nulla di quant'è accaduto sarebbe accaduto.
E, invece, Saviano, da bimbo della carrozzina è diventato la mamma che spinge la culla del suo mito intoccabile. 
E allora, scusate, la sua innocenza è ben che andata a farsi benedire. Magari, alla fine, farà causa anche a me... ma se nessuno dei fighetti si è levato in difesa della Herling (o meglio della libertà di critica), figuriamoci se lo farebbe per me. Preparate le arance, insomma.

19 novembre 2010

la macchina di fango, la sinistra ipocrita, e Saviano

Le coincidenze non esistono: la sentenza di Brescia e la raccolta di firme contro Saviano rimandano a un fatto accaduto ere fa, e che dovrebbe farci riflettere tutti quanti su una certa malafede che permea i salotti di sinistra.
Procediamo con ordine.
Su Saviano ho già detto che come cronista è straordinario, come uomo è coraggiosissimo, ma anche che la sua ingenuità lo porta ad essere strumentalizzato da persone alla Fabio Fazio. Questo specifico utilizzo televisivo di Saviano (dove l'aggettivo "televisivo" va interpretato solo nella sua accezione negativa) non va bene sotto il profilo storico e di denuncia, ma solo sotto quello della sensibilizzazione nazionalpopolare. Il che, come ho già scritto, può andare bene, anzi benissimo (pur di liberarci del berlusconismo, e non solo di Berlusconi, usiamo anche questi mezzucci): ma alla lunga comporta un esporre i fianchi di Saviano, e quindi - di conseguenza - delle sue battaglie civili. La mancanza di contraddittorio diventa fondamentale nel momento in cui si procede alla nazionalpopolarizzazione dei contenuti. E quindi diventa gioco facile per chiunque non sia presente di denunciare la mancanza di dibattito. Su questo Fazio gioca molto sporco: finché lo fa per se stesso, chisseneimporta; ma se mette di mezzo persone straordinarie come Saviano, io m'incazzo, anche perché - fateci caso - Fazio ci sta solo guadagnando ma tenendosi in strategica disparte.
Fatto sta che la sinistra non può appellarsi allo scandalo se la gloriosa macchina di fango berlusconiana sta accerchiando Saviano. Sia perché il "contenitore Fazio" si presta a questo giochetto, sia perché in passato proprio la sinistra uccise virtualmente un uomo prima che Pietrostefani, Sofri e Bompressi lo uccidessero fisicamente.
Non ci si può, cioè, dimenticare l'immondo e immenso sistema di opinione avversa che addebitò all'ancora vivo Commissario Calabresi responsabilità che non poteva avere (sia perché dimostrato con sentenze definitive, sia perché erano cose ben più grandi di lui), e che appartenevano a un momento storico che confondeva ragioni e torti con una certa e costante facilità e confusione.
Allora, prima di innescare una polemica contro le raccolte di firme antiSaviano, cerchiamo sempre di ricordarci chi firmò contro il Commissario Calabresi

A

* Ezio Adami
* Mario Agatoni
* Clelia Agnini
* Nando Agnini
* Enzo Enriques Agnoletti
* Giorgio Agosti
* Alberto Ajello
* Nello Ajello
* Gianmario Albani
* Vando Aldovrandi
* Elio Aloisio
* Marina Altichieri
* Anselmo Amadigi
* Laura Ambesi
* Giorgio Amendola
* Sergio Amidei
* Luigi Anderlini
* Antonio Andreini
* Franco Antonicelli
* Filippo Arcuri
* Giulio Carlo Argan
* Giorgio Ariorio
* Annamaria Arisi
* Anna Arnati
* Aldo Assetta
* Gae Aulenti
* Orietta Avernati
* Ferruccio Azzani

B

* Giorgio Backaus
* Franco Baiello
* Anna Baldazzi
* Nanni Balestrini
* Aurelio Balich
* Carlo Ballicu
* Aldo Ballo
* Pietro Banas
* Julja Banfi
* Arialdo Banfi
* Marcello Baraghini
* Mario Baratto
* Andrea Barbato
* Mario Bardella
* Giovanna Bartesaghi Campanari
* Ada Bartolotti
* Mirella Bartolotti
* Carla Bartolucci
* Franco Basaglia
* Vittorio Basaglia
* Andrea Basili
* Eugenia Bassani
* Aldo Bassetti
* Marisa Bassi
* Emanuele Battain
* Giovanni Battigi
* Betty Bavastro
* Renato Bazzoni
* Marco Bellocchio
* Piergiorgio Bellocchio
* Aroldo Benini
* Giorgio Benvenuto
* Marino Berengo
* Gualtiero Bertelli
* Giorgio Bertemo
* Alberto Berti
* Bernardo Bertolucci
* Mario Besana
* Laura Betti
* Alberto Bevilacqua
* Bruno Bianchi
* Luciano Bianciardi
* Mario Biason
* Walter Binni
* Renzo Biondo
* Mercedes Bo
* Norberto Bobbio (ha ritrattato successivamente)
* Giorgio Bocca
* Gaetano Boccafine
* Cini Boeri
* Renato Boeri
* Rodolfo Bollini
* Pietro Bolognesi
* Ermanna Bombonati
* Laura Bonagiunti
* Agostino Bonalumi
* Angela Bonanomi
* Giuseppe Bonazzi
* Mario Boneschi
* Luciana Bonetti
* Arrigo Bongiorno
* Vittorio Borachia
* Giuliana Borda
* Giampiero Borella
* Angelo Borghi
* Giampaolo Borghi
* Sergio Borsi
* Carlo Bosoni
* Angela Braga
* Aldo Braibanti
* Rina Bramè in Zanetti
* Tinto Brass
* Claudio Brazzola
* Nerina Breccia
* Maria Luisa Brenner
* Fulvia Breschi
* Anna Maria Brizio
* Vanna Brocca
* Laura Bruno
* Franco Brusati
* Giampaolo Bultrini

C

* Giorgio Cabibbe
* Corrado Cagli
* Mauro Calamandrei
* Alba Cella Calamida
* Leonida Calamida
* Giuseppe Caldarola
* Giacomo Calì
* Vittoria Calvan
* Maurizio Calvesi
* Floriano Calvino
* Riccardo Calzeroni
* Valeria Calzeroni
* Giovanna Campi
* Nino Cannata
* Michele Canonica
* Teodolinda Caorlin
* Elena Caporaso
* Ettore Capriolo
* Umberto Carabella
* Cosmo Carabellese
* Giulia Carabellese
* Tommaso Caraceni
* Tullio Cardia
* Pierre Carniti
* Tommaso Carnuto
* Fabio Carpi
* Armando Carpignano
* Dino Cartia
* Bruno Caruso
* Paolo Caruso
* Amedeo Casavecchia
* Andrea Cascella
* Alessandro Casillin
* Lucia Casolini
* Giorgio Catalano
* Giuseppe Catalano
* Liliana Cavani
* Paolo Cavara
* Camilla Cederna
* Giamprimo Cella
* Carla Cerati
* Roberto Cerati
* Mario Ceroli
* Lorenzo Certaldi
* Miriam Certi
* Bianca Ceva
* Sandra Cheinov
* Francia Chemollo
* Alfredo Chiappoli
* Francesco Ciafaloni
* Vincenzo Ciaffi
* Lidia Ciani
* Umberto Cinti
* Mariella Codignola
* Ezio Cogliati
* Lucio Colletti
* Enrica Collotti Pischel
* Furio Colombo
* Luigi Comencini
* Franco Contorbia
* Gianni Corbi
* Sergio Corbucci
* Elisabetta Corona
* Teresa Corsi
* Luigi Cortesi
* Giulio Cortini
* Giuseppe Cosentino
* Luigi Cosenza
* Radames Costa
* Gastone Cottino
* Gabriella Covagna
* Bruno Crimi
* Paolo Crivelli
* Virgilio Crocco

D

* Roberto D'Agostino
* Sandra Dal Pozzo
* Enzo D'Amore
* Guido Davico Bonino
* Maria Teresa De Laurentis
* Fausto De Luca
* Giorgio De Luca
* Giorgio De Marchis
* Giorgio De Maria
* Giovanni De Martini
* Tullio De Mauro
* Stefano De Seta
* Vincenzo De Toma
* Stefano De Vecchi
* Sergio De Vio
* Vittoria De Vio
* Giuseppe Del Bo
* Giuseppe Della Rocca
* Giampiero Dell'Acqua
* Luigi Dell'Oro
* Anna Maria Demartini
* Bibi Dentale
* Fabrizio Dentice
* Luca D'Eramo
* Stefano Di Donato
* Sara Di Salvo
* Tommaso Di Salvo
* Luciano Doddoli
* Delia Dominella
* Piero Dorazio
* Gillo Dorfles
* Umberto Dragone
* Guglielmo Dri
* Susan Dubiner
* Antonio Duca

E

* Umberto Eco
* Giulio Einaudi
* Ingrid Enbom
* Angelo Ephrikian
* Maria Concetta Epifani
* Sergio Erede
* Bruno Ermini
* Franco Ermini
* Vincenzo Eulisse

F

* Gianni Fabbri
* Marisa Fabbri
* Bruno Fabretto
* Mario Fabretto
* Elvio Fachinelli
* Vittorio Fagone
* Carlo Falconi
* Annagiulia Fani
* Teresa Fanigarda
* Alberto Farassino
* Luciana Farinella
* Franco Fayenz
* Federico Fellini
* Inge Feltrinelli
* Marina Feraci
* Mario Ferrantelli
* Alberto Ferrari
* Ernesto Ferrero
* Arnaldo Ferroni
* Pierluigi Ficoneri
* Gaetana Filippi
* Giampaolo Filotico
* Piero Filotico
* Marco Fini
* Paola Fini
* Roberto Finzi
* Milva Fiorani
* Elio Fiore
* Leonardo Fiori
* Giosuè Fittipaldi
* Dario Fo
* Luciano Foà
* Domenico Foderaro
* Carla Fontana
* Manuele Fontana
* Massimiliano Fontana
* Ada Fonzi
* Bruno Fonzi
* Franco Fornari
* Carla Forta
* Franco Fortini
* Paolo Fossati
* Gennaro Fradusco
* Bruna Franci
* Aldo Franco
* Giuseppe Franco
* Bice Fubini
* Marisetta Fubini
* Alberto Fuga
* Mario Fumero
* Maria Grazia Furlani Marchi
* Floriana Fusco

G

* Benedetta Galassi Beria
* Giancarlo Galassi Beria
* Silvia Galaverni
* Aldo Galbiati
* Virginia Galimberti
* Mario Gallo
* Severino Gambato
* Lucio Gambi
* Renato Gambier
* Antonio Gambino
* Maria Teresa Gardella
* Edoardo Garrone
* Emilio Garroni
* Giustino Gasbarri
* Cristiano Gasparetto
* Maria Gasparetto Schiavon
* Luciano Gaspari
* Bruna Gasparini
* Nuccia Gasparotto
* Mario Gatti
* Anna Gattinoni
* Camillo Gattinoni
* Emilio Gavazzotti
* Ugo Gazzini
* Mariella Genta
* Mauro Gentili
* Alessandro Gerbi
* Francesco Ghiretti
* Anna Ghiretti Magaldi
* Bona Ghisalberti
* Giobattista Gianquinto
* Natalia Ginzburg
* Giovanni Giolitti
* Vincenzo Giordano
* Fabio Giovagnoli
* Giovanni Giudici
* Marinella Giusti
* Enzo Golino
* Letizia Gonzales
* Vittorio Gorresio
* Delia Grà
* Romano Stefano Granata
* Paola Grano
* Franco Graziosi
* Armando Greco
* Carlo Gregoretti
* Ugo Gregoretti
* Augusta Gregorini
* Laura Grisi
* Laura Griziotti
* Anna Gualtieri
* Franca Gualtieri
* Luciano Guardigli
* Pierluciano Guardigli
* Ruggero Guarini
* Augusto Guerra
* Salvatore Guglielmino
* Armanda Guiducci
* Roberto Guiducci
* Renato Guttuso

H

* Margherita Hack

I

* Ulrica Imi
* Delfino Insolera
* Gabriele Invernizzi
* Renato Izozzi

J

* Alberto Jacometti
* Lino Jannuzzi
* Emilio Jona

L

* Pietro La Gioiosa
* Vittorio La Gioiosa
* Rosamaria La Gioiosa in Giovagnoli
* Oliviero La Stella
* Riccardo Landau
* Liliana Landi
* Giuseppe Lanza
* Marina Laterza
* Vito Laterza
* Gustavo Latis
* Marta Latis
* Giorgio Lattes
* Giuliana Lattes
* Felice Laudadio
* Marcella Laurenzi
* Mario Lazzaroni
* Giorgio Leandro
* Franco Lefevre
* Ettore Lenzini
* Marcello Lenzini
* Franco Leonardi
* Irene Leonardi
* Rita Leonardi
* Francesco Leonetti
* Isabella Leonetti
* Ugo Leonzio
* Laura Lepetit
* Carlo Levi
* Primo Levi
* Bruno Libello
* Laura Lilli
* Claudio Lillini
* Marino Livolsi
* Carlo Lizzani
* Daniela Lizzi
* Maurizio Lizzi
* Germano Lombardi
* Riccardo Lombardi
* Giordano Loprieno
* Mariella Loriga
* Giuseppe Loy
* Nanni Loy
* Nico Luciani
* Franca Lurati
* Clara Lurig

M

* Giulio A. Maccacaro
* Marisa Macerollo
* Mario Macola
* Manuela Magro
* Carlo Mainoldi
* Giancarlo Maiorino
* Susjanna Majella
* Carlo Majer
* Thomas Maldonado
* Maria Vittoria Malvano
* Piero Malvezzi
* Mauro Mancia
* Bruno Manghi
* Eleonora Mantese
* Manlio Maradei
* Adriana Marafioti
* Dacia Maraini
* Elio Maraone
* Laura Marasso Paladina
* Aldo Marchi
* Enzo Mari
* Giovanni Mariotti
* Giancarlo Marmori
* Lilly E. Marx
* Carlo Mascetti
* Francesco Maselli
* Vitilio Masiello
* Ennio Mattias
* Augusto Mattioli
* Clara Maturi Egidi
* Achille Mauri
* Fabio Mauri
* Carlo Mazzarella
* Giovanna Mazzetti
* Lorenza Mazzetti
* Cosimo Marco Mazzoni
* Alceste Mazzotti
* Carmine Mecca
* Marina Meltzer
* Lodovico Meneghetti
* Mino Menegozzi
* Giorgio Menghi
* Giuliano Merlo
* Aldo Messasso
* Giuseppe Mezzera
* Lidya Micheli
* Paolo Mieli (ha ritrattato successivamente)
* Mieke Mijnlieff
* Paolo Milano
* Carla Milgiarini
* Giovanna Minotti
* Annabella Miscuglio
* Enrico Mistretta
* Ludovica Modugno
* Paolo Modugno
* Franco Mogari
* Franco Mogni
* Davide Moisio
* Francesco Moisio
* Maria Vittoria Molinari
* Francesco Molone
* Arnaldo Momo
* Cecilia Moneti
* Furio Monicelli
* Mino Monicelli
* Giuliano Montaldo
* Adolfo Montefusco
* Grazia Montesi
* Pio Montesi
* Maria Monti
* Morando Morandini
* Alberto Moravia
* Guido Morello
* Diego Moreno
* Salvatore Morgia
* Alba Morino
* Berto Morucchio
* Salvatore Morvillo
* Franco Mulas
* Mimi Mulas
* Adriana Mulassano
* Ezio Muraro
* Paolo Murialdi
* Cesare Musatti
* Mariuccia Musazzi
* Sergio Muscetta
* Carlo Mussa Ivaldi
* Franca Mussa Ivaldi

N

* Gianna Navoni
* Benedetto Negri
* Toni Negri
* Grazia Neri
* Annamaria Nicora Hribar
* Riccardo Nobile
* Luigi Nono
* Mimma Noriglia
* Guido Nozzoli

O

* Luigi Odone
* Annamaria Olivi
* Pietro Omodeo
* Giulio Onici
* Fabrizio Onofri
* Valentino Orsini
* Silvana Ottieri

P

* Giulio Pace
* Enzo Paci
* Luciano Pacino
* Zulma Paggi
* Walter Pagliero
* Giancarlo Pajetta
* Aldo Paladini
* Giannantonio Paladini
* Luciana Paladini Conti
* Salvatore Palladino
* Ettore Pancini
* Pietro Pandiani
* Francesco Panichi
* Alcide Paolini
* Piergiorgio Paoloni
* Letizia Paolucci
* Ivo Papadia
* Luca Paranelli
* Roberto Paris
* Silvia Parmeggiani Scatturin
* Ferruccio Parri
* Giordano Pascali
* Pier Paolo Pasolini
* Daniela Pasquali
* Ernesto Pasquali
* Luca Pavolini
* Giorgio Pecorini
* Rossana Pelà
* Alessandro Pellegrini
* Baldo Pellegrini
* Carla Pellegrini
* Lorenzo Pellizzari
* Dario Penne
* Andrea Penso
* Giovanni Pericoli
* Maria Pericoli
* Paolo Pernici
* Irene Peroni
* Mario Perosillo
* Nicola Perrone
* Romano Perusini
* Carla Petrali
* Elio Petri
* Domenico Pezzinga
* Leopoldo Piccardi
* Mario Picchi
* Cristina Piccioli
* Giuseppe Picone
* Ugo Pierato
* Maria Novella Pierini
* Piero Pierotti
* Ettore Pietriboni
* Bice Pinnacoli
* Elsa Piperno
* Giosuè Pirola
* Ida Pirola
* Ugo Pirro
* Ugo Pisani
* Paola Pitagora
* Fernanda Pivano
* Luciano Pizzo
* Giovanna Platone Garroni
* Franco Pluchino
* Giancarlo Polo
* Giò Pomodoro
* Gillo Pontecorvo
* Antonio Porta
* Paolo Portoghesi
* Domenico Porzio
* Umberto Pozzana
* Emilio Pozzi
* Silvio Pozzi
* Claudio Pozzoli
* Serafino Pozzoni
* Pasquale Prunas
* Silvio Puccio
* Giulia Putotto

Q

* Franco Quadri
* Massimo Quaini
* Sofia Quaroni
* Guido Quazza
* Folco Quilici (ha ritrattato successivamente)


R

* Giovanni Raboni
* Emilia Raineri
* Franca Rame
* Dino Rausi
* Carlo Ravasini
* Luciano Redaelli
* Enrico Regazzoni
* Aloisio Rendi
* Nelly Rettmeyer
* Enzo Riboni
* Tina Riccaldone
* Aldo Ricci
* Carlo Ripa di Meana (ha ritrattato successivamente)
* Vittorio Ripa di Meana
* Angelo Maria Ripellino
* Claudio Risè
* Nello Risi
* Giuseppe Riva
* Carlo Rivelli
* Françoise Marie Rizzi
* Oreste Rizzini
* Giulia Rodelli
* Luigi Rodelli
* Carlo Rognoni
* Piero Rognoni
* Lalla Romano
* Marco Romano
* Gabriella Roncali
* Guido Roncali
* Maria Roncali
* Luisa Ronchini
* Roberto Ronchini
* Alberto Ronelli
* Gianluigi Rosa
* Carlo Rossella
* Giovanna Rosselli
* Mario Rossello
* Enrico Rossetti
* Serena Rossetti
* Gaetano Rossi
* Orazio Rossi
* Pietro Rossi
* Ettore Rotelli
* Maria Luisa Rotondi
* Irene Rovero
* Giovanni Rubino
* Maria Ruggieri
* Luigi Ruggiu
* Marisa Rusconi
* Francesco Russo

S

* Luisa Saba
* Adele Saccavini
* Giancarlo Sacconi
* Carlo Salinari
* Pietro Salmoiraghi
* Alberto Samonà
* Giuseppe Samonà
* Salvatore Samperi
* Carlo Santi
* Natalino Sapegno
* Carla Sartorello
* Sergio Saviane
* Angelica Savinio
* Ruggero Savinio
* Marina Saviotto
* Claudio Scaccabarozzi
* Eugenio Scalfari
* Nino Scanni
* Carlo Scardulla
* Luigi Scatturin
* Vladimiro Scatturin
* Mario Scialoja
* Toti Scialoja
* Antonio Scoccimarro
* Gino Scotti
* Giuliana Segre Giorgi
* Marialivia Serini
* Enzo Siciliano
* Luigi Simone
* Ulderico Sintini
* Mario Soldati
* Sergio Solimi
* Franco Solinas
* Sandro Somarè
* Romano Sorella
* Libero Sosio
* Corrado Sozia
* Rosalba Spagnoletti
* Sergio Spina
* Mario Spinella
* Nadia Spreia
* Paolo Spriano
* Pasquale Squitieri
* Giancarlo Staffolani
* Brunilde Storti
* Antonino Suarato
* Giuseppe Surrenti

T

* Silvana Tacchio
* Manfredo Tafuri
* Aldo Tagliaferri
* Carlo Taviani
* Paolo Taviani
* Vittorio Taviani
* Marisa Tavola
* Wladimir Tchertkoff
* Giorgio Tecce
* Rubens Tedeschi
* Maria Adele Teodori
* Massimo Teodori
* Umberto Terracini
* Angela Terzani
* Tiziano Terzani
* Duccio Tessari
* Nazario Sauro Tiberi
* Giovanni Tochet
* Rorò Toro
* Emanuela Tortoreto
* Fedele Toscani
* Oliviero Toscani
* Marirosa Toscani Ballo
* Rita Trasei
* Julienne Travers
* Ernesto Treccani
* Renato Treccani
* Bruno Trentin
* Giorgio Trentin
* Picci Trentin
* Giuseppe Turani
* Saverio Tutino

U

* Filomena Uda
* Flavia Urbani

V

* Marina Valente
* Francesco Valentini
* Giovanna Valeri De Santis
* Aldo Valia
* Laura Valia
* Bernardo Valli
* Nanny Van Velsen
* Guido Vanzetti
* Paolo Vascon
* Luciano Vasconi
* Domenica Vasi
* Sergio Vazzoler
* Emilio Vedova
* Maria Venturini
* Virgilio Vercelloni
* Lea Vergine
* Maura Vespini
* Carlo Augusto Viano
* Vittorio Vidali
* Lucio Villari
* Sandro Viola
* Giovanni Virgadaula
* Aldo Visalberghi
* Massimo Vitali
* Corrado Vivanti
* Alessandra Volante
* Giuseppe Voltolini
* Gregor Von Rezzori
* Joachim Von Schweinichen

Z

* Annapaola Zaccaria
* Livio Zanetti
* Antonio Zanuso
* Francesco Zanuso
* Marco Zanuso
* Ornella Zanuso
* Domenico Zappettini
* Marvi Zappettini
* Cesare Zavattini
* Giorgio Zecchi
* Sandro Zen
* Alfredo Zennaro
* Bruno Zevi
* Alberto Zillocchi
* Carla Zillocchi
* Mario Zoppelli
* Fulvio Zoppi
* Nicoletta Zoppi
* Giovan Battista Zorzoli

29 gennaio 2010

a single man

Che Tom Ford sia un figo pazzesco è fuori discussione (come forse direbbe la Soncini). Che sia un uomo baciato dalla fortuna è addirittura riduttivo. Che poi sia anche intelligente e bravo fa quasi morire d'invidia. Eppure le cose stanno così. Punto e basta.
Sono andato a vedere il suo unico/ultimo film A Single Man, e ne sono uscito con due sentimenti letteralmente opposti. Giriamoci un po' intorno, e poi li vedrete sbocciare all'improvviso.
La storia è abbastanza ovvia, e catturata dall'omonimo romanzo che Christopher Isherwood dedicò a Gore Vidal. Devo ammettere che non l'ho letto, ma ho apprezzato altri suoi testi: non ho alcuna difficoltà a dire che ogni tanto Ford riesce a restituire il sapore, lo stile, certe cose impalpabili di Isherwood che proprio perché tali non saprei spiegare meglio se non con frasi sospese e senza senso.
Chi si aspettava una sfilata di moda resterà in parte deluso, ma non perché non ci sia, anzi; semplicemente Ford non ammicca più di tanto. Tutto il film è un continuo rispettare ed esaltare l'estetica, l'eleganza, il saper indossare la vita senza arroganza alcuna.
Certo, Colin Firth è un po' imbolsito, ma riesce benissimo nel personaggio, anche se la sua omosessualità è di maniera; non sentita quindi, ma recitata. Molto più interessante l'insospettabile stile di Matthew Goode (il fidanzato, per intenderci), che lavora molto sul quasi detto, sull'imprecisione, sulla misura.
Voglio dire che generalmente il paradosso di un film è che concentra molto/troppo l'attenzione su tutto. È inevitabile quindi "aspettarsi" qualcosa di preciso quando si presume di conoscere un argomento invece composito come l'omosessualità. E quindi se un attore "scheccheggia" troppo, alla fine fa ridere e diventa stucchevole. I due attori, invece, hanno evitato questo "rischio" antipoetico, e con due strade diverse hanno reso comunque credibili i rispettivi personaggi.
L'ambientazione storica e gli impercettibili cambi di colore e viraggio - a seconda dei contesti narrativi - sono i due aspetti eccellenti dell'operazione (oltre che, permetettemelo, le scarpe, i vestiti e l'incredibile accappatoio che il protagonista indossa durante la sequenza finale).La musica, invece, ammicca troppo a Nyman e Glass.
Il vero problema del film è il ritmo, troppo incoerente e privo di un disegno generale. Sembra più che Ford non abbia girato per 24 frame al secondo, ma per 25. Come se in alcuni momenti avesse titubato nel taglio, lasciandosi andare all'autocompiacimento per cose che poi alla fine erano secondarie.
E mi sfugge come non si sia accorto delle proporzioni di alcune inquadrature: campo con viso a destra, controcampo con viso a sinistra, campo con viso a... sinistra! Roba da pivelli, insomma. Per tacere della sequenza in cui Firth e la semprebbrava Julianne Moore stanno seduti sul divano. La domanda sorge spontanea: quante braccia ha Colin Firth?
Battute a parte, è un film manierato che può essere visto, se non altro per il piacere di gustare la prima ottima mezzora e per godersi poi un po' di sana estetica buttata là con malcelata distrazione.
Unica nota per i nostri omofobici: il film si svolge nel 1962. Ad un certo punto a Colin Firth viene proibita una cosa essenziale, di quelle che non si vietano neanche al proprio nemico. E questo solo perché i due sono gay. Certe cose le possono pensare solo le bestie, ma neanche loro...