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17 aprile 2024

LA VIAGGIATRICE DEL TEMPO di Ute Lemper

Che meraviglia! Un libro bellissimo e pieno di poesia, storia, musica, filosofia, pensieri, ragionamenti, spontaneità, sensualità, autocritica. Un libro che lascia veramente un segno nel lettore, pagina dopo pagina, riga dopo riga; dove ogni parola sembra scelta accuratamente, ogni momento diventa epico, da gustare con calma e dedizione.

Onestamente, odio le definizioni preconfezionate, ma se questa è una "scrittura femminile", allora credo che buona parte delle donne che ho letto finora dovrebbe farsi un giro qua dentro e prendere appunti su come si parla di sé stesse e dei propri sentimenti.

Nella splendida prefazione, Ute Lemper tiene a precisare che il libro è scritto da lei stessa, senza intermediari o "aiutini" di ghost writer più o meno improvvisati. E ha pure il coraggio di riprendere in mano la sua prima biografia, discutendola, rimettendola in asse, dandole la giusta dimensione, ma senza rinnegarla e senza pentimenti.

Vengono i lucciconi quando parla delle Torri Gemelle, o quando parla al telefono con Marlene Dietrich, o quando affronta la Shoah, o quando ha la capacità di criticare il nazismo e la Germania ma senza scendere nelle dichiarazioni furbe o tattiche, o quando riesce a rendere con pochissime pennellate il fallimento del suo primo matrimonio e la crisi asfissiante del secondo.

Il suo percorso artistico è una battaglia continua, ricca di soddisfazioni, di cadute accettate, di imprevisti che non la scalfiscono in alcun modo. Si sente apolide ma curiosa, libera ma con tanta disciplina, aperta al nuovo ma senza cedere alle lusinghe delle suggestioni più facili.

Raramente, ho incontrato un libro così genuino e prezioso, che finisce troppo presto e che lascia un sorriso da ebeti sulle labbra. Ne consiglio vivamente la lettura

08 gennaio 2015

l'unico amico di Charlie

Il 12 ottobre del 2010, quelli di Spinoza raggiungono il fondo con un post ributtante. Nel nome, cioè, della libertà di essere liberi, gettano fango e letame contro quattro dei nostri ragazzi saltati in aria su una mina del "nemico" (o comunque di quello che il governo da noi eletto democraticamente ha considerato come tale, perlomeno in quel momento).
Io scrivo le mie rimostranze, e mi becco risposte stupide e sciocche che hanno il significato che hanno. Da quel giorno, non li leggo più. Neanche si accorgeranno di aver perso un lettore, figuriamoci: però ho un cervello e una dignità, e non posso certo sprecarli nel sito di quattro deficienti.
Però: non sono entrato nel loro palazzo, non ho sparato all'impazzata contro nessuno di loro, non li ho nemmeno presi a calci nel culo come avrebbero decisamente meritato.
Perché?
Perché siamo occidentali, un paese democratico, uno Stato libero, ricco di contraddizioni e di storie perlomeno originiali, ma pur sempre dignitoso almeno nella sua essenza teorica. 
Certo, per quelli di Spinoza vale l'antica regola del Marchese del Grillo: problema loro (e dell'intelligenza di chi li legge, è ovvio). Per un paese serio e civile, invece, quello di Spinoza è il tipico sacrificio dell'intelligenza: dare spazio anche a loro, per confermarsi e confermare che la democrazia non può buttare via nulla di se stessa, neanche gli sfinteri.
Vero è che la satira si misura proprio dall'essere capace di spararla grossa senza avere bisogno di appellarsi a un diritto; se la tua parola è forte, il tuo diritto è la tua parola.
Veniamo alla strage di ieri: è vero che la memoria e il rispetto che si deve ai quattro morti di cui sopra non è dialetticamente comparabile con l'importanza ontologica della figura religiosa di Mamometto o di Allah (che poi, non dimentichiamo, per alcuni raffigurare questa figura è già considerato blasfemo); è vero anche che un conto è la sensibilità dei singoli verso i singoli, un conto il rispetto - anche e solo strategico - che si deve nei confronti di un simbolo venerato una un miliardo e mezzo di esseri umani.... ma se tu manchi di rispetto nei confronti di un morto o di un dio, sei solo un coglione. Punto.
Non è che io vengo lì e ti sparo a bruciapelo. Tutt'al più non ti compro.
Su questo, immagino, non ci piove.
Qualche derelitto dirà che sto scrivendo "se la sono cercata". Non è vero. Anzi, prima di aprire bocca, verifichi la sua copia di Lotta Continua di qualche lustro fa: scoprirà chi urlò "se l'è andata a cercare", e avrà qualche simpatica sorpresa.
Né tantomeno voglio mettermi lì a scrivere i "sì, ma" che hanno smosso certi intellettuali da strapazzo.
Però c'è qualcosa che va detto: non aggrappiamoci a delle vignette stupide e blasfeme per difendere la nostra libertà di pensiero. 
Già... perché quella satira è stata "solo" libertà di pensiero, ma non di pensare. Già... pensare significa anche capire che se tu disegni Maometto a pecorina con il buco del culo a forma di stella di David, non hai aggiunto o tolto nulla alla causa democratica né dell'Islam né del mio paese: hai dato visibilità solo alla tua volgarità, peraltro abbastanza facilotta. Punto.
Chi dimentica queste cose per scrivere stronzate come questa (è del 2006, ma è stata ribadita poco fa dall'autore stesso), o come questa, o come questa, sta solo dando spazio al proprio ego, non a un dibattito. Anzi: c'è addirittura chi twitta una sciocchezza come questa 
dimostrando una irritante malafede.
Dov'è che voglio arrivare?
Che adesso sarà più facile difendere i "valori" dell'Occidente, come faceva istericamente la superfascista Oriana Fallaci, non distinguendo diritti e doveri. 
Sarà più facile st(r)ingersi intorno al Vaticano che fino a pochi secondi fa vantava una storia di abomini e di stragi analoghi. 
Sarà più facile ricicciare l'antica idea di Europa superiore all'Islam (ricordate la gaffe di Christian Rocca che blaterò sull'inconsistenza di un'opposizione interna all'integralismo, beccandosi reprimenda da tutti... tanto che ci ha bloccati in massa?).
Sarà più facile uscirsene come il sucitato Costa, pretendendo reciprocità culturale, di obblighi culturali al femminismo, di tante altre cose, ma senza dare un'occhiata al contesto.
Credo si debba affrontare il tutto partendo da altre premesse.
Se è un problema di religione, ogni religione è un problema. Del resto, è anche nelle nostre chiese che mi sento imporre che il dio cristiano è anche mio (che sono ateo) o di un ebreo o di un islamico. E anche "loro" fanno così dalle "loro" parti.
Se è un problema di coerenza democratica, l'Italia ha qualche problema in merito: la nostra reciprocità si è dimostrata leggermente debole, mi sembra.
Se è un problema di difesa dell'identità, mi chiedo a quale identità facciamo riferimento: qui ci si ricorda di essere bianchi-cristiani-occidentali solo in queste occasioni.
Se è un problema di terrorismo, va combattuto come tale. Quindi: militarmente prima, culturalmente poi. Né in Afganistan né in Irak ci stiamo riuscendo, mi sembra.
Se è un problema di convivenza culturale, togliamoceli dai coglioni allora, nella stessa misura però in cui dobbiamo toglierci noi dai loro coglioni. Però, poi, addio libero mercato.
Se è un problema di progresso, il progresso sta nell'essere progrediti e non nel progredire. E allora un Mamometto che la prende nel culo da chissà chi, non mi sembra una prova di satira.
Se è un problema di modernità, vedrete che il popolo italico si sveglierà solo quando si sentiranno cantare i primi razzi israeliani e/o statunitensi.
Quello che voglio dire è che l'11/9 non ci ha insegnato un tubo. Dovevamo uscire da certi vortici, costruire un mondo nuovo e diverso, e invece abbiamo fatto di tutto per peggiorare la situazione.
Se devo ragionare come un giornalista snob rinchiuso nella mia torre d'avorio, provo pena e dolore senza fine per Ahmed Merabet, prima ferito e poi "giustiziato" da uno dei killer. Merabet stava proteggendo con la propria divisa un valore di cui immagino non sapesse neanche l'origine: un valore che per puro gusto della provocazione irrideva la sua stessa religione... un valore che si basava sul capovolgimento di un'antica (presunta) regola volteriana: gli altri devono morire per difendere le mie idee, che se poi mi danno fama e gloria e visibilità eterna, meglio. Del poliziotto di quartiere Merabet, però, non ne parleremo mai più.

12 febbraio 2013

Zero Dark Thirty

Kathryn Bigelow è un piccolo grande genio: si sposta sempre in avanti, quasi disimparando quanto ha fatto prima, e rimettendosi sempre in gioco alla grande.
Zero Dark Thirty non è un film: sembra un documentario, sembra un'asettica novella ben documentata, con la sapiente e centellinata aggiunta di una tensione in crescendo che alla fine si manifesta in tutta la sua forza, senza dare scampo allo spettatore ormai arreso. 
Eppure sappiamo tutti com'è andata a finire, conosciamo gli eventi quasi a memoria, ricordiamo certi fatti collaterali... ma non c'è niente da fare: la nostra regista riesce comunque ad inchiodarci sulla poltrona fino a quando Jessica Chastain non si lascia andare a lacrime più che legittime, sicuramente - e anche - allegoriche.
Ad averne di film così.
Ecco, il tema di fondo, però, fa male: può una democrazia difendersi anche con la tortura? Devo dire che in rete - perlomeno in lingua italiana - non ho trovato dibattiti sereni e intelligenti: o ci sono gli antiamericani che ragionano per schemi decisamente infantili, o ci sono i filoamericani che si affidano alla legittimità del risultato.
Sicuramente è un problema spinoso. Del resto, personalmente ho sempre reputato indecente questo tollerare formazioni politiche smaccatamente parafasciste: andrebbero fatte a pezzi, senza tanti tentennamenti. Eppure, il significato della democrazia sta anche nel tollerare simili bestie. Per cui, e insomma, la democrazia sa perfettamente che a volte va declamata virtualmente per poi essere rinnegata pragmaticamente.
La tortura ho consentito la cattura e l'uccisione di Osama Bin Laden. Trovare qualcosa di pragmaticamente democratico da contrapporre a questa reale realtà... è difficile. 
Certo, i cialtroni seduti sul divano di casetta propria potranno dire che una democrazia è espressione degli elettori, e gli elettori eleggono persone, e queste persone possono fare scelte politiche sbagliate, e queste politiche possono anche portare all'11 settembre, e questo tipo di attentati si rivolge anche contro chi ha votato certe persone. Contorto, ma democratico, ma anche assurdo.
Per difendere la democrazia cosa bisogna fare, quindi?