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29 agosto 2023

COME FUNZIONA DAVVERO IL MONDO di Vaclav Smil (Einaudi)

C'è un elemento fondamentale che manca totalmente agli ecologisti quando argomentano le loro lotte: il contesto. Possono avere tutti i possibili dati a loro favore (e li hanno!), tutte le previsioni che li supportano (e le hanno!); ma senza il contesto, le loro parole sembrano urla, sembrano isteria, sembrano una religione. Finché non si renderanno conto che il contesto dovrà far parte di ogni singola parola che vorranno proferire in pubblico, verranno solo ascoltati, ma non seguiti o imitati.
E questo ottimo libro di Vaclav Smil è un eccellente strumento per stabilire le giuste connessioni con il contesto. Smil non si limita solo a presentare numeri e previsioni: si preoccupa in realtà di contestualizzarli (appunto) e di indicare necessità, vie senza uscita, rimedi a lunghissimo termine. Smil smonta alla base le convinzioni su alcune materie prime (non sono sostituibili), su alcune invenzioni ecologiche (il costo di un'auto elettrica fa impressione), su alcuni cibi (come consumatori "dannosi", onnivori e vegetariani quasi pari sono).
È un libro ricco, denso, a tratti faticoso perché colmo di dati e di informazioni, che dovrebbe essere considerato come un manuale, come una guida, come un compendio da leggere e rileggere prima di fare un convegno o un discorso politico sulla fine del Mondo.

11 febbraio 2022

note a margine del bellissimo LA VITA SEGRETA DEGLI UCCELLI (La Nave di Teseo)

Questo straordinario libro divulgativo racconta l'incredibile mondo degli uccelli, con grazia, sense of humor, competenza e una serietà scientifica tutt'altro che autocelebrativa. Un'operazione perfetta, quindi, che solo Elisabetta Sgarbi poteva inserire nell'ormai variopinto catalogo di libri della giovane Nave di Teseo.
Il lettore viene piacevolmente stimolato con una serie di informazioni e comportamenti che ha dell'incredibile: gli uccelli giocano, rubano, uccidono, ingannano, dialogano, pensano, distinguono, creano, ragionano, soffrono, tradiscono, addirittura si fanno la guerra o - peggio - sanno essere cinici.
Insomma, una rappresentazione complessa ed eterogenea che proprio non ti aspetti da Madre Natura. Oppure, fai finta di non aspettartelo; perché, in realtà, questa è Madre Natura.
Voglio dire che da quando è esploso il "fenomeno Greta" (su cui sembra quasi impossibile esprimere riserve... notare che ho scritto "su cui" e non "di cui"), il vocabolario ecologico - e una diffusa grammatica colpevolistica, si sono riempiti anche di frasi senza senso e concetti illogici.
A Madre Natura frega nulla di un'inondazione, di un incendio, dello scioglimento dei ghiacci, di una raffica di vento mortale, di un'estinzione. E non frega nulla, perché Madre Natura è anche quello. Madre Natura è l'esistente, punto. Madre Natura è l'essenza di questo esistente. Punto.
Attenzione, non sto facendo filosofia spicciola, perché non ne sono capace e non mi va. Voglio solo dire che le nostre preoccupazioni sui problemi climatici sono autoreferenziali e nel contempo deresponsabilizzanti. Autoreferenziali, perché a noi interessa colpevolizzarci in maniera astratta, e credere che ci sia una fine della Natura (e un fine della Natura), esclusivamente in base ai soli effetti che avrebbe su di noi, mentre - come ho scritto sopra - Madre Natura sussisterebbe sempre.
Deresponsabilizzanti, per due motivi.
Il primo: è "l'altro" che deve fare qualcosa, è l'"altro" che ha la colpa di questa fine, è l'"altro" che usiamo come spauracchio per giudicare tutti.
Il secondo motivo, vede questo "altro" cui concediamo di diventare un "noi", solo se si attiene a rimedi ambientalistici decisi da noi, in cui comunque siamo noi che stabiliamo come va "salvata" Madre Natura da noi stessi. E se l'"altro" inquina perché è povero per causa nostra, non cerchiamo di rimediare al nostro colonialismo intellettuale, ma lo costringiamo a "integrarsi" tra di noi.
Altrimenti, se fosse "solo" un problema di diffusi comportamenti sbagliati, Greta sarebbe andata anche in Cina, in India o in Russia, tre delle prime cinque nazioni che stanno inquinando il Pianeta.
L'altra nazione è l'America; l'altra ancora è internet, anche se chi ama "spiegare bene" tutto sia convinto di non sapere che internet inquini, e tanto pure. 
Che c'entra, quindi, questo bellissimo libro? C'entra, perché dimostra appunto quanto Madre Natura sia feroce, cinica, spietata, anche e soprattutto quando è bella.
La grande bellezza di Madre Natura è ben altro rispetto alla retorica volontà di ricondurla solo all'immaginario Disney (che pur amo, purché inserito nel giusto contesto).
Se noi volessimo vivere veramente secondo Natura, dovremmo fare più di un passo indietro e ridurci anche a comportamenti che la nostra etica considera, invece (e ipocritamente), esecrabili.
Per carità, gli esseri umani sono stronzi tra loro, e parecchio pure; ma questo non toglie che mitizzare la Natura è un'operazione rischiosa e controproducente.
Con questi ragionamenti, non mi sto sottraendo dalla responsabilità umana di aver distrutto l'ambiente in cui vive e di perpetuare insistentemente la volontà di distruggerlo.
Ma pregherei tutti a ragionare in altra maniera: stiamo distruggendo noi stessi solo con noi stessi; i movimenti ecologisti sono belli e utili, ma non hanno colto il nodo della questione; tutto questo a Madre Natura non può frega' de meno.

26 ottobre 2011

Monterosso, Lunigiana, i miei primi 25 anni

Monterosso mi ha visto crescere. Più e più volte l'ho respirata in ogni sua singola pietra, tra quelle terrazze così strette, egoiste, ma faticosamente conquistate da mani antiche e sapienti. Con quella stramaledetta altalena in riva al mare che ha cigolato per almeno 15 anni, prima che qualcuno si decidesse ad oliarla. Ho percorso decine di volte la Via dell'Amore, i suoi angoli più segreti, alla ricerca di Montale, di Hemingway, di Byron, di Shelley che morirà affogato poco più su. Sono pure caduto giù per un piccolo dirupo, soccorso immediatamente dal pointer di un'amica di mia madre, che mi tirò su per la manica della camicia. Ho percorso lunghi tratti di mare, mal sopportando la salsedine che mi gonfiava i capelli come Napo Orso Capo. Ho bevuto litri e litri di menta e latte, studiando gli esami universitari più sereni, perché la serenità era di casa in quei posti.
Poi, poco più grande, ho assaporato tutta la Lunigiana a piedi, a cavallo, in auto, incontrando gente straordinaria, i ceppi dei partigiani, ruderi abbandonati, fattorie intarsiate tra le colline, quel verde strano, mai visto, intenso, fresco e fiero. Ho assistito ai primi vagiti dell'alba, a lunghi e intramontabili tramonti, ho mangiato pizze grandi come ruote di carro, ho sentito The Wall dei Pink Floyd ad un volume così alto che i cavalli dell'Argegna si stavano incazzando di brutto. Ho giocato a pallavolo in un campo sperduto tra quei monti, contro una squadra di bimbi ritardati che ci fecero un mazzo così, perché poi tanto ritardati non erano. Ho sfinito il mio ex amico di quintali di palline di ping pong, sempre sul suo lato debole perché la mia battuta d'effetto lo fregava sempre. Le mani piene di dita dei contadini che mi tagliavano il formaggio fresco, il pane fatto da loro, con quell'olio denso che si fermava a mezz'aria, il vino acidulo e velenoso che raggranellava la stanchezza delle ossa per trasformarla in euforia. Gli istrici, i tassi, quel cervo scemo, la vipera passa sotto il cavallo che speriamo non se ne accorga, un lago in mezzo al bosco che non saprei più ritrovare.
Tutto sotto l'acqua. Tutto.