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03 marzo 2015

Birdman, che vola troppo

Muovi 'sta telecamera, ferma 'sta telecamera, arimuovi 'sta telecamera, ariferma 'sta telecamera... onestamente, mi sfugge perché un regista debba agitarsi così tanto per sottolineare che ha avuto una buona idea.
Iñárritu passa metà del film a farci capire come si possa comporre qualcosa di buono con un (falso) pianosequenza; e l'altra metà a cercare di dissimularlo. Ma non è certo con il movimento isterico che manifesti cotanta destrezza, no?
Il buon Hitchcock con Nodo alla gola (vero pianosequenza, altroché) stava ben che fermo. Certo, le cineprese di allora pesavano come un bus inglese, ma se eri un regista sofisticato come lui sapevi comunque se e come muoverle; e Hitch scelse di mantenere un grande equilibrio tra forma e sostanza.
Ecco, io credo che formalmente il nostro Birdman sia un ottimo film; ma poi si perde nella ciccia, nella sostanza. Sono tutti bravi, geniali, liberi e anche autentici (doppiati mediocremente, as usual)... però la storia è quasi ovvia, e la petulanza dell'operatore impedisce di starsene tranquilli a godere del dialogo. Per carità, se ci fosse stato meno casino, magari avrei apprezzato più il film nel suo insieme.
Attenzione, poi: anche l'altro anno l'Oscar è andato a un film decisamente troppo attento alla forma (Gravity). Ma poteva avere un suo senso, proprio perché di una fantascienza lineare, senza tante pretese. Qui, invece, si parla di teatro contro cinema (o di teatro e cinema). C'è un intento serio, insomma: e la serietà prevede anche la liturgia dello stare fermi, del far ascoltare, del fare anche teatro, diamine!
Per farvi un esempio terra terra: potete scrivere una grandissima poesia con un'ottima penna stilografica; ma se poi fate mille ghirigori, il lettore non riuscirà mai ad apprezzare i vostri versi.
Ci vuole equilibrio. E questo Birdman ha preferito sacrificare la grazia del volo all'altare del suo narcisismo tecnico (la foto qui sopra sembra paradigmatica).
Bella la fotografia. Tra gli attori - tutti bravi - vi consiglio di seguire Emma Stone e Andrea Riseborough. Geniale la battuta di Michael Keaton "contro" George Clooney (chiaramente ispirata ai loro Batman cinematografici).
Da strapprezzare, infine, il commento musicale suonato dall'ottimo batterista Antonio Sanchez (secondo imdb, però, le partiture per batteria sono state scritte da Brian Blade e da Joan Valent).


la foto qui sopra è di Martin Le-May

02 novembre 2006

Babel

Il mio cuore piange la morte di una grandissimo scrittore: Nigel Kneale. I più lo segregheranno nella gora dei soli scrittori di fantascienza, reputando questo un genere da lettura da cesso o cose simili. In realtà, Kneale merita di essere collocato sul podio dei grandi narratori, tanto era lo spessore e la qualità del suo scrivere e dei suoi testi.

Confesso che non l'ha fatto apposta, ma i miei due post sullo scrivere e sul parlar bene sono stati pubblicati a ridosso dell'uscita di Babel, composto capolavoro di Alejandro González Iñárritu, già regista di 21 Grammi e di Amores Perros.
La storia si dipana dentro quattro situazioni (anche geopolitiche) ben differenti, ma accomunate da dettagli eterogenei, comunque simili o assimilabili.
Come tecnico, Iñárritu è straordinario. Una fotografia e un modo di usare la cinepresa (sempre a spalla) che sono una lezione anche per chi non si occupa di queste cose.
In alcuni momenti forse la trama traballa verso il manierismo, verso un'eccessiva consapevolezza di esser bravo. Consiglio di seguire con attenzione la sezione giapponese, la migliore, come anche di respirare con calma e attenzione l'insieme delle storie, perché è un film che forse restituisce due sentimenti contrapposti: profondo sgomento o profonda noia.
È una condizione che si manifesta quando ci si ferma in sala a cercare di capire bene cosa abbiamo veramente visto.
Io ancora ci sto pensando.
Certo è che mi ha colpito il fatto che la distribuzione italiana abbia deciso di lasciare i sottotitoli (e quindi la lingua originale: giapponese, marocchina o messicana che fosse) per tutti i set in cui i protagonisti potrebbero anche essere negativi.
I protagonisti wasp, invece, parlano italiano, con un corollario di messicani che, quando usano l'americano, vengono doppiati in similveneto... su tutto questo ci sarebbe molto da dire, ma mi fermo qua per evitare di fare il rompiscatole anche nel giorno dei morti.