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29 luglio 2026

LA VIA DEL MARE di Erika Fatland (Marsilio)

Nel XV secolo, dalle coste atlantiche del Portogallo prese avvio un’epoca di grandi cambiamenti: l’età delle scoperte geografiche trasformò un piccolo regno periferico in una potenza coloniale globale. Da qui Enrico il Navigatore pose le basi di un’egemonia marittima senza precedenti che, nella fase di massimo splendore, ha toccato quattro continenti e tre oceani. Cosa può rivelarci la sua storia su come nascono e si disgregano gli imperi, sul potere e sul mondo interconnesso in cui viviamo? A bordo di navi mercantili, sulla scia di quei pionieri portoghesi che fecero vela verso sud aprendo le rotte commerciali con l’Oriente, Erika Fatland ripercorre vicende e paesi, seguendo le tracce e le cicatrici di un impero perduto. Da minuscole isolette dell’Atlantico al Capo di Buona Speranza, dall’Angola a Timor Est, passando per le foreste pluviali dell’Amazzonia e le metropoli brasiliane, l’autrice si spinge fino in Giappone, il più orientale degli scali portoghesi. Interrogando luoghi e persone, fieri combattenti per la libertà e individui oppressi dall’occupazione straniera, romantici e nostalgici, riporta alla luce la controversa eredità di quel passato, impressa in maniera indelebile nei geni della discendenza, nella lingua, nella memoria

Che meraviglia di libro, di quelli che porti addosso per mesi e che vorresti rileggere tutto d'accapo. Non è solo "letteratura di viaggio" (che poi non è una definizione riduttiva), né un saggio storico, né un diario personale intriso di Storia e storie: è tutto questo ma anche molto di più.

La rara capacità che hanno le donne di saper leggere con profondità ed entusiasmo le pieghe degli eventi e delle cronache, è qui rappresentata al meglio, con uno stile e una grazia invidiabili.

Non troverete solo le gesta e le memorie di un popolo e di un Paese che è stato molto più importante di quanto venga raccontato nei libri scolastici: c'è anche la storia delle culture conquistate, spesso umiliate e a volte annientate, cui dovremmo dedicare più rispetto, da cui dovremmo imparare anche come la nostra cultura non sia (stata) così perfetta e innocente di fronte all'altro.

Suggerisco questo libro a chiunque ami leggere, a chiunque ami anche e solo il semplice gesto della lettura, quando cioè ti abbandoni totalmente e con fiducia allo stile e alla cultura di un'autrice che ho scoperto da poco e di cui ho acquistato tutte le traduzioni in italiano

15 gennaio 2015

pensieri sparsi intorno a Charlie Hebdo (io, che non so il francese)

Durante la manifestazione di Parigi, erano presenti Neta­nyahu, Abu Mazen, il Re di Giordania, il Presidente del Mali, il Califfo del Qatar... i premier turco, tunisino, georgiano, bulgaro, greco, sloveno, polacco... i ministri degli esteri egiziano, russo, algerino, del Bahrain... l'ambasciatore saudita in Francia... tutti rappresentanti di paesi con serie difficoltà ad accettare le più banali regole democratiche.
Erano comunque Charlie Hebdo?
Ebbene, se eravamo tutti Charlie Hebdo, come avrebbe reagito la nostra Italia alla pubblicazione della vignetta qui a fianco? 
Il Comune di Manfredonia ha organizzato un concorso per vignette satiriche intitolato - guarda un po' - Je Suis Charlie; l'unica discriminante è che non saranno accettate vignette che offendano il decoro pubblico e la religione.
Va bene, la religione va rispettata. Ma quale, una, due o tutte? E, soprattutto: quanto laicamente?
Insomma, a me viene in mente il giornalista robottino che ogni volta che un arabo fa anche e solo una scoreggia, prende il suo bel microfono e va sotto una Moschea chiedendo al fedele di passaggio: "ma lei si dissocia dall'arabo che ha scoreggiato? Cosa ne pensa l'Islam?".
C'è qualcosa non mi torna, insomma. Mia moglie direbbe che amo fare il "bastian contrario". Ma forse la risposta a una domanda che ancora non riesco a farmi proviene dalla battuta di una mia collega: "noi non mitragliamo chi non la pensa come noi".
Quindi, il problema sta nella violenza?
Non voglio ricordare la condizione dei gay in Italia (figuriamoci in ben altri paesi), anche se è comunque una forma di violenza.
Non voglio ricordare quanto sia difficile per una donna lavorare e avere figli contemporaneamente (per non parlare del fare carriera), anche se è comunque una forma di violenza.
Non voglio ricordare il predominio economico e culturale del Vaticano in Italia... né tantomeno - per dirne una - che gli USA hanno una moneta (e il giuramento del Presidente) esplicitamente devoti al dio cristiano.
Dimentichiamoci pure che la cultura cristiana ha massacrato le popolazioni americane. È un evento troppo lontano, ed è ridicolo ricordarlo (oddio, 80 milioni di morti... ma chissenefrega).
Dimentichiamoci pure che la cultura bianca ha umiliato gli africani, annientando le loro culture e deportandone in abbondanza (18 milioni ridotti in schiavi, 18 milioni spariti nel nulla).
Dimentichiamoci pure che la cultura europea ha anche ideato 6 milioni di ebrei gassati, etnie inventate come Hutu e Tutsi che poi si sono massacrate col nostro beneplacito, un milione di armeni uccisi, due guerre mondiali, la divisione arbitraria dell'intera Africa e di buona parte dell'Asia.
Dimentichiamoci di tutto questo, dài: altrimenti facciamo la figura delle zecche rompicoglioni e "bastian contrarie" (che poi lo sono veramente, per carità). 
La domande vera è: sul serio non è un problema con l'Islam? 
Ditemelo chiaramente, però!
Tutto il resto mi sembra una cornice di comodo, un'ipocrita e contraddittoria cornice di comodo.

17 agosto 2012

da Friburgo ad Heidelberg - 6. Heidelberg

Siamo arrivati. Tra boschi oscuri ed evocativi, una dolcissima traversata del Reno, e pedalate lungo una Germania sempre pulita ed ordinata... siamo arrivati.
Grazie ad Alberto, il gigante emiliano sempre dal cuore aperto al mondo, con un occhio offeso e uno felice, ci ha guidati - a modo suo, si sa - lungo questa bellissima storia.
Grazie a Sara, la sua fiera compagna, che dissimulatamente muore di preoccupazioni dietro l'animo vivace del marito, e che si è spappolata dalle risate con mia moglie.
Grazie a Silvia, che ha sempre il sorriso sulle labbra e gli occhi veeerdi su cui disperdere la passione.
Grazie al professor Massobrio, che mi salvò letteralmente la gamba destra.
Per ora mi vien da dire che finisco qua questo tipo di vacanze: troppo dolore e troppe fitte.
Poi, domani, si vedrà.

15 agosto 2012

da Friburgo ad Heidelberg - 4. Rastaff

Là dove Strasburgo finisce sul Reno, e ritorni in Germania, dopo un'ora decisa di pedalata, entri in un bosco interrotto da campi, stradine, ponticelli; e qui incroci il nostro gruppo che incontra due giovani.
Siamo italiani, e ci s'intende: perché gli italiani perbene sanno che quella della gita ciclistica è cosa rara, non per cecioni o fighetti o sfigati travet come certi miei colleghi della Rai.
Lui è di Asti, lei di Colonia. Da un anno non vede i suoi. Hanno deciso di percorrere in bici l'intero percorso. Da Asti fino a Colonia!
Ci si scambia pareri, una mappa; il gigante emiliano apre il suo cuore anche a loro, come solo lui sa fare. Le donne, invece, cigolano parlate intorno alla ragazzina. È giovane ed entusiasta, appena uscita da un telefilm tedesco; forse un po' naive... un po' troppo, ecco.
Si prosegue lungo il Reno: è un fiume sornione ed elegante. Si sente che ne ha viste tante. Fa impressione essere dentro la Storia e vedere fi-si-ca-men-te un confine che si sviluppa all'infinito.
Paesaggio monotono ma affascinante: ero così preso dall'armonia che per venti minuti ho pedalato come un folle in compagnia di Lucio Battisti... già, proprio lui.

13 agosto 2012

da Friburgo ad Heidelberg - 2. Obernai

Secondo giorno con errore strategico: per evitare salite, abbiamo girato intorno a una collinona per poi trovarci dopo - quand'eravamo ormai stanchi - almeno una decina di salitine toste, una dopo l'altra.
Francesi cordiali e puliti.
Organizzazione latita alla grande: neanche ci avevano prenotato la cena già pagata.
Il gigante emiliano ha un'energia mostruosa. Le nostre fanciulle sono stanche. Io deluso da mia lentezza.
Ma i posti sono da sogno. Altroché: da so-gno!

12 agosto 2012

da Friburgo ad Heidelberg - 1. Colmar

Col gigante emiliano e la sua fanciulla, con mia moglie nel mio cuore, abbiamo aspettato oltre tre ore la consegna delle bici.
Girolibero e il suo omologo tedesco hanno combinato un casino da urla di indignazione, anche dal più paziente dei giobbe circolanti.
Ma il peggio sono le mappe: tradotte con Gugul Transaltor, dànno indicazioni che neanche Fantozzi.
Epperò l'Alsazia è una poesia: silenzio e boschi, silenzio e borghi antichi che appaiono dal nulla, silenzio e campi coltivati.
Primo giorno un po' strano: belle le cose viste; scandalosa l'organizzazione.

25 gennaio 2012

è morto Theo Angelopoulos

Lo so, fermi tutti: i suoi film sono sempre stati così lenti che durante le fasi di doppiaggio in italiano, sono state consumate più cuccume di caffè che in tutti i telefilm americani.
Però a Theo Angelopoulos sono legato comunque, per almeno due motivi: uno, cinematografico; l'altro, personale.
Quello cinematografico: sia Lo sguardo di Ulisse che L'eternità e un giorno mi hanno profondamente segnato, sia per l'insieme degli aspetti tecnici (sceneggiatura, fotografia, musica) che per i contenuti, profondi e coinvolgenti. Due capolavori di rara intensità che ho avuto l'ardire di vedere due volte ognuno (il secondo, consecutivamente).
Mai dimenticherò certe sequenze, certi momenti, ma soprattutto il "sapore" dell'insieme, vero e proprio esempio di cultura europea. totale, sapiente e dotta, capace di unire le tre grandi direttrici culturali del nostro passato: quella cristiana, quella bizantina e quella slava.
Sicuramente la fa da padrona l'eccellente musica composta dalla tradizionalmoderna Eleni Karaindrou (guarda caso della scuderia ECM), musica che mi riporta al motivo personale. Quando sono stato a Creta, in quel della punta est di Falassarna, ogni mattina a colazione venivamo accolti dalle sue note composte per La sorgente del fiume, che avevo visto a una prima ma che non mi aveva suscitato la stessa passione per i due sopra citati. 
Eppure quella culla di note così struggente, quei sapori che mai hai assaggiato ma che senti tuoi perché patrimonio del tuo sangue europeo così variopinto, mi hanno fatto crescere dentro un profondo rispetto per questi popoli così malvisti dalla nostra spocchia, e invece ricchi di dignità, di colore, di tradizioni ataviche che spesso reputiamo spente o comunque scomparse.
Una volta qualcuno disse che la Grecia aveva donato la luce al mondo per poi spegnersi definitivamente. 
La fiamma di Angelopoulos sta lì a dimostrarci che niente è perduto, che qualcosa è rimasto, e rimarrà anche dopo questa sua stupida morte.
So long, Theo, so long.

18 maggio 2010

chi l'ha scritto?


La “predicazione politica” della Chiesa, dunque, è in larghissima parte centrata sulla morale della vita, della sessualità e del matrimonio e non su virtù – l’onestà, la dedizione, la sincerità, il rispetto, la dignità, il lavoro, l’impegno – che attengono alla dimensione comune della vita e delle relazioni sociali. Se nelle questioni dell’etica pubblica i valori morali, anzi questi specifici valori morali non negoziabili, sono considerati come le vere e indispensabili virtù civili è inevitabile che la “questione antropologica” diventi non solo il principale, ma di fatto l’unico tema qualificante dell’impegno politico dei cattolici. Il risultato è quello di svalutare altre forme di impegno, per cui appare “più cristiano” il politico che si oppone al divorzio breve o al riconoscimento delle unioni gay di chi vive con coerenza di esempio e di testimonianza la propria fede. Sembra diventato più cristiano opporsi ai Pacs che non rubare, non mentire, non mancare ai doveri di giustizia. Da oltre Tevere suscitano più parole di riprovazione e di scandalo i politici che “attentano alla famiglia indissolubile fondata sul matrimonio” di quelli che degradano la vita pubblica fino ai confini - e spesso oltre i confini - del malaffare. Così la Chiesa, ”agenzia morale” per eccellenza nella società italiana, abdica al suo ruolo da protagonista per la crescita di un’etica civile, rispettata e condivisa, volta al bene comune.
[...]
L’occidente libero e liberale ha certo le sue radici culturali e storiche anche nel cristianesimo e nella sua idea di libertà e dignità umana, ma sarebbe storicamente infondato sostenere che quando la società europea si è mossa in direzioni diverse da quelle suggerite e imposte dal Magistero abbia indebolito la propria identità e la propria capacità di coesione e di inclusione. A 150 anni dall’Unità d’Italia, è perfino inutile ricordare che sulle tesi del Sillabo è stata la Chiesa a dovere ricredersi ed emendarsi. Se poi parliamo dell’Occidente libero di oggi – e non di quello delle guerre di religione, dell’inquisizione, della colonizzazione, e della violenza politica totalitaria – penso che esso viva il tempo migliore per la promozione umana e per la libertà cristiana, molto più di quello in cui il “potere” era cristiano e dunque gli individui non erano davvero liberi di esserlo. Per questa libertà e non per la sua immoralità l’Occidente è nel mirino del fanatismo religioso islamista.

Credo che sia fuorviante affermare che divorzio, aborto legale, coppie gay o fecondazione eterologa siano una degenerazione destinata a far perdere di identità, di unità e di forza la società italiana più che l’illegalità diffusa o la mancanza di un sentimento comune di appartenenza civile alla Repubblica, del cui destino siamo tutti artefici.

Nessuna persona libera e ragionevole chiederà mai alla Chiesa, di rinunciare al suo messaggio, alla predicazione, al proselitismo, ma questo uso dei temi bioetici e della morale sessuale possono al più nutrire il neo-confessionalismo politico, non divenire la comune frontiera della moralità civile del Paese.

Peraltro, appare sempre più evidente che la partita dei “valori non negoziabili” si gioca ormai pressoché interamente sul piano politico-legislativo e non su quello pastorale, come se la Chiesa, prendendo atto della sempre più evidente “disobbedienza cristiana” ai principi della morale sessuale e familiare, considerasse necessario ricorrere alla forza cogente della legge per surrogare la scarsa forza persuasiva della predicazione.


Benedetto Della Vedova, uno del Pdl

21 aprile 2010

le origini di eyjafjallajokull

La babele di lingue che governa il mondo è straordinaria. Quando provi ad andare fino in fondo alle origini di un termine, ti ritrovi un po' come il lettore dell'immaginario libro di Borges: ogni pagina è divisa in altre due pagine che sono a loro volta divise per quattro che sono a loro volta...
Ebbene: chissà chi è stato il primo ad aver scritto Eyjafjallajokull. Credo sia bastato solo lui: gli altri a seguire hanno fatto copiaeincolla.

16 marzo 2010

Invictus



Oltre la notte che mi copre, nera
come nero il pozzo da cima a fondo,
per l’anima mia inviolata e altera
ringrazio ogni dio che esista al mondo
Nella selvaggia morsa degli eventi
io non ho disperato o barcollato.
Sotto la sorte e i suoi percuotimenti,
nel sangue, il capo Io non ho chinato
Oltre quest’inferno di pianto e d’ira
non v’è che delle tenebre l’Orrore.
Se pure contro me il tempo cospira
mi trova e troverà senza timore
L’impervia uscita non mi fa impressione,
né la spietata pena che mi sfida,
del mio destino io sono il padrone:
dell’anima mia io sono la guida
Un film che ti alzi in piedi affaticato, provato, con un dolore intrigante che percorre le ossa e la coscienza. Perché questo è il film che riesce a far capire quanto spirito e corpo debbano sempre camminare insieme, tenendosi per mano, magari ogni tanto litigando, per poter affrontare meglio la vita, nei momenti bui, nei momenti felici, ma soprattutto nei momenti del dubbio. E quando sei un nero che per secoli hai subito le ignominie dell’uomo bianco, è difficile ricordarti di essere uomo e saper convivere serenamente con il tuo ex nemico.
Eppure Nelson Mandela è questo. Eppure Clint Eastwood è questo. Eppure Invictus è una straordinaria lezione su moltissime cose, per tutti noi.
Ho trovato infantile questo criticismo all’italiana che ha voluto trovarci pecche stilistiche, o una retorica esagerata o cose simili. In realtà i tromboni dell’appuntino ad ogni costo sono invidiosi degli anglosassoni: per noi italiani la retorica è cosa tronfia pesante, ridicola, asfissiante e dedicata a qualcosa di temporaneo e individualistico; per gli anglosassoni, invece, la retorica è una missione, è un’aspirazione, è un’attitudine, è essere come il capitano della squadra sudafricana e saper guidare i suoi verso l’assoluto, perfettamente consapevole che all’inizio in molti aderiranno per inerzia; ma è proprio in questo modo che i meno convinti si rendono conto che ogni mondo è possibile… praticandolo.
E il rugby è l’allegoria perfetta per tutto questo.
Un film straordinario che ti resta appiccicato addosso come un profumo suadente. Un film nobile che sa raccontare le cose esaltanti in maniera soffusa o le banalità quotidiane con humor quasi serioso.
Dispiace solo uscire dalla sala e rendersi conto che in Italia tre personaggi simili (Eastwood, Freeman/Mandela e Damon/Pienaar) siano impossibili da trovare, per un difetto culturale di fondo che proprio non vogliamo scardinarci. Guardate il film e fatevi questa banalissima domanda terra terra: quando mai in ufficio ho avuto un “capo” capace di rendersi conto dei propri limiti? Quando mai qualcuno si è preoccupato di sapere cosa fossi in realtà? Quando mai un leader italiano ha saputo guidare il paese andando oltre le convenzioni, le ipocrisie, comprendendo le ragioni delle minoranze e quietando l’entusiasmo della maggioranza? 
Invictus andrebbe proiettato nelle scuole, per insegnare ai ragazzi che è possibile essere persone per bene, che è possibile coltivare gli ideali, che è possibile costruire qualcosa di concreto anche grazie all’enfasi, allo spirito di squadra, all’onesto rispettare le regole, alla coerenza tra il nostro dire e il nostro fare…

05 ottobre 2009

i suicidi di France Telecom

Nel sottovalutato E venne il giorno di M. Night Shyamalan, le persone si suicidano in massa nei modi più efferati.
Il motivo? La Terra è diventata allergica a noi.
La sequenza più "bella" vede un operaio intento a sbrigare le sue faccende che si alza di scatto per un ruomore secco: è un amico che è caduto dall'impalcatura... poi ne segue un altro, e poi un altro, e poi altri ancora. Il tutto ripreso dal basso, con queste ombre stagliate sul sole che si avvicinano sempre più fino a sfracellarsi sul suolo.
Credevo fosse solo un gioco cinematografico. Ma da quando ho letto queste impressionanti notizie, me lo rivedo mentalmente più e più volte.
Terribile.

 

05 settembre 2009

i bei discorsi:
Angela Merkel

IL MIRACOLO DELLA PACE

da Repubblica - 2 settembre 2009

COMINCIÒ sessant' anni fa con l' aggressione tedesca alla Polonia il capitolo più tragico della storia europea. La guerra scatenata dalla Germania portò dolore e sofferenza incommensurabili a molti popoli, anni di totale privazione dei diritti, anni di umiliazione e distruzione. Nessun paese ha sofferto cosìa lungo dell' occupazione tedesca come la Polonia. Proprio nei tempi bui, di cui parliamo oggi, il Paese fu raso al suolo. Cittàe villaggi vennero distrutti. Nella capitale, dopo che l' insurrezione del 1944 fu soffocata nel sangue, non fu lasciata in piedi nemmeno una pietra. Potere arbitrario e violenza segnarono in quegli anni la vita quotidiana di ogni famiglia polacca. Oggi qui, sulla Westerplatte di Danzica, io, cancelliera federale, ricordo con rispetto profondo tutti i polacchi a cui fu arrecato dolore inenarrabile sotto i crimini dell' occupazione tedesca. Gli orrori del ventesimo secolo ebbero il loro culmine nell' Olocausto, la sistematica persecuzionee sterminio degli ebrei d' Europa. Io ricordo con rispetto profondo i sei milioni di ebrei e tutti gli altri che trovarono una morte atroce nei campi di concentramento e di sterminio tedeschi. Io ricordo con rispetto profondo i molti milioni di uomini che dovettero sacrificare la loro vita nella guerra e nella Resistenza contro la Germania. Io ricordo con rispetto profondo tutti gli innocenti che dovettero morire di fame, freddo o malattia a causa della violenza di quella guerra e delle sue conseguenze. Io ricordo con rispetto profondo i 60 milioni di esseri umani che persero la vita a causa di questa guerra che fu scatenata dalla Germania. Non ci sono parole che possano restituire il dolore atroce di questa guerra e dell' Olocausto. Io m' inchino davanti alle vittime. Lo sappiamo bene: non possiamo cancellare l' orrore della seconda guerra mondiale o fare come se non fosse accaduto. Le cicatrici resteranno a lungo visibili. Il nostro compito è costruire il futuro con la consapevolezza sempre presente della nostra responsabilità. L' Europa siè trasformata da continente d' orrore e violenza in un continente di libertà e pace. Il fatto che ciò sia stato possibile è né più né meno che un miracolo. Noi tedeschi non lo abbiamo mai dimenticato: gli amici della Germania all' Est e all' Ovest hanno aperto questa strada con la loro prontezza alla riconciliazione. Hanno teso a noi tedeschi la mano della riconciliazione e noi l' abbiamo afferrata, colmi di gratitudine. Sì, è un miracolo il fatto che noi quest' anno non dobbiamo ricordare solo gli abissi d' infamia della storia europea avvenuti settant' anni fa. È un miracolo che possiamo anche ricordare quei giorni felicie fortunati che vent' anni fa portarono alla caduta del Muro di Berlino, alla riunificazione della Germania e all' unità dell' Europa. Perché solo con la caduta della cortina di ferro il cammino dell' Europa verso la libertà poté dirsi compiuto. Nella tradizione di Solidarnosc in Polonia, la gente allora aprì ovunque con coraggio le porte verso la libertà. Noi tedeschi non lo dimenticheremo mai. Non dimenticheremo il ruolo dei nostri amici in Polonia, in Ungheria e nell' allora Cecoslovacchia. Non dimenticheremo il ruolo di Mikhail Gorbaciov e dei nostri amici e alleati occidentali. Non dimenticheremo il ruolo della forza morale della Verità che nessuno incarnò in modo così convincente e credibile come Papa Giovanni Paolo II. Anche per questo noi tedeschi ci siamo impegnati ad aprire alla Polonia e agli altri Stati dell' Europa centrale e orientale la strada verso l' ingresso nell' Unione Europea e nella Nato e a stare al loro fianco. Sì, è un miracolo, una grazia, il fatto che noi europei oggi possiamo vivere in libertà e in pace. Non c' è nulla che possa rappresentare la grande differenza tra il 1939e oggi meglio della stretta e fiduciosa collaborazione tra Germania e Polonia e delle molteplici relazioni d' amicizia tra i nostri due Paesi. L' unità dell' Europa e l' amicizia della Germania coni suoi vicini trovano forza nel fatto che noi non chiudiamo gli occhi sulla nostra storia. Lo hanno ben colto i presidenti delle conferenze episcopali tedesca e polacca nella loro ultima dichiarazione congiunta: «Insieme dobbiamo guardare al futuro senza dimenticare o minimizzare la realtà storica in tutti i suoi aspetti». Se nel mio Paese pensiamo anche al destino dei tedeschi che, in seguito alla guerra, persero la loro patria, lo facciamo sempre nel senso indicato da queste parole dei vescovi. Lo facciamo con piena consapevolezza della responsabilità della Germania. Lo facciamo senza voler riscrivere il capitolo che riguarda la responsabilità storica della Germania. Questo non accadrà mai. Proprio consapevole di tutto ciò, settant' anni dopo io sono venuta qui a Danzica, in questa città segnata dal dolore, ma splendidamente restaurata. Signor Presidente, signor Primo ministro, mi commuove profondamente il fatto che mi abbiate invitato alla cerimonia di oggi in qualità di cancelliera tedesca. Vedo in questa vostra scelta un segno del nostro rapporto di fiducia, della nostra stretta cooperazione e dell' autentica amicizia tra i nostri due Paesi, tra la gente in Germania e in Polonia. E per questo voglio ringraziarvi. - ANGELA MERKEL

25 agosto 2008

la potenza del corpo

Il corpo, non solo quello umano. Ma anche lo "spirito di corpo", che in molti dovreste sperimentare prima di continuare a tediarvi nelle vostre scarne vite.
Da oggi sono un supereroe, perché ho vissuto un'esperienza rara e unica che auguro a tutti di potervi inventare, tanto costa poco e tanto è facile da organizzare: una gita in bicicletta.
In sei giorni, ho percorso 370 chilometri lungo il Danubio, dall'austriaca Vienna, passando per la slovacca Bratislava, per finire all'ungherese Budapest.
370 chilometri in cui ho imparato a conoscere il mio corpo - e lo "spirito di corpo", senza mai perdere contatto con la realtà, ma leggendola da un punto di vista totalmente nuovo, come se fosse la prima volta.
Ogni volta che stavo per cedere, ogni volta che disperavo, ogni volta che sentivo il ginocchio dolorare terribilmente. Ogni volta che la salita si presentava più alta e perigliosa, ogni volta che la strada mordeva tutte le mie membra più recondite, ogni volta che sentivo crollarmi dentro le mie energie... c'erano due persone accanto a me.
Sempre.
Mia moglie o Alberto, un gigante emiliano dal cuore generoso di un bambino maturo e sorridente, che mi aspettavano, mi coccolavano, mi suggerivano, mi sorridevano.
Erano come una luce nel buio di uno sforzo mai intrapreso prima, impossibile per chi ha la sarcoidosi come me, perché il cuore è disperato, i polmoni affaticati, le giunture sfibrate e sfibranti.
E allora senti che avere accanto qualcuno, silente ma presente, che sa darti gioia e coraggio, significa che forse c'è ancora qualcuno che sa esistere e non sopravvivere a se stesso.
Eppoi... che mangiate, ragazzi, che mangiate!
Perché il corpo brucia come una macina. 4 litri d'acqua in 6 ore senza mai andare in bagno. Primo, secondo, terzo, dolce e caffè sia a pranzo che a cena, magari rubando anche dal piatto di mia moglie... il corpo brucia, eccome se brucia.
Non c'è niente di più bello che mangiare con persone belle, una famiglia intorno al cuore di quest'uomo, mia moglie che sorride anche quando dorme, e una bicicletta che non si romperà mai.
Io da oggi sono un supereroe, perché ho conosciuto veri esseri umani.

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24 luglio 2008

archives:
6 6 6
is no longer alone

L'avevo promesso: questo è il post numero 666. Parlare di Anticristo dopo aver subito il Lodo Alfano sarebbe cosa quasi ridicola, proprio perché ovvia.
Avrei voluto parlare magari di un episodio sconcertante che ha visto mia moglie come spettatrice, ma ve lo rimando a lunedì.
Bisogna strappare un sorriso dalle nostre facce così disintegrate dalla meraviglia per come si continui a crollare verso il basso, e dal disprezzo per quanta gente adori distruggere quel poco che è rimasto di quest'Italia sciatta e cialtrona.
Siamo soli, veramente soli. Non c'è un faro, un riferimento, neanche uno stronzo cui fare affidamento.
E allora, per oggi, giusto per oggi, leggetevi questa stupidata
La tentazione era tanta e non potevo esimermi dal dedicare un post a questo giorno irripetibile.
Intendiamoci: mi divertono un mondo gli esoterismi, le commistioni, il simbolismo... son tutti aspetti dell'essere umano che lo rendono veramente unico e irripetibile.
Eppoi i numeri religiosi e apocrifi mi appartengono totalmente. Sono nato il 12, numero complessissimo già di sé... la cui somma è 3 (aridanghete).
Il mio mese è luglio, chiaro riferimento alla stirpe Julia, di divina discendenza (seguendo certe cose di Virgilio e dintorni).
Il mese di Luglio viene anche espresso con il 7, altro numero stracolmo di simbolismi. In più, la stilizzazione del mio segno zodiacale son due 6 capovolti e combacianti.
E, guarda caso, il mio anno di nascita è il 1966. Quel 9 vicino ai due 6 è un miracolo di riferimenti.
Il giorno in cui venni estroflesso era un mercoledì, dedicato a Mercurio (scusate la modestia)... se poi ho sbagliato, poteva essere un martedì, che non sarebbe così malvagio.
Il luogo del parto era a tre isolati (3) dalla Piramide Cestia, qui a Roma, a pochi metri anche dal cimitero acattolico. Son vissuto dietro Borgo Pio, in uno dei luoghi più esoterici di Roma.
A 12 anni mi son trasferito dietro la Basilica di San Clemente, nota per avere sotto il pavimento testimonianze di Roma, con ben 7 stratificazioni differenti, ben intellegibili (almeno per gli esperti) e considerata punto nodale per alcuni teorici della Magia Bianca.
Il mio cognome è considerato di origine ebraica, e fa riferimento al lupo ancestrale come anche a un tipo di acacia particolarmente robusto.
Sto giocando, è ovvio. Oltretutto non credo nei segni zodiacali e in tutte queste cose; in realtà ancora oggi sto malissimo se penso che il mio eroe preferito, Corto Maltese, è nato due giorni prima di me. A saperlo, avrei fatto di tutto per nascere prima.
E come dimenticare le palate di film dedicati al genere? L'esorcista tra tutti. La colonna sonora è un simbolo nel simbolo. L'incipit è ripreso da Tubular bells dall'esordiente Mike Oldfield (la cui copertina rimanda al segno della doppia feritilità), che regalò palate di soldi alla nascitura Virgin (cioè "vergine", opposta - appunto - al subliminale della copertina), un'etichetta discografica che oggi te la ritrovi pure come cola scipita. Il resto della musica fu strappata dai leggii di grandi compositori (presenti o passati) come Anton Webern, Krzysztof Penderecki e Hans Werner Henze. Sulle biografie di alcuni di questi pendono aneddoti ai limiti del naturale.
E una copia della statua cattivissima che s'intravede nel film me la son ritrovata davanti nel Pergamon Museum di Berlino. Ebbene: è l'unica foto che non è venuta... chissà perché.
Più in generale, il tema è così affascinante che ho trovato mucchi alti così di siti, blog, riferimenti più o meno accademici.
Per concludere, il titolo del post rimanda a un verso della bellissima Supper's ready dei Genesis di Peter Gabriel. Anche qui un riferimento personalissimo. Quando ere fa stavo risalendo il Rio delle Amazzoni, mentre la barca si muoveva lentamente, vidi spiccar dal nulla sette arbusti alti e grossi, leggermente piegati dal vento. Mi ricordavano un altro passaggio di questa lunghissima suite: Six saintly shrouded men move across the lawn slowly, The seventh walks in front with a cross held high in hand...
Se guardate bene la copertina, poco sotto la G di Genesis, li troverete quatti quatti che camminano verso chissà quali lidi.

ps perdonate se son stato così fasullo dal forzare anche l'ora di questo post

27 dicembre 2007

Cnosso

Anziché un buon anno generico, vi invito a tuffarvi dentro Cnosso: chi c'è stato sa perfettamente quanto possa diventare deludente; io ho cercato di raccontarvelo a mio modo.
Lo sapete, non amo mettere video complessi dentro You Tube, perché non amo essere derubato delle mie idee, anche se oggettivamente potrebbero risultare scarse o prevedibili.
Però ho girato nel web e ho visto che bene o male si fanno sempre le stesse foto. Io ve le faccio vedere così, con un bellissimo e devastante brano dei Porcupine Tree.
Alzate il volume, purché non diate fastidio al vostro vicino...
Torno il 2 gennaio. Statemi bene.




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30 novembre 2007

tassisti e buoi
dei paesi tuoi

I post su commissione sono stimolanti e impegnativi al tempo stesso: mentre Benigni mi deliziava col suo irrefrenabile Quinto Canto dantesco, Andrea D. mi manda un sms chiedendomi un post sui tassisti nostrani.
Be', innanzitutto la parola taxi mi rimanda irrimediabilmente a Rilke, uno dei miei poeti preferiti. Le sue mirabili elegie duinesi furono intarsiate durante i soggiorni in quel della magione di Duino, di proprietà della principessa Marie Hohenlohe von Thurn und Taxis. Non ci vuole un genio per intuire che i tassisti di tutto il pianeta prendono il nome da una felice intuizione di quei nobili, ancor oggi una delle casate più raffinate e ammirate d'Europa.
Già, che noi invece li chiamiamo tassinari perché spesso sa più di insulto classista che di riconoscimento professionale. Non voglio fare la mia solita polemica trasversale contro i vari sofrimillescalfarotti, perché tanto non sortisce l'effetto voluto/dovuto: ho notato, però, che nessuno di questi accoliti veltroniani ha speso una parola una su come Valter stia permettendo a questi figuri di comportarsi come si comportano. Se siamo arrivati all'assedio fascistoide è perché finora Veltroni si è dimostrato non credibile. Silenzio per malafede, ipocrisia o censura? Fate voi.
Arrivate a Fiumicino e venite accolti da loschi figuri che impongono cifre scandalose. Alla Stazione Termini è ancor peggio... eppoi fumano, blaterano contro tutto e contro tutti, non rispettano il codice della strada. E dire che hanno sulle portiere il simbolo del Comune di Roma (dico: Roma!).
Ricordate Il collezionista di ossa, film che fece conoscere ai più le michelin di Angelina Jolie? In una scena di raccordo, un tassista taglia impercettibilmente la strada a un'auto. Immediatamente gli si accosta un tipo col tesserino comunale per multarlo; una sorta di poliziotto dei tassisti. Poi si scopre che l'altro è l'assassino... ma l'idea culturale resta, e fa impressione. A New York, infatti, i tassisti rispettano le regole in maniera direi paranoica. Non rompono le scatole coi loro deliri, rilasciano la ricevuta fiscale senza che tu debba chiedergliela; fantascienza forse, ma New York è mille volte più grande di Roma, quindi certi giustificazionismi sinistrorsi nostrani sono indecenti.
Ad Amsterdam era saltata la corrente elettrica: il trenino per l'aeroporto non poteva partire. Nel giro di pochi minuti, decine di taxi hanno prelevato gli appiedati per portarli di corsa alla mèta. Sempre rispettando i limiti di velocità, le strisce pedonali e... il tariffario, visibile e vincolato.
Ad Anversa un tipo silmil Camus si è prodigato a spiegarci i posti più attraenti e quelli più pericolosi dell'intera città. Nessuna ricevuta, ma il tarrifario è regolarmente segnalato da un cartellone grande così dentro la splendida stazione ferroviaria.
A Barbados le cifre/tragitto sono regolamentate da tabelle governative. L'isola è microscopica, non puoi metterti certo a fare il furbacchione. Va detto che anche a Roma ci sarebbero cifre/base su alcuni tragitti ben precisi. Inutile chiedersi quanto vengano rispettate.
A Barcellona il servizio è sobrio, senza pretese, ma preciso e puntuale. Diciamo che litigano col codice della strada, ma quel poco che basta. Comunque impongono tariffe bassissime.
Da Bergen dovevo andare in un hotel disperso tra i boschi norvegesi. Prima di servirmi, il tassista mi ha indicato la cifra approssimativa e la durata del tragitto (così eventualmente potevo prendere il pullmann), offendendosi quando gli ho chiesto se mi avrebbe rilasciato la ricevuta per il mio ufficio. Lì è cosa naturale, con tanto di segnalazione scritta del tragitto e delle aree tariffarie.
A Berlino, codice della strada puntigliosamente rispettato, perfetto inglese, cortesia di circostanza ma ineccepibile.
A Dublino il tipo quasi si scusò per aver rivolto la parola a me e mia moglie. Il bello è che non si è mai permesso di guardarla o di rivolgersi direttamente a lei; passava sempre per il mio sguardo. Uomo di popolo, ma attento al suo ruolo istituzionale.
Nell'alto Egitto (che poi è nel sud, lo sapete) sono gli stessi tassisti ad autotutelarsi, limitando lo spazio ai furbi e agli illegali.
In Kenia i tassisti cattivelli vengono filtrati. A meno che uno non sia un imbecille, è pressoché impossibile farsi raggirare, perlomeno all'uscita dell'aeroporto.
A Lisbona il tassista ci ha portati in loco senza fiatare, guidando civilmente e depositandoci esattamente all'entrata del nostro settore. Ricevuta fiscale e sorriso sbiadito.
A Miami i quattro taxi che abbiamo preso si son comportati egregiamente, rilasciando ricevuta fiscale e abbassando la musica senza che noi lo chiedessimo.
A Toronto nessun problema di sorta. Tassisti discreti e attenti, osservano meticolosamente il codice della strada, tariffario rispettato e nessuna confidenza.
Vi dirò, a Creta ho incontrato l'unico tassinaro veramente cretino: guidava con le ginocchia, contromano in curva, a 130 km orari, agitando il telefonino e guardando dallo specchietto le scollature della mia signora e della sorella... sembrava di stare a Roma.

04 settembre 2007

Creta

Non amo il mare, non amo la Grecia e non amo le isole... e quindi sono andato a Creta.
Fortuna vuole che almeno non abbia trascorso quei giorni nel sud dell'isola, notoriamente infestata dai migliori rappresentanti della razza cafona. A Falassarna, infatti, regnano i tedeschi e i francesi, privilegiati spettatori delle migliori spiagge dell'intera isola. Spiagge roseate da ormai consunte barriere coralline, erose da millenni di mareggiate tenui ma decise... che poi tanto tenui non furono, visto che la civiltà minoica fu spazzata da uno tsunami figlio dell'eruzione di Santorini.
Sole e divertimento tanto. Compresi due magnifici nipotini e una compagnia di dignitosi giornalisti, ben lontani dai canonici mascalzoni che leggiamo ogni giorno. Certo è che se stai lì, devi andare a vedere quanto costruì Dedalo in tempi non sospetti.
Per andare da Falassarna a Cnosso bisogna ripassare dal via, percorrendo 150 km in linea d'aria che si trasformano in un inferno di finta autostrada che non puoi certo percorrere sotto le tre ore; circondato peraltro da assassini armati di volante, da un asfalto peggiore di quello veltroniano (il che è tutto dire) e da un rispetto del codice della strada da quarto mondo.
Indicazioni per le rovine di Minosse non ci sono, escludendo ovviamente un bisunto fogliettino formato biglietto da visita, seminascosto da sciatto fogliame sporco di incuria.
Però Cnosso ne vale la pena. Si respira aria di possenza.
C'è un nonsoché di eterno tra quelle mura, sotto un caldo cocente e un continuo vociare di gruppi armati di guida e macchinetta; c'è un nonsoché di austero, istigato dal piccolo Simone che mi indica foto da scattare perché le mie sono belle e gli faranno fare bella figura a scuola; c'è un qualcosa che richiama le mie radici, mentre mi volgo indietro cercando il mio io di 30 anni fa, quando leggevo le Civiltà sepolte di Ceram o i poemi di Byron; c'è un delicato suono che persiste tra quei rovi e quelle mura, ispirato come sono a rendermi conto che ancora una volta sono nella Storia, che nessuno potrà mai cancellare, nessuno potrà mai improvvisare.
Ero partito col muso storto, perché non amo il mare, non amo la Grecia e non amo le isole. Ma son tornato compiaciuto, con il rocchetto di Arianna tra le mani.


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05 marzo 2007

con i gay

Commentava Luca: I gay? Quante volte mi son sentito dire "Avete un lavoro, magari un fidanzato, nessuno vi perseguita, ma che volete di più?" Ovvero, in altre parole: nessuno vi mette in galera perché vi inchiappettate, anzi siete liberi di farlo a casa vostra, ma non rompete! Proprio l'altro giorno, un tizio che conosco, comunistissimo, di idee aperte quanto vuoi, che "ha tanti amici omosessuali" (come odio sentirlo dire!), affermava che le priorità del governo ora non sono quelle di legalizzare "due froci che fanno incularella". Dimenticando che è questione di rispetto (che lui stesso non ha nei confronti dei suoi numerosi amici gay, dicendo questo alle loro spalle) e che uno Stato ha dignità solo se ce l'hanno tutti i suoi cittadini.

Invece, secondo la raffinatissima Binetti, i gay sono "deviati". Verso dove, non si sa. Certo è che in un paese civile, la responsabile di simili affermazioni razziste verrebbe immediatamente cacciata via dal Parlamento, con pubblico biasimo delle più alte cariche istituzionali (vero, Mister President?).
Ricordate i vari manifesti della razza, italici e tedeschi? Be', la Storia spazzò via quei vomiti ideologici. Ma da troppo abbiamo abbassato la guardia, e il Tempo ci sta dando una pesantissima lezione.
Il 10 marzo venite a Roma: c'è una manifestazione dichiarata come solidale verso i gay; in realtà ci stiamo giocando tutti qualcosa.
Dice: ma sei gay? E che domanda è mai questa!?

Il sindaco di Berlino è gay, ma nessuno va ad indagare nella sua camera da letto; semmai ci si chiede come operi a livello amministrativo e politico. Bene, secondo molti.
Veltroni è etero, ma perde tempo all'ombra dei lucchetti in fiore di Moccia, il mediocrissimo scribacchino che ha fatto la sua fortuna cogliendo l'attimo giusto e invitando una gioventù senz'anima a insozzare una città già sfiancata.