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il blog di Alessandro Loppi
15 aprile 2026
INSOMNIA di Robbie Robertson (Jimenez)
DAVID BOWIE - OLTRE LO SPAZIO E IL TEMPO di Paul Morley (Hoepli)
28 gennaio 2026
È ANDATA BENE, RAGAZZINO di Anthony Hopkins (Longanesi)
Lo so, sembra un paradosso per farmi sembrare il critico difficilone quale non vorrei mai essere. Però questo suo equilibrio tra identità e immedesimazione mi piace tantissimo. Il cinema è menzogna, ma va fatta bene; e Hopkins sa rendere benissimo la sua parte, con la consapevolezza autentica di far parte della menzogna.
Ecco, questo bellissimo libro mantiene questo stile. Hopkins racconta sé stesso, con l'autentica consapevolezza che un'autobiografia è un racconto leggendario, quindi epico, quindi impossibile nonostante racconti il vero; anche quando si cade, anche quando si perde, anche quando si sbaglia.
L'ho letto in una sola giornata, tornando e ritornando spesso indietro per assaporare alcuni passaggi. Vi auguro vivamente di provare la stessa esperienza emotiva
31 dicembre 2025
IL SERVIZIO DIVINO DEI GRECI di Friedrich Nietzsche (Adelphi)
Mettendo a punto un inedito metodo di ricerca storica e prendendo a bersaglio l'immagine «chimerica» del mondo greco e il donchisciottismo dei filologi - invitati ad andare a scuola dagli etnologi e dagli antropologi -, Nietzsche passa in rassegna le contaminazioni straniere di cui è impregnata la religione greca.
Un testo che si fa divorare, imponendoti con grazia di andare avanti e poi avanti e quindi avanti, fino all'ultima pagina.
La cultura greca, la sua capacità di amalgamarsi (anche violentemente) e comunque riconoscersi nonostante fosse inizialmente dispersa tra contesti sparsi, quasi "provinciali", per poi esplodere in una sorta di apparente unicum che ancora oggi ci lascia a bocca aperta.
Come il nemico cancellava l'esistenza di uno Stato nel momento in cui s'impossessava, con l'astuzia o con la forza, delle reliquie protettrici, così ogni vincitore otteneva il soggiogamento o l'emigrazione di una tribù per prima cosa attraverso il rapimento delle sue immagini protettrici: costume antichissimo.
Nietzsche riesce nel difficile compito di andare in profondità, di analizzare minuziosamente ogni singolo elemento delle differenti culture, delle contaminazioni subìte o accolte, appassionando il lettore con rara empatia.
L'intera natura non è altro che la somma di azioni emananti da esseri dotati di volontà e coscienza, dunque una somma di atti arbitrari. In rapporto alle cose esterne, non esiste alcuna possibilità di prevedere che esse andranno in un determinato modo. Ciò che è pressappoco sicuro, prevedibile, siamo noi: l'uomo è la regola, la natura è assenza di regole.
Diventa affascinante esplorare anche il valore della religiosità ellenica, che sembra confermare una sorta di archetipo ipotetico cui ognuna delle singole realtà si conformò durante la lenta assimilazione nell'unicum geopolitico.
Il senso del culto religioso è quello di influenzare ed esorcizzare la natura a nostro vantaggio, vale a dire, di imprimerle una legalità che di per sé non possiede; mentre oggi si vuole conoscere la legalità della natura per potervisi conformare. In breve, il culto religioso riposa sulle rappresentazioni della magia tra uomo e uomo; e il mago è più antico del sacerdote. Ma riposa allo stesso modo su altre e più nobili rappresentazioni: presuppone il rapporto di simpatia tra uomo e uomo, la benevolenza, la riconoscenza, l'esaudimento delle preghiere dei supplici, il patto stipulato tra nemici, i pegni, la protezione della proprietà, e così via.
E se la nostra etica è ormai personale e personalistica, non lo era quella ellenica, così responsabile verso sé stessa e le sue componenti.
Oggi la colpa è considerata come una macchia personale, ma nei tempi antichi il misfatto del singolo era visto come un'empietà dell'intera tribù, un oltraggio alla divinità la cui vendetta ricadeva sull'intera tribù.
Nonostante sembri un testo tecnico, strutturalista, antropologico, ha la capacità di spiegare in maniera chiara e lucida ogni possibile angolo dei mille rivoli culturali che hanno caratterizzato il fiume ellenico, quella piena di meraviglie che solo la cultura romana ebbe la capacità di accogliere, trasformare e in parte oscurare con la propria cultura, altrettanto contaminata e contaminante.
26 dicembre 2025
1177 a. C. IL COLLASSO DELLA CIVILTÀ (Bollati Boringhieri)
Vennero dal mare. Sappiamo il loro nome e poco altro: li chiamiamo «Popoli del Mare» e al loro arrivo caddero regni millenari e l’intera Civiltà del Bronzo collassò repentinamente. Dopo, seguirono solo lunghi secoli bui.
Questo è il raro caso in cui un libro rigoroso e "scientifico" riesce anche ad essere un avvincente testo di avventure, di colpi di scena, di momenti in cui il lettore partecipa con entusiasmo e passione, pur sapendo "come va a finire.
Scritto benissimo, tradotto con cura, chiarisce in maniera definitiva le origini dei Popoli del Mare e il significato anche culturale della loro comparsa (e poi scomparsa).
Incontreremo popoli da tempo scomparsi ed altri che ancora oggi mantengono viva la fiamma delle loro tradizioni: egizi, ittiti, assiri, babilonesi, mitanni, minoici, micenei, amorrei, ugariti, cretesi, ciprioti, cananei.
Scopriremo il peso specifico del passaggio dalle due grandi età (del bronzo e del ferro) e come questo abbia innescato uno strappo in avanti quasi violento dell'Umanità.
Oltre alla Storia e all'Archeologia, incontreremo la quotidianità, la Scienza, le usanze, la cultura, le religioni, anche gli aneddoti, raccolti dentro un'area geografica incredibilmente eterogenea (l'immenso bacino eurasiatico che coinvolge anche il nord dell'Africa).
Un libro che può entrare nel cuore di ogni lettore di ogni possibile età
25 dicembre 2025
APPUNTI FILOSOFICI 1867-1869 - OMERO E LA FILOLOGIA CLASSICA di Friedrich Nietzsche (Adelphi)
I testi contenuti in questo volume sono nella loro quasi totalità inediti in italiano e appartengono al periodo anteriore alla Nascita della tragedia, situandosi così fra il servizio militare e l’ultimo inverno trascorso a Lipsia
Come si legge nel finale della sinossi di questo libro, "Nel loro insieme questi testi modificano in modo sostanziale l’immagine corrente del giovane Nietzsche". Ed è vero.
Ora, per quanto uno studente-tipo di un qualsiasi liceo possa ricordare o sapere ben poco di questo autore, sicuramente conosce le pretese della vulgata comune che lo collocano al centro del pensiero nazista, o comunque un riferimento di alto profilo di quel movimento omicida.
Potrebbe anche essere così, e non sta a me contestarlo, soprattutto in un blog, soprattutto in questo internet, così urlato e superficiale.
Però, questa raccolta di pensieri, di sentenze, di considerazioni, di testimonianze e anche di studi, raffigura perfettamente i tormenti e le esigenze di un giovane, le sue aspirazioni, le sue battaglie interiori, i suoi dubbi; ma anche una rara capacità di entrare dentro le cose, l'anima, la Storia, le origini del Pensiero, la Filosofia.
Una sorta di testo-guida, insomma, ricco, ricchissimo, di momenti da conservare, da contestare, che stimolano sia la mente che la pancia.
A latere, per chi si ostina a cercare riferimenti all'attualità, qui ne troverà parecchi. Il che dimostra la lungimiranza intellettuale di Nietzsche, come anche una certa caparbietà da parte dell'essere umano di ripetere certi errori, chiaramente in forme diverse.
Leggete qui:
Solo il singolo produce grande pensiero.
Le convinzioni della massa hanno sempre qualcosa di incompiuto e confuso.
Gli impulsi della massa sono invece più potenti di quelli del singolo.
Chi vuole descrivere l'ambito e il corso delle idee di epoche intere deve sempre tenere conto della stupidità e della paura che incute la totalità.
Guidare popoli vuol dire mettere in moto impulsi per imporre un'idea.
La stessa cosa vale anche nella pedagogia.
Quel che per gli uni è un impulso, per gli altri è spesso un'intuizione, un concetto
Oppure:
Una confutazione concettuale non è abbastanza forte da superare l'intuizione. Occorre estirpare bisogno con bisogno
Infine:
Una cosa vive - cioè le sue parti sono conformi al fine: la vita della cosa è il fine delle parti.
Ci sono tuttavia modi di vivere - cioè forme, parti - infinitamente diversi.
La conformità al fine non è assoluta ma assai relativa: vista da un altro lato spesso non è affatto tale
19 dicembre 2025
LE ALPI NEL MONDO ANTICO di Ralf-Peter Märtin (Bollati Boringhieri)
Le Alpi sono sempre state un luogo di incontro, di commerci e di fusione tra culture diverse.
In questo libro delizioso e ben scritto, lo storico tedesco Ralf-Peter Märtin racconta un mucchio di storie della regione alpina.
Racconta anche come venivano coltivati i terreni fertili della valle, come le pendici vennero terrazzate a vigneto, come i popoli cominciarono a usare i pascoli per il bestiame, in che modo iniziò il commercio di rame, di sale e di ferro.
Troviamo anche la saga delle battaglie dei cimbri e dei teutoni, l’avventura quasi incredibile degli elefanti di Annibale, il rapporto ambiguo dei romani con la montagna, la nascita dei ricoveri, dei monasteri e delle rotte commerciali che hanno caratterizzato la penetrazione della cristianizzazione tra le valli alpine alla fine dell’antichità.
Ho volutamente copiato la presentazione, rimaneggiandola leggermente, perché c'è ben poco da aggiungere, se non che è un libro godibile, ben strutturato, dove sapienza e comprensibilità sono ben miscelati, dove si ritrovano il lettore di passaggio e quello appassionato di argomenti trasversali come Storia, Antropologia, Archeologia.
Forse la verità sulla morte di Ötzi (l’Uomo del Similaun, per intenderci) è quella che mi è rimasta più impressa, come anche alcuni dettagli sulla microquotidianità delle età passate.
Alla fine, funziona tutto a meraviglia. Peccato solo che l'autore sia morto prematuramente (sempre che esista un'età "matura" per morire)
16 dicembre 2025
WENDY CARLOS - DA PIONIERA A MADRINA DELLA MUSICA ELETTRONICA (Arcana)
Con una scrittura giustamente didattica ma partecipata, senza presunzioni tecnicistiche o fronzoli egoriferiti, Anna Giulia Di Panfilo racconta con dovizia di particolari mai inutili la vita di un'artista che ha sfidato almeno due volte i preconcetti dell'epoca (oddio, non è che oggi siano spariti).
Il primo, è la transizione di genere. Wendy nasce Walter, ma le sta stretto pressoché immediatamente. E la caparbietà di puntare dritta alla sua anima di donna, in tempi in cui il risolino patriarcale e la gogna popolare erano più espliciti e violenti di quelli attuali, sono una dolceamara lezione di vita.
Il secondo, l'andare oltre le convenzioni barbose e petulanti, setacciando le partiture di Bach per ridare loro una luce moderna con arrangiamenti elettronici di insospettabile bellezza.
Ricordo ancora quando Stefano Pogelli mi suggerì di acquistare il cofanetto celebrativo di quel matrimonio impossibile tra musica elettronica e partiture barocche: una follia che mi rapì immediatamente, lasciando poco spazio alla quotidianità di quei giorni.
E mi sono fermato ai temi più immediati, quelli che di fatto attirano più gli appassionati o gli impallinati di elettronica. Questo piccolo libro, infatti, meriterebbe più spazio e attenzione, non solo musicali, non solo dalla prospettiva dei diritti LGBT+
SENZA PAURA di Mogol (Salani)
Una scrittura asciutta che racconta anche momenti famigliari o i tipici passaggi da romanzo di formazione, in cui la fortuna, il coraggio e la voglia di scoprire si amalgamano e si rincorrono con un'attenzione ponderata sull'uso delle parole (e non potrebbe essere altrimenti).
Ovvio che si parli di Battisti, ma è sorprendente il come. Mai astioso, mai polemico, quasi nostalgico, di quella nostalgia che sembra chiedersi "perché?". Perché si sono allontanati senza motivo? Perché hanno smesso di esplorare insieme quei sentieri unici e irripetibili. Forse, anzi sicuramente, la risposta sta già nelle domande; però dispiace vedere come la Canzone Italiana non sia stata più capace di riprendersi dopo quel divorzio.
Lucio Battisti e Mogol hanno costruito qualcosa di unico e irripetibile, che questo libro ha il coraggio di raccontare bene e nitidamente.
Ne consiglio la lettura







