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26 marzo 2012

il mio #Tabucchi

Ricordo la mia lettura di Sostiene Pereira come fosse ieri; e, invece, accadde vent'anni fa.
Sceso da cavallo, in quel della Lunigiana, avevo con me questo suo libro (e il "mio" Byron, ovviamente). Il cavallo mi guardava storto: mi ero appoggiato alla sua schiena, complice una pietra perfettamente levigata a foggia di sedia. 
Lessi quel Pereira tutto d'un fiato, sempre avvolto da quel gradevole odore di muschio qual è la pelle ben strigliata di un cavallo giovane. Due ore dritte dritte dentro la meraviglia di una scrittura semplice ma precisa, una trama ovvia ma deliziosa, un modo di scrivere che mi ricordava ovviamente il mio amatissimo Pessoa, ma senza quella forma di piaggiosa imitazione che tanto ammorba la scrittura italiana.
E poi, qualche settimana dopo, comprai anche Notturno indiano. Il film mi era dispiaciuto, ma il libro resta una chicca nella sopravvalutata biblioteca italica odierna. Lo lessi in metropolitana, nei miei andirivieni tra la Rai e Cinecittà: alzavo la testa, e già ero arrivato a destinazione. E lì l'odore era di metallo sgrassato, di aliti mefitici, di aglio e varechina, di noia e quotidianità.
Ecco, di Tabucchi ricordo questi due momenti. E non passa giorno che non mi chieda che fine abbia fatto quel giovane cavallo, che ebbe la delicata accortezza di non scansarsi mai, di accogliere la mia concentrazione, e di liberarsi energicamente solo dopo la chiusura del libro.
Tabucchi. Un cavallo. La metro. E i ricordi.

15 novembre 2007

diverso ad ogni costo

I due principi enunciati qui a destra sono di un uomo di colore e di un omosessuale. La piattaforma che ospita questo blog nasce dall'intuizione di un ebreo. Le prime idee sulla programmazione appartengono a una donna dell'800.
Le mie origini vanno divise in quattro: da parte di mio padre, il cognome può essere riferito o ad antiche origini marrano/spagnole/ebraiche oppure a recondite origini slave; da parte di mia madre, metà è siciliana - con sensibili influssi arabi e svevi, l'altra metà può tranquillamente reputarsi romana.
I miei scrittori preferiti sono un inglese bisessuale (Byron), un alcolizzato fanfarone (Hemingway), un portoghese impotente (Pessoa), un mercenario greco (Senofonte), un giapponese ultranazionalista nonché morto suicida (Mishima), un tossicodipendente uxoricida (Burroughs), un buddista anarchico (Salinger), un fascista convinto (Celine) e un comunista intelligente (Camus)... e altri simpatici amici che ora non ricordo.
Ascolto musiche di vario genere: il rock, strumento del demonio per eccellenza; il jazz, anarchico ed individualista; la classica, il canone ormai per pochi eletti; la contemporanea, la logica dei furbi.
I miei registi preferiti sono o ebrei, o gay o conservatori.
Il mio cellulare è finlandese, il mio pc è taiwanese, la mia macchina fotografica è giapponese con lenti tedesche, le mie scarpe spagnole, il mio cappotto newyorchese, parte dei miei orologi svizzera, magliette cinesi...
La mia donna di servizio moldava, l'operaio di fiducia polacco, il commercialista e l'avvocato romanisti, il cognato napoletano, l'unico amico non gay è laziale... e una moglie femminista, anarchica, in carriera, con un cuore e due occhi verdi grandi così.
Insomma: sono un maschio italiano eterosessuale di sinistra - ahimé persino cresimato - di razza bianca, puramente doc. Qualcosa da ridire?



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