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07 settembre 2023

NELLE MIE CORDE di Marc Ribot (Sur)

Un libro-mondo, o forse un libro-mente, l’autoritratto di un artista che non ha paura di seguire la propria intelligenza ovunque lo porti”: così si conclude la sinossi ufficiale di questo libro. Ma dimentica di dire una cosa: è un libro che Ribot ha scritto per sé stesso. E a volte non va bene scrivere solo per sé stessi… come in questo caso.
Conosco Ribot grazie alle sue collaborazioni con Tom Waits, David Sylvian e Vinicio Capossela. Ho avuto modo di ascoltare uno dei “suoi” generi e il suo progetto per wha-wha + orchestra, è un ottimo produttore e un incredibile arrangiatore, sa restituire ai committenti le esatte soluzioni… ma ciò non toglie che questo libro non funziona. Mi spiace, ma proprio non funziona.

22 dicembre 2014

guida all'ascolto della musica (1)

Qualche lustro fa, per recuperare una delle tante cattedrali del deserto romane costruite per Italia90 - proprio a ridosso dell'odierno EatItaly - qualche coraggioso organizzò un festival jazz chiamando tra gli ospiti... David Sylvian.
Sì, avete capito bene: David Sylvian.
Chi aveva organizzato il tutto, evidentemente era poco competente. Ma tant'è...
Il buon biondarello fece un concerto niente male, accompagnato solo da una chitarra, una tastiera, e un mucchio di effetti sparsi ovunque.
Ad un certo punto attaccò September.
Oh, ma questa da dove viene?
Non lo so... aspetta che chiedo
Franco, da dove viene questo pezzo?
Da Sigreds of de biaiv: er pezzo d'apertura
Ah, fico, non lo ricordavo... ma non c'erano gli archi?
Seh, e pure le frecce... ah ah ah
Sì, c'erano gli archi, erano 'rangiati da Sagamodo
Ah, vero... era un bell'LP. Chissà se poi farà Orrfeus
Speriamo, dài
Oh, è finita! Ma quanto durava?
Un minuto!
Un minuto?
Un minuto?!? Maddài... però, che bella, eh?

30 novembre 2014

parlando con Roger Waters di The Endless River dei Pink Floyd (magari)

Roger, permetti una parola
Se vuoi parlarmi di "quello lì", scordatelo
Lo vorrebbero tutti...
Allora, smamma
Aspetta, vediamo come posso conquistarti... se ti dicessi che considero Amused To Death un ottimo lavoro?
Lo è; quindi, non attacca
Se ti dicessi che ho ascoltato più volte Ça Ira?
Chi è che non l'ha ascoltato?... poi, però bisognerebbe vedere se gli è piaciuto... lasciami in pace, su
Scontrosetto, eh? In fondo devi a noi il tuo successo
"Noi", chi? Forse siete voi che dovete ringraziare me perché ho creduto nei Pink Floyd più dei Pink Floyd stessi
E allora perché cacciasti via Richard Wright?
Perché gli volevo bene, e non potevo accettare che si comportasse come si è comportato
Beh, e come si è comportato?
Wright è stato uno dei più grandi tastieristi pop e rock degli anni passati, e nessuno glielo riconoscerà mai
Eppure "quello lì" gli ha dedicato Endless River
Facile, ti dico, l'ha fatto con le clip avanzate di Division Bell
Vero, però gli ha riconosciuto l'importanza che aveva
E allora perché non l'ha difeso in vita?
Per contratto?
Vero... ma con i soldi che abbiamo guadagnato grazie a "voi", "quello lì" avrebbe potuto combattere di più per Wright, non credi?
Allora, se ti dicessi che amo Animals più di The Dark Side Of The Moon?
Saresti l'unico... insieme a me, ovviamente. E perché ti piace tanto?
Non so dirlo di preciso. Però è uno di quei lavori dei Pink Floyd in cui amo perdermi maggiormente, in cui sembrate ben amalgamati, in cui ognuno dice la sua individualmente ma nello stesso tempo insieme all'altro
Quindi, mi confermi una sindrome da Beatles?
Io i Bitols non li sopporto, troppo sopravvalutati... però chi di voi due era John Lennon?
Eh, bella domanda. Guarda, io credo che a noi sia mancato il Paul McCartney della situazione, uno capace di saper vedere in prospettiva le cose che facevamo, senza quelle sovrastrutture borghesucce alla John Lennon. Ringo era Mason (guarda caso, stesso strumento); Harrison era Wright (stessa indole); "quello lì" ed io sembravamo più Lennon che McCartney. Si provava a essere McCartney, ma ci mancava l'attitudine della prospettiva
Forse è per questo che ad un certo punto vi siete fermati, ripetendovi all'infinito?
Brutta domanda, ma forse vera... Cosa è 'sta roba in sottofondo?
Things Left Unsaid
Da quella cosa con il tipo al timone?
Sì, dall'ultimo dei Pin...
Mi ricorda quel momento sospeso, proprio a metà di Close To The Edge degli Yes... sai, quando tutto si ferma, prima che riprenda la vocina da chiesetta provinciale di Anderson? Ecco, Things Left Unsaid mi ricorda quel brano
Vogliamo andare oltre?
Sì, ma in cambio voglio il tuo Laphroaig, il quarter cask...
Ma costa quasi 200 euro!
Waters commenta "quello lì"? Waters vuole il tuo quarter cask.
Ascolta allora la successiva: It's What We Do
Ma dimmi tu: hanno preso Welcome To The Machine e ci hanno infilato dentro il Bolero finale da Shine On, una di quelle cose che solo Wright sapeva fare e che nessun critico del cavolo colse
Questa è di transizione, s'intitola Ebb And Flow
Roba inutile, sento. Spesso facevamo questi giochetti solo per godere di una parte più rilevante di diritti d'autore
Ok, ma è sempre composta da Gil... "quello lì" e da Wright
Non vuol dire nulla, credimi. Il mondo dei diritti d'autore è una trappola a cielo aperto
Questa s'intitola Sum

Come prendere la seconda parte di Echoes e buttarci dentro Sheep. E questo dici che è nuovo? Voglio la mia parte, diamine!
Andiamo oltre, dài, non ti scaldare. La quinta s'intitola Skins
E che ci faccio? Di nuovo Echoes, ma che incontra questa volta Saucerful Of Secrets... che poi fu un'altra cosa felice di Wright, altroché. La versione dal vivo, in Ummagumma puoi sentire la migliore, non ha mai reso onore alle idee di Wright... fu "quello lì" ad imporsi con un oooooooh del cavolo
La successiva s'intitola Unsung
Breve e inutile, scommetto che l'ha composta Wright e "quello lì" l'ha inserita solo per i diritti di cui sopra
Segue Anisina... Che mi dici di questa?
Sembra Baby Can I Hold You di Tracy Chapman ammucchiato dentro Us And Them e infarcito con un arrangiamento orchestrale da Comfortably Numb
The Lost Art Of Conversation?
Ah, bella... Meravigliosa! Peccato sia breve. Questo è il Wright che ci invidiavano tutti, persino Barrett
Senti, visto che ci siamo: ma è vero che Wish You Were Here è dedicato a lui... tutto l'LP, intendo
Uhm, che risposta vuoi che ti dia? Barrett ci è sfuggito di mano più di quanto tu creda: ne siamo stati responsabili, e forse carnefici della sua disfatta... anche se sono convinto che "quello lì" possa dire di più di quanto non abbia mai fatto prima... cosa è 'sta cosa di Morricone in sottofondo?
Non è Morricone, è On Noodle Street... pure il titolo ci somiglia, eh?
Bah, inutile, veramente inutile. Caruccetto, ma inutile
Night Light?
David Sylvian spiccicato. Quasi mi trovo in imbarazzo per loro
I Pink Floyd, intendi?
NON ESISTONO PIÙ, lo vuoi capire: sono FINITI!
Ok, scusa... andiamo oltre. Questa s'intitola Allons-Y (1)

Identica a Run Like Hell, né più ne meno... non mi piacque allora e non mi piace adesso: e questa è una brutta copia, peraltro stanca
La successiva s'intitola Autumn '68... che forse chiude il cerchio con Atom, non trovi?
Può essere... è pure carina. Ma da un momento all'altro mi aspetto che arrivino Popol Vuh, Herzog, Aguirre... sai, questo cinema così? Come s'intitola questa cosa che segue?
Allons-Y (2)
Ecco, "quello lì" mi ci ha messo roba tipo Mike Oldfield che straparla con Michael Jackson citando Run Like Hell. Ma come gli viene in mente?
Ecco Talkin' Hawkin'
Bah, 'sta storia delle parole computerizzate mi stava bene quando la feci io con Radio Kaos. Ma poi basta, no?
Veramente è la voce di uno scienziato strafamoso e superimportante, però disabile al 1000%
Guarda che lo sapevo, eh! E non faccimo i Lennon pietosetti, che con me non attacca. Non mi dice nulla di nulla, punto! Dài, cosa abbiamo poi?
Calling
Guarda che hai sbagliato: questo è Vangelis!
No, mi dispiace: è Calling dei Pink... di "quello lì", insomma... La successiva s'intitola Eyes To Pearls
[silenzio]
[silenzio] 
[Waters inizia a parlare con toni glaciali]
Qui c'è Barrett, qui certe idee di Animals e qui la mia Set the Controls for the Heart of the Sun! Lo sai che è l'unico brano registrato con noi cinque che suoniamo tutti insieme? Porca miseria, Gilmour mi sentirà, eccome se mi sentirà... questa cosa non è sua! È dei PINK FLOYD!
[evito di fargli notare che ha finalmente chiamato per nome "quello lì"]
Quanto manca ancora alla fine di questo strazio?
Solo due brani, dài. Il primo s'intitola Surfacing
Anche questo sa di già sentito: Sheep e Poles Apart triturate insieme; solo che queste sono le bucce, e non la polpa
L'ultima è l'unica cantata. S'intitola Louder Than Words
[silenzio]
Bah... aveva una gran bella voce. Gliela dovevo ritoccare sempre, altrimenti mi diventava solluccheroso. Hai mai sentito i suoi tre lavori da solista? Brutta voce lì, eh? Quando stava con noi [già, ha detto "noi"], gli tiravo fuori una gran bella voce. Brutta la canzone, pesante il ritornello, pessimo assolo... lui, che con quella chitarra mi ha spostato le montagne, qui ha buttato giù giusto una cacchetta di piccione
Insomma, mi sembra di capire che questo The Endless River non ti sia piaciuto
Questo "cosa"?
Abbiamo ascoltato insieme l'ultimo dei Pink... di "quello lì", e tu l'hai commentato in cambio del mio whisky 
Io non ho ascoltato nulla
Uhm... mi racconti di Animals, ti va?
Mi sorprende che ti sia piaciuto
Te l'ho detto, più di Dark Side e Wish You Were Here messi insieme 
Credo che questo sia l'inizio di una bella amicizia
Speriamo. Però io sono filoisraeliano; tu, no
Nessuno è perfetto

03 febbraio 2012

Danny Grissett, il pianista elegante

Ogni numero di Musica Jazz è una delizia. C'è sempre tanto da imparare, ma soprattutto le recensioni sono sempre più aperte alla frontiera, dove jazz e musica altra si sfiorano appena (recentemente hanno elogiato addirittura alcune cose di David Sylvian e Jean Michel Jarre). 
In uno degli ultimi numeri avevo letto la recensione di Stride del pianista Danny Grissett (con Vicente Archer al basso e Marcus Gilmore alla batteria): un cd eccellente, sotto ogni punto di vista.
Onestamente, non avevo mai sentito parlare di Grissett prima di quest'opera (la terza del terzetto), e a un primo ascolto ero rimasto scettico. In fondo, si sa, ci sono due tipi di jazzisti: quelli che la musica la servono (tipo Fresu, per intenderci), e quelli che si servono della musica (tipo Jarrett).
Poi, però, ci sono quelli alla John Lewis, che la musica la rispettano, a volte esplorandola, a volte inventandola. Sono i meno vistosi, e quindi da assaggiare lentamente. Grissett è tra questi: e il mio fare un cenno a John Lewis ci sta tutto (cfr il video qui sotto, dove ci sta molto MJQ e nulla di Jacques Loussier... per fortuna).
Va detto che trovo la qualità della registrazione poco dinamica, e che forse un missaggio più accorto avrebbe restituito tutte le eccellenti qualità del trio. Però la forza e la potenza di questo raffinato combo ci sono tutte, e vanno assaporate con attenzione.
Ogni nota raccontata dalla mano destra ha la sua esattezza e ineludibilità. La mano sinistra - apparentemente sorniona - lavora, invece, con armonie moderne e contrappunti amabilmente retro. Gli spart e i rispettivi solisti sembrano proposti da una sola mente, tanto si rispettano e contemporanemante si sfidano con la giusta destrezza. Un approccio generale e condiviso fino all'ultima nota che sottolinea implicitamente una severa attenzione per i particolari. Infine, un paio di brani (Stride e Close Quarters) che potrebbero tranquillamente diventare degli standard.
Insomma, un cd che non dovrebbe mancare nella vostra discoteca.

06 gennaio 2011

ciao Mick, e grazie di tutto

Ne avevo parlato già qui, e purtroppo la sua lotta si è conclusa nel peggiore dei modi: Mick Karn è morto il 4 gennaio scorso, a soli 52 anni!, per un cancro devastante. Un bruttissimo modo per aprire il 2011 musicale, un dramma inestimabile per la storia del basso.
So long Mick, so long.


foto David Sylvian

30 luglio 2009

some small hope



All those dreams lie unfulfilled
All those lives that pass us by
Careless thoughts torment my lonely soul
But my trust is still pure

Why must all the days be dark
Can no one ever escape their fears
Could we ever fill such a sad despair
With just one small hope

Like a corpse deep in the earth
I'm so alone
Restless thoughts torment my soul
As fears they lay confirmed
But my life has always been this way

Breathing in these perfect hours
My regrets still try to drown me
Soon the past will be just an emptiness
Far away

Now you've gone
Time will pass
Friends we'll leave
(I'll) Close my eyes
Far away

Some small hope
Far away

26 maggio 2009

No-Man

Visit the Steven Wilson homepage Non so perché certi critici musicali affermati a volte si incaponiscano contro un artista criticandolo continuamente, qualsiasi sia il lavoro proposto.
Uno dei complessi che più subisce questa censura preventiva sono i No-Man.
Nati come costola intellettuale dei
Porcupine Tree, godono di una formazione snella (Steve Wilson, polistrumentista, compositore e arrangiatore; Tim Bowness, paroliere e voce) e di palpitose collaborazioni (da Robert Fripp a Mel Collins, per citarne due a caso).

Hanno all’attivo pochi lavori, sempre dotati di un’esplicita fame di suoni e ritmi magari poco frequentati o comunque proposti poi in maniera sempre originale.
Il più noto resta Flowermouth, e forse anche Returning Jesus. Recentemente ho scoperto anche Wild Opera, terzo per ordine di uscita, ma sicuramente primo per qualità e intenzioni.
La voce di Bowness è ben amalgamata nell'insieme sonoro, superando quell'apparente e irritante omofonia con David Sylvian. Gli arrangiamenti sempre giusti e mai porcupineggianti. Le collaborazioni puntuali e mai esagerate (in questo complimenti a Fripp che si fa riconoscere senza farsi sentire).
Se avete 9,99 euro da buttar via, scaricatevi legalmente questo lavoro: ne vale veramente la pena.