Visualizzazione post con etichetta Rainer Maria Rilke. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Rainer Maria Rilke. Mostra tutti i post

03 settembre 2025

LA MIA VITA di Friedrich Nietzsche (Adelphi)

Fin dalla prima giovinezza, Nietzsche cominciò a raccontarsi a sé stesso, quasi provando quello strumento che, all’apice della sua vita, avrebbe dato i prodigiosi accordi di Ecce homo

Non avendo pregiudizi nei confronti di Nietzsche, ho letto il primo libro di questo mirabile cofanettone: nonostante l'intento esplicitamente autobiografico, è già possibile incontrare pensieri, parole e opere del filosofo, veramente dense e interessanti. 
A latere, si percepisce subito quanto Nietzsche abbia influenzato il pensiero di Roberto Calasso, il papà di Adelphi cui ho dedicato una dozzina delle mie recensioni. Un conto è averlo letto nelle interviste del compianto editore, un conto è assaporarlo direttamente.
Sicuramente, questo La mia vita non è un'operazione onanistica o egocentrica, ma la leva ideale per entrare con una certa "naturalezza" nel pensiero di Nietzsche, senza doverlo interpretare, senza cioè arrovellarsi dentro gli aforismi dei suoi saggi. 
Uno specchio è la vita
Riconoscer sé stessi
In questo specchio riflessi
È la cosa più ambita
Tralasciando la breve parte dedicata alla sua infanzia, ho trovato illuminante il lungo raccontare il percorso di studi che lo porterà a diventare un accademico stimato e apprezzato.
Spaventa e sgomenta quanto le generazioni come la sua - a un'età in cui il cervello maschile generalmente vaga senza meta - abbiano studiato e assorbito saggi e lezioni con una profondità e intensità che le nostre al massimo potrebbero abbozzare giusto all'università.
Certo, c'è anche un influsso caratteriale (Fin da bambino, io cercavo la solitudine, e mi trovavo meglio là dove potevo abbandonarmi indisturbato a me stesso), ma i programmi scolastici erano quelli; non ci sta niente da fare.
Tra le tante descrizioni e narrazioni, risalta la passione di Nietzsche per la musica: Dio ci ha dato la musica in primo luogo per indirizzarci verso l'alto. La musica raduna in sé tutte le virtù: sa essere nobile e scherzosa, sa rallegrarci e ammansire l'animo più rozzo, con la dolcezza delle sue note melanconiche [...] La musica rallegra scaccia i pensieri tristi [...] Con le sue note, l'arte musicale è spesso più eloquente della poesia con le parole.
L'ottica religiosa di Nietzsche sopra accennata, è costante: Ho vissuto ormai tante esperienze, liete e tristi, che mi hanno rasserenato e afflitto, ma in ogni cosa Iddio mi ha guidato sicuro [...] Ho preso nel mio intimo la salda decisione di dedicarmi per sempre al suo servizio.
Questo esser sempre così rigorosi si riscontra persino quando descrive la fine delle vacanze, con questi versi:
Svanir deve la vita
E la rosa appassire
Se vuoi vederla un dì
Gioiosa rifiorire
Versi che mi hanno ricordato la lapide che Rilke scriverà per sé stesso: Rosa / pura contraddizione / La gioia di essere sonno di nessuno / sotto tante palpebre.
Prendendo come spunto proprio le vacanze, ecco un pensiero rivolto ai più giovani: Giovane, usa bene il tempo delle tue vacanze, non studiando, bensì in giubilante riposo, cosicché, quando la tempesta si avvicina e la rombante voce del tuono annuncia la fine del tempo delle rose, tu parta di buon animo - ma zitto! Non sono uno che veda fuggir la primavera senza piangere, e stento a comprendere come si possa tornare volentieri a imprigionarsi nei propri ceppi. Ma ormai la mia massima è: goditi la vita così come ti si offre, e non pensare alle fatiche future.
C'è, poi, un passaggio che mi ha colpito più di tutti gli altri, perché rende nobile e strutturato un pensiero che ho scritto in questo libro, ma senza la stessa accuratezza. Nietzsche è convinto che non esista l'inedito, il non creato: I concetti astratti sono da considerarsi i creatori di ogni essere? No, al di là della materia, dello spazio, del tempo, si ergono le fonti originarie della vita, che debbono essere più alti e spirituali, la capacità vitale dev'essere infinita, la forza creatrice illimitata.
Generalmente, suggerisco se leggere o no certi libri: in questo caso, il testo in sé mi ha appassionato molto, ma non saprei dirvi se sia "obbligatorio" farlo. Sicuramente, di Nietzsche vanno letti ben altri testi. Tanto, entro il 2026 avrò sicuramente finito il cofanettone. Seguitemi: ne riparliamo.






4. La nascita della tragedia

5. Sull’avvenire delle nostre scuole

6. David Strauss
L’uomo di fede e lo scrittore

7. Sull’utilità e il danno della storia per la vita

8. Schopenhauer come educatore

9. La filosofia nell’epoca tragica dei Greci e Scritti 1870-1873

10. Umano, troppo umano, I

11. Umano, troppo.umano, II

12. Aurora
Pensieri sui pregiudizi morali

13. La gaia scienza e Idilli di Messina

14. Così parlò Zarathustra
Un libro per tutti e per nessuno

15. Al di là del bene e del male

16. Genealogia della morale
Uno scritto polemico

17. Crepuscolo degli idoli
ovvero Come si filosofa col martello

18. L’anticristo
Maledizione del cristianesimo

19. Ecce homo
Come si diventa ciò che si è

20. Scritti su Wagner
Richard Wagner a Bayreuth - Il caso Wagner - Nietzsche contra Wagner

21. Ditirambi di Dioniso e Poesie postume

22. Lettere da Torino

21 luglio 2022

salutando Eugenio Scalfari

Quando frequentavo uno dei licei più rigorosi di Roma - frequentato da un certo tipo di borghesia non per forza estremista, di Repubblica compravo spesso due copie: la prima veniva inevitabilmente vandalizzata dagli altri alunni; la seconda la tenevo nascosta per portarla sana e salva a casa.
Quella Repubblica era profondamente diversa da quella attuale. Purtroppo la "mentalità internet" appiattisce le prospettive: il passato viene schiacciato dal presente, e ogni parabola sembra un punto, facendo perdere il senso dell'evoluzione o dell'involuzione di persone, eventi o anche oggetti.
Quella Repubblica era una bandiera, una militanza, un modo di pensare, una visione del futuro, un manifesto della tolleranza, un baluardo dell’antifascismo, un invito al rigore etico e morale che personalmente provo ancora a mantenere dentro di me, nonostante sia ormai cresciuto assediato dal tradimento e dal disincanto, nonostante quel quotidiano non esista più da tempo.
Se penso a un modo di salutare il primissimo Eugenio Scalfari, per come appariva e per come era per noi giovanissimi lettori, mi viene in mente un verso di Rainer Maria Rilke, immenso poeta del Novecento, da lui tanto amato:
«Le parole grandi, dei tempi in cui gli eventi erano ancora visibili, non sono più per noi.
Chi parla di vittorie?
Resistere, oggi, è tutto
»

06 febbraio 2009

cuba 2


Quando mia moglie mi disse che era risoluta a regalarmi un viaggio biciclettoso in quel di Cuba, restai leggermente disorientato. Non per il generosissimo gesto in sé - ovviamente, ma perché come diceva Rilke “la nostalgia spesso non distingue”, e rincorrere suggestioni che magari poi non esistono (o non sono esattamente come dici tu) può essere terribilmente doloroso.
E poi, per restare nel banale, quando si viaggia ognuno ha una propria visione delle cose che assapora (sempre che sia capace di assaporarle), e quando racconta agli altri le proprie sensazioni va sempre fuori dalle aspettative - le proprie, quelle degli altri
Nel caso specifico, cè unimmagine che abbiamo che non corrisponde ad alcuna idea del cubano: è limmagine del vogliamo che sia così. E inevitabilmente anche quando provavo a scattare anche la più oggettiva delle foto, ecco lì che cerco proprio quel vogliamo che sia così.
Cuba è una dittatura. Punto e basta.
Ma io non lho vista! Oppure non lho voluta percepire?
Però questa è una dittatura, in cui se non la pensi come dovresti - come un Fidel vuole che sia così - finisci male.
Cè una sorta di povertà dichiarata che noi percepiamo come assenza di qualcosa. Invece per loro è la presenza dellentità cubana, dellessere per dover essere cubano. Quindi socialista. Quindi giusta.
Ho avuto la malsana impressione che quando finirà tutto - perché a Cuba prima o poi finirà tutto, restarà comunque questo afflato di essenza cubana, quindi socialista. Poi magari il capitalismo vincerà, ma il sapore del socialismo resisterà nel languore di certi gesti.
E comunque a volte soffrivo a fotografarli, perché non ero in uno zoo. E spesso cercavo manifestazioni di unoriginalità estranea a quella mia, che in fondo somigliasse più a uno zoo, che a una realtà sociale come unaltra.
Però è stato bellissimo. Ineguagliabilmente bellissimo.

11 marzo 2008

dalla lett(erat)ura la salvezza (Todorov)

L’ultimo libro di Tzvetan Todorov è stato fortemente sottovalutato.
Forse perché basato soprattutto sulla sua competenza di cose francesi (mentre fa più fichi straparlare), forse perché l’autore resta sempre una mosca bianca almeno per i presunti intellettuali italici (non frequenta salotti, ma muove il culo per capire il mondo che lo circonda), il grande intellettuale bulgarofrancese non è stato esaltato e sottolineato quanto meriterebbe.
Attenzione, l’acido cinico che sono, crede forse che i suoi testi passino spesso in cavalleria perché in un suo glorioso saggio accusò anche il VaticanChiesa del genocidio dei nativi americani (80 milioni: una bazzecola)… ma è una malizia che tengo per me.
Cosa ci dice Todorov?
Be’, che il tecnicismo non è uno strumento adeguato per avvicinare i ragazzi alla lettura. Non si può programmare e preventivare un piano di studi e di letture con un approccio speculativo… come del resto sta accadendo anche da noi.
Curioso che proprio pochi giorni dopo l’uscita del suddetto testo, per pura coincidenza il Ministero della Pubblica Ignoranza Italiana abbia fatto uscire una circolare in cui vengono imposti dei tetti di spesa per i libri scolastici. Come dire: non avete capito nulla.
In realtà la cosa è ben che più grave: finché si faranno questi calcoletti speciosi (a fronte del fatto che i testi imposti dai professori costano più di quelli consigliabili… tipo un tascabile), finché si imporrà solo l’opera omnia di quella noia di Verga o quella robaccia esistenziale di Herman Hesse (adatto solo per ragazzine coi baffetti), finché invece non si apriranno le porte a Rilke o a von Hofmannsthal, avremo branchi di ameboidi in giro per le strade…

, ,

30 novembre 2007

tassisti e buoi
dei paesi tuoi

I post su commissione sono stimolanti e impegnativi al tempo stesso: mentre Benigni mi deliziava col suo irrefrenabile Quinto Canto dantesco, Andrea D. mi manda un sms chiedendomi un post sui tassisti nostrani.
Be', innanzitutto la parola taxi mi rimanda irrimediabilmente a Rilke, uno dei miei poeti preferiti. Le sue mirabili elegie duinesi furono intarsiate durante i soggiorni in quel della magione di Duino, di proprietà della principessa Marie Hohenlohe von Thurn und Taxis. Non ci vuole un genio per intuire che i tassisti di tutto il pianeta prendono il nome da una felice intuizione di quei nobili, ancor oggi una delle casate più raffinate e ammirate d'Europa.
Già, che noi invece li chiamiamo tassinari perché spesso sa più di insulto classista che di riconoscimento professionale. Non voglio fare la mia solita polemica trasversale contro i vari sofrimillescalfarotti, perché tanto non sortisce l'effetto voluto/dovuto: ho notato, però, che nessuno di questi accoliti veltroniani ha speso una parola una su come Valter stia permettendo a questi figuri di comportarsi come si comportano. Se siamo arrivati all'assedio fascistoide è perché finora Veltroni si è dimostrato non credibile. Silenzio per malafede, ipocrisia o censura? Fate voi.
Arrivate a Fiumicino e venite accolti da loschi figuri che impongono cifre scandalose. Alla Stazione Termini è ancor peggio... eppoi fumano, blaterano contro tutto e contro tutti, non rispettano il codice della strada. E dire che hanno sulle portiere il simbolo del Comune di Roma (dico: Roma!).
Ricordate Il collezionista di ossa, film che fece conoscere ai più le michelin di Angelina Jolie? In una scena di raccordo, un tassista taglia impercettibilmente la strada a un'auto. Immediatamente gli si accosta un tipo col tesserino comunale per multarlo; una sorta di poliziotto dei tassisti. Poi si scopre che l'altro è l'assassino... ma l'idea culturale resta, e fa impressione. A New York, infatti, i tassisti rispettano le regole in maniera direi paranoica. Non rompono le scatole coi loro deliri, rilasciano la ricevuta fiscale senza che tu debba chiedergliela; fantascienza forse, ma New York è mille volte più grande di Roma, quindi certi giustificazionismi sinistrorsi nostrani sono indecenti.
Ad Amsterdam era saltata la corrente elettrica: il trenino per l'aeroporto non poteva partire. Nel giro di pochi minuti, decine di taxi hanno prelevato gli appiedati per portarli di corsa alla mèta. Sempre rispettando i limiti di velocità, le strisce pedonali e... il tariffario, visibile e vincolato.
Ad Anversa un tipo silmil Camus si è prodigato a spiegarci i posti più attraenti e quelli più pericolosi dell'intera città. Nessuna ricevuta, ma il tarrifario è regolarmente segnalato da un cartellone grande così dentro la splendida stazione ferroviaria.
A Barbados le cifre/tragitto sono regolamentate da tabelle governative. L'isola è microscopica, non puoi metterti certo a fare il furbacchione. Va detto che anche a Roma ci sarebbero cifre/base su alcuni tragitti ben precisi. Inutile chiedersi quanto vengano rispettate.
A Barcellona il servizio è sobrio, senza pretese, ma preciso e puntuale. Diciamo che litigano col codice della strada, ma quel poco che basta. Comunque impongono tariffe bassissime.
Da Bergen dovevo andare in un hotel disperso tra i boschi norvegesi. Prima di servirmi, il tassista mi ha indicato la cifra approssimativa e la durata del tragitto (così eventualmente potevo prendere il pullmann), offendendosi quando gli ho chiesto se mi avrebbe rilasciato la ricevuta per il mio ufficio. Lì è cosa naturale, con tanto di segnalazione scritta del tragitto e delle aree tariffarie.
A Berlino, codice della strada puntigliosamente rispettato, perfetto inglese, cortesia di circostanza ma ineccepibile.
A Dublino il tipo quasi si scusò per aver rivolto la parola a me e mia moglie. Il bello è che non si è mai permesso di guardarla o di rivolgersi direttamente a lei; passava sempre per il mio sguardo. Uomo di popolo, ma attento al suo ruolo istituzionale.
Nell'alto Egitto (che poi è nel sud, lo sapete) sono gli stessi tassisti ad autotutelarsi, limitando lo spazio ai furbi e agli illegali.
In Kenia i tassisti cattivelli vengono filtrati. A meno che uno non sia un imbecille, è pressoché impossibile farsi raggirare, perlomeno all'uscita dell'aeroporto.
A Lisbona il tassista ci ha portati in loco senza fiatare, guidando civilmente e depositandoci esattamente all'entrata del nostro settore. Ricevuta fiscale e sorriso sbiadito.
A Miami i quattro taxi che abbiamo preso si son comportati egregiamente, rilasciando ricevuta fiscale e abbassando la musica senza che noi lo chiedessimo.
A Toronto nessun problema di sorta. Tassisti discreti e attenti, osservano meticolosamente il codice della strada, tariffario rispettato e nessuna confidenza.
Vi dirò, a Creta ho incontrato l'unico tassinaro veramente cretino: guidava con le ginocchia, contromano in curva, a 130 km orari, agitando il telefonino e guardando dallo specchietto le scollature della mia signora e della sorella... sembrava di stare a Roma.