Visualizzazione post con etichetta Musica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Musica. Mostra tutti i post

23 luglio 2026

LE NOVE VITE DI STEVE WINWOOD di Pasquale Boffoli (Arcana)

Ben pochi, o forse lui soltanto, hanno attraversato la storia della musica inglese con tre gruppi epocali come lo Spencer Davis Group (1963-1967), i Traffic (1967-1974) e i Blind Faith (1969). Steve Winwood è senza dubbio una delle figure di maggior talento, eleganza e visione che il pop abbia mai partorito. Ragazzo prodigio nello Spencer Davis Group (co-autore di un grande classico come Gimme Some Lovin’ alla tenera età di 18 anni), leader dei Traffic e mattatore nei Blind Faith, resta anche in seguito da solista un autore ricco di inventiva, un versatile polistrumentista, intrattenitore di lusso, musicista provetto, abilissimo nel giocare su più tavoli

Finalmente un libro che racconta le gesta musicali di un enorme genio della musica di ogni tempo, di cui i nostri gggiovani neanche possono lontanamente immaginare l'importanza tecnica ed estetica. 

Una voce pazzesca, composizioni sempreverdi, una rara capacità di tirar fuori il meglio da ogni strumento suonato, un'intelligenza e un acume capaci di strutturare ogni brano come fosse l'unica maniera giusta per esaltarlo e per mantenerlo sempre fresco, lontano dalle insidie del tempo.

È un libro molto agile, senza sbavature e senza chiacchierismi inutili, che suggerisco di leggere anche e solo come guida musicale per trovare o ritrovare brani che ancora oggi vengono imitati se non addirittura plagiati senza ritegno


15 aprile 2026

INSOMNIA di Robbie Robertson (Jimenez)

Il ritratto intimo di una straordinaria amicizia creativa tra due titani delle arti americane, che esplora i limiti estremi dell’eccesso e dell’esperienza prima di tornare a raccontare la storia 

Chiedimi chi era Martin Scorsese, verrebbe da dire; anche se poi è un libro che non parla solo del rapporto tra l'ex leader della Band e il sommo regista: c'è un'America ancora frizzante e piena di idee, e personaggi di ogni possibile arte che poi diventeranno grandi o che lo stanno per diventare tra poco. 

Ma non ha il mordente né la qualità del bellissimo Testimony, edito dalla stessa casa editrice e di cui consigliai l'immediata lettura.
È giusto un elenco di eventi, di impressioni, apparentemente buttati là, o che comunque sembrano elencati quasi a fatica.

Confesso che l'ho comprato più per affetto che per convinzione: forse già immaginavo che la potenza della fatica precedente non sarebbe mai stata almeno affiancata da questa.
Pazienza

DAVID BOWIE - OLTRE LO SPAZIO E IL TEMPO di Paul Morley (Hoepli)

In questo libro Paul Morley esplora David Bowie come forza culturale, artista e figura rigenerativa nella storia della musica e della cultura pop, analizzandone i processi creativi, i viaggi incessanti e le collaborazioni decisive. 
Proiettando Bowie tanto nel presente e nel futuro quanto nel passato, Morley indaga come le sue canzoni, la sua performance art e le sue ossessioni apocalittiche, riflessioni e avvertimenti dicentino ancora più urgenti man mano che il tempo scorre e il mondo si fa più oscuro e caotico.

Fatevi amare con la stessa dolce intensità con cui Paul Morley ama David Bowie.
Un libro bellissimo, dolcissimo, densissimo, che vorresti non finisse mai e che nel frattempo non vedi l'ora di finire, continuando ad assaporare parola dopo parola, frase dopo frase, paragrafo dopo paragrafo.
Parafrasando un noto titolo, in questo libro "ogni cosa è illuminata"; e illuminante, aggiungerei. Si impara tanto su Bowie, sui periodi storici che ha frequentato e condizionato, sulla sua vita privata e sulle sue irripetibili capacità artistiche e umane; ma si impara molto anche su sé stessi, perché affrontare queste parole e questa vita ci mette di fronte ai nostri bilanci personali, alla nostra capacità di autocritica e di confronto.
Tutto è in perfetto equilibro, senza agiografie, senza autoreferenzialità, senza eccessi, senza sbavature. 
Ed è quasi escatologico constatare che questo sarà uno degli ultimi libri pubblicati da una casa editrice così importante per la nostra cultura, e che purtroppo si sta spegnendo per futili litigi famigliari.
Ne consiglio vivamente l'acquisto, anche a chi non ama la musica, le biografie, i libri...

16 dicembre 2025

WENDY CARLOS - DA PIONIERA A MADRINA DELLA MUSICA ELETTRONICA (Arcana)

Avete presente Arancia Meccanica (1971), oppure Shining (1980)? Bene. L'autrice di entrambe le colonne sonore musicali è lei, Wendy Carlos. Posta così, però, è cosa riduttiva, perché Carlos è stata una vera e propria pioniera della musica elettronica. E questo libro le rende i dovuti onori.

Con una scrittura giustamente didattica ma partecipata, senza presunzioni tecnicistiche o fronzoli egoriferiti, Anna Giulia Di Panfilo racconta con dovizia di particolari mai inutili la vita di un'artista che ha sfidato almeno due volte i preconcetti dell'epoca (oddio, non è che oggi siano spariti).

Il primo, è la transizione di genere. Wendy nasce Walter, ma le sta stretto pressoché immediatamente. E la caparbietà di puntare dritta alla sua anima di donna, in tempi in cui il risolino patriarcale e la gogna popolare erano più espliciti e violenti di quelli attuali, sono una dolceamara lezione di vita.

Il secondo, l'andare oltre le convenzioni barbose e petulanti, setacciando le partiture di Bach per ridare loro una luce moderna con arrangiamenti elettronici di insospettabile bellezza. 

Ricordo ancora quando Stefano Pogelli mi suggerì di acquistare il cofanetto celebrativo di quel matrimonio impossibile tra musica elettronica e partiture barocche: una follia che mi rapì immediatamente, lasciando poco spazio alla quotidianità di quei giorni.

E mi sono fermato ai temi più immediati, quelli che di fatto attirano più gli appassionati o gli impallinati di elettronica. Questo piccolo libro, infatti, meriterebbe più spazio e attenzione, non solo musicali, non solo dalla prospettiva dei diritti LGBT+ 

SENZA PAURA di Mogol (Salani)

Tutto quello che avreste voluto sapere sulla Storia della Musica Italiana, in una versione romantica ma non sdolcinata, onesta ma non agiografica, senza tanti fronzoli ma non banale: un libro che si legge volentieri, soprattutto se siete curiosi e accoglienti.

Una scrittura asciutta che racconta anche momenti famigliari o i tipici passaggi da romanzo di formazione, in cui la fortuna, il coraggio e la voglia di scoprire si amalgamano e si rincorrono con un'attenzione ponderata sull'uso delle parole (e non potrebbe essere altrimenti). 

Ovvio che si parli di Battisti, ma è sorprendente il come. Mai astioso, mai polemico, quasi nostalgico, di quella nostalgia che sembra chiedersi "perché?". Perché si sono allontanati senza motivo? Perché hanno smesso di esplorare insieme quei sentieri unici e irripetibili. Forse, anzi sicuramente, la risposta sta già nelle domande; però dispiace vedere come la Canzone Italiana non sia stata più capace di riprendersi dopo quel divorzio.

Lucio Battisti e Mogol hanno costruito qualcosa di unico e irripetibile, che questo libro ha il coraggio di raccontare bene e nitidamente.

Ne consiglio la lettura

14 novembre 2025

ACHTUNG! BERLINO, GLI HANSA E LA MUSICA CHE HA CAMBIATO IL MONDO (Arcana)

Ai tempi in cui la corrente del fiume della Guerra Fredda scorreva impetuosa, a Berlino l'ansa degli studi Hansa divenne un trepidante rifugio per gli artisti più disparati, ispirando loro, nonostante un ambiente così tetro e assediato dal Muro, capolavori di rara bellezza che ancora oggi hanno molto da dire.

Lou Reed, David Bowie, Iggy Pop, Brian Eno, Nick Cave, ma anche gli autoctoni Tangerine Dream, Einstürzende Neubauten, Cluster... nomi che evocano generi apparentemente lontani tra loro, ma accomunati dall'insaziabile passione per la musica, la sperimentazione, la voluta volontà di andare oltre le convenzioni, costruendo dal nulla qualcosa di bello e duraturo.

E in quegli studi, nonostante le droghe, il lato oscuro del successo, l'alcol, le depressioni, le manie... diedero vita a quella che a tutti gli effetti è stata l'ultima delle rivoluzioni musicali di qualità, dove consenso pubblico e resa artistica andarono a braccetto, non con qualche difficoltà iniziale.

Scritto con foga ed entusiasmo (a volte troppi), ogni tanto con salti cronologici eccessivi, questo libro è un incantevole viaggio in un'èra che purtroppo era, e che forse le è andata bene che si sia fermata lì, con gli U2 migliori, quelli dei primi anni 90, prima che diventassero la parodia di loro stessi.

Perché poi, la new wave e il videomusichismo hanno messo la parola fine a questi aneliti, facendo credere anche a noi comuni mortali che bastasse abusare della tecnologia per tirare giù un successo artistico e commerciale al tempo stesso.

Quegli artisti, invece, riuscirono a dare alla tecnologia un volto umano, o comunque ricordarono alla tecnologia che l'uomo di quei tempi, in totale crisi con sé stesso e con la Storia, avesse sicuramente più idee e creatività delle nostre generazioni.

Un libro che si legge in una giornata, ma che ispira molto e ti fa venire voglia di ascoltare o riascoltare quelle perle del passato, così diverse, così genuine. 

12 novembre 2025

LA MUSICA È PERICOLOSA di Nicola Piovani (La Nave di Teseo)

Per fortuna, non è una biografia cronachistica e quindi fastidiosa (tipo quelle di cui non vedi l'ora che arrivi la ciccia). Invece, è un bellissimo e godibile viaggio nelle considerazioni che Piovani fa sulla vita, la musica, il cinema, l'Italia, prendendo spunto dai momenti più importanti della sua biografia. 

Evitando accuratamente di buttare là fatterelli più o meno interessanti, Piovani scrive soprattutto per aneddoti, ogni tanto con il passo del pettegolezzo innocente, popolare ma senza essere snob, spesso con l'intenzione di portarci in profondità, oltre le parole e le biografie. 

Ne scaturisce l'idea di una carriera sicuramente difficile, ma affrontata con coraggio e disincanto, con serietà ma anche col sorriso. Una carriera densa, invidiabile, ricca di opportunità mai trascurate, affrontate con una voglia trattenuta di masticare la vita, senza strafare, senza esagerare.

Bellissimi i momenti con Ennio Morricone, Federico Fellini, Fabrizio De André, Vincenzo Cerami, Roberto Benigni, sempre trattati con affetto e rispetto, spesso rappresentati nel loro lato umano, un po' scanzonato e un po' leggendario.

Confesso che non ho mai amato le musiche di Piovani; il che era un pessimo viatico per affrontare questo libro. Invece, ho scoperto il Piovani uomo, pensatore, sensibile, sincero e onesto. Non me l'aspettavo, e mi ha fatto molto piacere

16 ottobre 2025

LA BELLA CONFUSIONE di Francesco Piccolo (Einaudi)

Otto e mezzo e Il Gattopardo, due film epocali girati contemporaneamente. Con Claudia Cardinale che corre da un set all'altro, Burt Lancaster che deve dimostrare di non essere un cowboy, Sandra Milo che ama l'amore più del cinema, Marcello Mastroianni troppo felice per interpretare il suo personaggio... Intanto, fuori dal set, si dibatte un Paese in cui la cultura è ancora politica, e l'epopea di un celebre romanzo rifiutato e poi riscoperto s'intreccia alle vicende personali e pubbliche di Federico Fellini e Luchino Visconti, sublimi registi avversari.

Un libro che è anche un resoconto di un tempo che non c'è più, o che forse non c'è mai stato. Dove, però, le persone reali avevano nomi da far tremare i polsi. Oltre ai citati monumenti, incontreremo Nino Rota, Ennio Flaiano, Suso Cecchi D'Amico, Tomasi di Lampedusa, Elena Croce... 

C'è chi odia sentir dire "a quei tempi": certo è che ai tempi attuali, non esiste una sola figura all'altezza dell'unghia dei nomi che si aggirano in questo vorticoso testo.

Piccolo lavora benissimo ai fianchi del lettore, accompagnandolo quando serve, sorprendendolo senza strafare, infilando aneddoti e storie minori con il giusto dosaggio. Alla fine, non conta il tema principale del libro, ma l'insieme dei mille rivoli che contribuiscono al fiume della narrazione.

Un testo che farebbe bene anche a chi non conosce la Storia del Cinema, della Letteratura, dell'Italia del Dopoguerra. Un'Italia dignitosa, intelligente, colta, con tanta voglia di fare cose belle e durature.

Da leggere e rileggere

HEAT OF THE MOMENT di Sandro Pistolesi (Arcana)

Steve Howe, Geoff Downes, John Wetton, Carl Palmer. 
Ovvero: Yes, Buggles, King Crimson, Emerson Lake & Palmer.
Di tutti i supergruppi che la Storia della Musica abbia mai partorito, Asia è forse quello con più componenti evocativi in assoluto (escludendo giusto Traveling Wilburys, paradossalmente più di nicchia).
Un supergruppo che esplose con un ottimo esordio - 3/4 commerciale e 1/4 progressive all'acqua di rose (ma che acqua e che rose) - e che ha resistito più del prevedibile, sfornando quasi regolarmente troppi dischi rispetto alla qualità dei singoli brani.
Questa encomiabile biografia ne elenca l'intera discografia, analizza tutti i brani, riassume tutti i possibili aneddoti, ogni minuziosissima storia, sia dei singoli componenti che dell'insieme.
L'unico appunto sono i toni, sempre agiografici e superlativi, e la forma, una sintassi decisamente da rivedere. 
Peccato, perché le intenzioni e la struttura sono notevoli. 
Solo per appassionati

 

08 ottobre 2025

FANTASUONI di Lelio Camilleri (Arcana)

La cinematografia fantascientifica è un genere in cui, a causa delle sue caratteristiche, il suono acquisisce un’importanza fondamentale. Le tematiche narrative legate alla tecnologia, alla creazione di luoghi immaginari, alla presenza di oggetti, macchine e apparecchiature fantastiche fanno diventare il suono un elemento rilevante per la comprensione e la spettacolarizzazione di questo genere. Nel genere fantascientifico il suono diventa un elemento centrale le cui funzionalità possono articolarsi sia nella dimensione più specificamente musicale (musica costruita sul suono) sia in quella relativa al design sonoro. Riguardo quest’ultima dimensione, Fantasuoni analizza le funzionalità e le strategie relative alle differenti categorie sonore: i suoni ambientali, quelli degli oggetti e delle macchine, i suoni fisiologici. Nel libro vengono presi in esame i principali film di fantascienza, dagli anni Trenta in poi, in cui il suono gioca un ruolo fondamentale

Ho citato volutamente la presentazione ufficiale del libro per darvi un'idea dello stile dell'autore: cattedratico, circonvoluto, autoreferenziale.

Mi direte "sei scemo a scrivere una recensione negativa di un libro della casa editrice che ti ha pubblicato"? Può essere. 

Ma quello che conta è il contenuto, apparentemente ad uso universitario, comunque arido di curiosità e di afflato divulgativo. Che poi è un difetto tutto italiano. Come se scrivere col sorriso (o con l'apprensione) sia un delitto.

Mi viene da dire "peccato", ma soprattutto di suggerire all'autore di cambiare impostazione: l'idea è bellissima, il risultato meno.

IO SONO OZZY (Arcana)

Si legge in neanche un paio di giorni e la si dimentica quasi subito. Però, l’autobiografia di Ozzy Osbourne, il cantante metal per eccellenza recentemente scomparso, ha una caratteristica che la rende speciale: è onesta.

Non c’è autocompiacimento né assoluzione, neanche un condannarsi furbescamente per poi farsi perdonare dal lettore.

Ozzy racconta senza filtri le ennetante droghe e gli ennelitri di alcol che hanno costellato l’intera sua vita, facendogli raggiungere inimmaginabili vette di autodistruzione, di abbandoni, di disastri, che raramente potrete vedere così accumulati in una sola persona.

È come se Osbourne avesse scritto di getto, con il chiaro intento di non rileggersi, per non trovare una scappatoia narrativa che suscitasse empatia al lettore.

Ovviamente, non è il libro da leggere assolutamente, né tantomeno ha qualche pagina utile per chi volesse conoscere la Storia dei Black Sabbath o la Storia della Musica; però l’ho letto fino alla fine - sempre con partecipata curiosità - proprio perché sono evidenti e cristallini la sincerità, l’accettarsi nei propri abnormi errori, il rendere grazie a chi l’ha più volte salvato dal baratro, il darsi il giusto posto nel panorama musicale di quegli anni.

Se quando era appena morto, mi ero dispiaciuto come ascoltatore affezionato dei migliori Sabbath, dopo aver letto questa sua autobiografia sento di aver perso una persona cara; non dico un amico, ma almeno qualcuno che mi avrebbe potuto perlomeno fermare quando incorrevo in uno dei miei difetti più radicati

03 settembre 2025

LIVE AID (Arcana)

Il Live Aid è stato un concerto musicale svoltosi il 13 luglio 1985 al Wembley Stadium di Londra e al John Fitzgerald Kennedy Stadium di Philadelphia.
È stato il più grande collegamento satellitare e la più grande trasmissione su televisione di tutti i tempi: si stima infatti che quasi due miliardi di telespettatori in centocinquanta nazioni diverse abbiano assistito al concerto in diretta.
Il Live Aid è stato organizzato da Bob Geldof e Midge Ure allo scopo di ricavare fondi per alleviare la carestia che aveva colpito l'Etiopia in quegli anni

Io c'ero, e lo vidi fino alla fine. La RAI lo trasmise integralmente ma a pene di cane: una sorta di prima parte, in televisione; la seconda parte, alla radio; la terza e ultima parte, di nuovo in televisione, fino a notte tarda. Poi, il giorno dopo, propose in televisione quella parte che era andata solo alla radio.
Il vero problema furono i commentatori italici: sbrodoloni e chiacchieroni fin troppo.
Il libro di Arcana rende merito e omaggio a quell'impresa, riuscendo a coniugare dati statistici, elementi storici, aneddotica, dietro le quinte, scalette, analisi di tutte le performance (con tanto di minutaggio e orario), biografie dei protagonisti (aggiornate fino a oggi).
Un lavoro difficile e complesso, ma perfettamente riuscito.
Il suo unico apparente difetto è che potrebbe sembrare un'operazione nostalgia, mentre invece sono convinto che meriti una profonda lettura anche da parte delle nuove generazioni: quando storciamo il naso di fronte ai "vostri" cantanti non è solo per incomprensione tra generazioni (che poi nella musica non sussiste), ma perché anche quando i "nostri" erano commerciali, non usavano l'autotune, le basi preregistrate e sapevano sdrumare l'universo con la qualità.

EMILIA PÉREZ, una breve recensione

Un supertrafficante si affida a un'avvocatessa per cambiare genere in gran segreto e senza che i delinquenti avversari lo vengano a sapere. L'operazione avrà successo, almeno finché il passato dell'ex cattivo gli si rivolterà contro
.

In questo nuovo modo di fare cinema, può non avere senso recensire pellicole ormai cadute nel dimenticatoio come questo Emilia Pérez (2024), se non fosse per un elemento che caratterizza questo piccolo film, delizioso quanto prevedibile: la colonna sonora, ricca di interventi canori, sempre giusti e puntuali, con coreografie moderne e mai stucchevoli. Veramente divertente. 
Di fatto, è un quasi musical, il cui difetto più evidente è il suo essere un po' troppo allungato - soprattutto nella seconda parte - per mere policy commerciali (le piattaforme di streaming hanno bisogno di prodotti che superino le due ore).
Certo è che buona parte delle canzoni funziona anche fuori contesto. Niente di particolare, ma comunque frizzanti o drammatiche in giusta misura.
Sorprendente Zoe Saldana. Bravissima Karla Sofía Gascón. Ottime le coreografie. Buono il montaggio. Regia di mestiere, ma molto attenta ai dettagli. Direzione della fotografia che cala nel finale (le scene al buio sono confuse e senza dominante).
Se l'avete perso, dàtegli più di un'occhiata

23 dicembre 2024

REMAIN IN LOVE di Chris Frantz (HarperCollins)

Io e Tina abbiamo vissuto insieme tante belle avventure e di questo sarò sempre grato. Quando la gente dice: «È ora di andare avanti», io non sono d'accordo. Quando si parla della mia famiglia, dei miei amici e della mia band, non sono una persona che "va avanti". Io rimango, e resto innamorato
Libro godibile, a tratti irresistibile, sulle imprese non solo musicali di un gruppo che ha segnato la musica più del successo effettivo ottenuto: i Talking Heads (e, in parallelo, i Tom Tom Club). 
Una penna disinvolta, sempre a disposizione del lettore, capace di guizzi insospettabili come anche di una ricercata capacità di parlare dei grandi della musica senza enfasi ma con grande rispetto.
Chris Frantz si dimostra un buon scrittore che esplora il proprio passato con una misurata umiltà, di quelle che non fanno finta di essere umili. 
Incontrerete leggende della musica, momenti storici e quotidianità ormai dimenticate, sempre avendo bene in mente che è una biografia, e quindi raccontata da un punto di vista parziale.
È anche un compendio sul variegato movimento post-punk, generato dai Ramones, preceduto da Patti Smith, sviluppato dai Clash, venerato da una generazione che non amava essere rappresentata, ma che nel contempo aveva bisogno di qualcuno che parlasse di essa, delle sue contraddizioni, della sua paura di vivere la normalità.
Elegantissimi e mai polemici i riferimenti alla sgradevole personalità di David Byrne: ottimo cantante, eccellente compositore, ma compagno di viaggio inaffidabile, scorretto e incline al totale egoismo egocentrico. E non ci fa una bella figura neanche Brian Eno, tanto bravo a produrre e inventare, quando piccino al di fuori della sala d'incisione. 
È un libro che corre via, senza dogmi o insegnamenti, o particolari fissazioni, se non quando si parla della vera protagonista, Tina Weymouth, amica, amante, moglie, anima gemella non solo musicale, descritta sempre con amorevole amore e una stima che vanno ben al di là dell'"obbligo" matrimoniale. Bassista donna, forse tra le prime degli anni '70, si avvicinò allo strumento letteralmente da zero per poi imporre uno stile ancora oggi imitato ma inimitabile.
Non so quanto possa piacere questo libro ai "non addetti ai lavori": sicuramente, non è cattedratico come altre biografie di genere; tocca, però, al lettore, superare ogni indugio e leggerlo con spirito accogliente.
A me è piaciuto molto

05 ottobre 2024

gli assolo di DAVID GILMOUR

La scorsa fine settimana, l’eternamente paralizzato traffico di Roma ha ulteriormente stravolto la legge sull’impenetrabilità dei corpi, per dare spazio in quel del Circo Massimo ai sei concerti consecutivi di David Gilmour, mitologico chitarrista dei Pink Floyd. E allora mi sono ricordato una curiosità che lo vede protagonista.

Ho sempre visto in Gilmour un chitarrista notevole, ma senza la voluta volontà di uscire dal suo stile: note precise, fraseggi blues, un pizzico di funky, assolo esatti… ma sempre gilmouriani.

Tra questi, reputo indimenticabili giusto quello che apre Shine On You Crazy Diamond, le fucilate di Have a Cigar e l’acciaio fuso che scoperchia Money. A latere, il suo lavoro su Animals meriterebbe un discorso a parte, ma poi vi annoierei.

Solo altri due assolo di Gilmour superano l’oltre: li trovate in The Wall, un doppio LP potente e travagliato.

Il primo è in Another Brick in the Wall part 2, che conoscete anche se non amate i Pink Floyd: è la canzone col ritornello cantato da un coro di bambini; a suo tempo, fu vietata in qualche paese poco democratico, visto che il testo è contro ogni forma di prevaricazione. Sentite bene l’assolo, attentamente: è “diverso”, soprattutto alla fine. Non tanto per la tecnica, ma per la personalità della linea musicale.

Il secondo è in Comfortably Numb: qui, per la prima volta, Gilmour racconta una storia, quasi come compendio del testo (già di per sé struggente).

Perché questi due assolo sono così poco gilmouriani? In minima parte, i motivi si annidano anche nel contesto storico: è l’ultimo LP in cui i Pink Floyd riescono a dare il meglio - e in maniera collegiale, quindi con scambi di opinioni e contributi; la dura crisi tra i componenti non è ancora deflagrata, ed è come se ci fosse una voglia non dichiarata di chiudere bene la storia del gruppo; i temi trattati, universali e intimi al tempo stesso, che quasi offuscano i vari ego; la stanchezza compositiva, che spesso genera guizzi artistici.

Il vero motivo si trova tra i nomi dei session men che collaborarono, tra cui Lee Ritenour, chitarrista raffinatissimo e capace di spaziare dal jazz al pop con uno stile cristallino, elegante, propositivo e innovativo.

Nell’intervista che ha concesso a Mason Marangella - e nell’analisi tecnica di Claudio Cicolin, troverete spunti e curiosità che raccontano il suo ruolo all’interno del progetto del Muro: nulla tolgono a Gilmour, ma chiariscono molti dubbi artistici, dando anche un’idea di cosa siano stati quegli anni, in cui la musica e le persone erano ancora al centro delle composizioni

04 settembre 2024

LA BARONESSA [Nica Koenigswarter] di Hannah Rotschild (Neri Pozza)

Mi riesce difficile parlare di questo libro senza scadere nel miele e nella retorica: nutro uno spontaneo affetto per Nica e per tutto quello che rappresenta; e questa biografia così lucida e morbida, dolce e sincera, ha soddisfatto appieno il mio palato così condizionato.
Scritta dalla nipote, con uno stile asciutto e preciso, questa biografia racconta Pannonica dagli inizi fino alla sua morte, passando per il dramma della Shoah (che colpirà direttamente anche la famiglia Rotschild), per un'Europa umiliata dal nazifascismo, per un'America liberatrice ma ancora provinciale e razzista, per il mondo del jazz sempre in bilico tra fascino e autodistruzione.
Pannonica era una donna fuori dal suo tempo, ma, sotto molti aspetti, fuori da tutti i tempi. Femminile e indipendente, mamma distratta ma affettuosa, imprenditrice istintiva ma non cinica, appassionata delle novità e delle cose belle, maestra di vita ma nel contempo infantile e spregiudicata.
Ovviamente, non mancano le pagine dedicate alla sua casta storia d'amicizia con Thelonious Monk, i suoi incontri con geni del persempre come Charlie Parker e come cento altri nomi che farebbero tremare i polsi anche all'esperto più navigato.
Un libro che può piacere sia al critico aperto e bendisposto, come anche a chi non ama le biografie e preferisce la classica forma-romanzo.

05 luglio 2024

GATO BARBIERI, UNA BIOGRAFIA di Andrea Polinelli

Pulita, ordinata, documentata, ben scritta e strutturalmente fluida, questa biografia su Gato Barbieri è un ottimo esempio di come si possa dedicare un corposo libro a un artista straordinario senza sbavature agiografiche. 

Andrea Polinelli riesce a mettere insieme contesto storico, vita personale, vita artistica e il contributo nella Storia della Musica di un sassofonista che la nostra memoria ha sempre relegato solo dentro lo sguardo perso di Marlon Brando e l'infelicità di Maria Schneider.

E, invece, è stato molto altro. Vi dirò: neanche sospettavo quanto fosse stato così importante anche per le sue idee, all'inizio debitrici del migliore Coltrane, poi sempre più personali e peculiari.

Testimonianze mai esagerate (spiccano quelle di Rava e Rea), una narrazione composta e ritmicamente ineccepibile, rendono questo libro una piccola perla nel panorama delle biografie, anche quelle non per forza musicali.

In coda al testo, c'è una serie di appendici tecniche, di quelle che personalmente cerco in tutte le biografie musicali, ma che raramente gli autori concedono (vuoi per non appesantire la lettura, vuoi perché ci vuole pazienza e umiltà a proporre con approccio propedeutico le partiture complesse).

Suggerirne l'acquisto anche ai meno specializzati potrebbe sembrare un azzardo. Però, raramente ho incontrato un libro che sapesse rendere così bene cosa siano stati veramente quegli anni e quale sia stato il contesto storico più in generale, quindi non solo musicale.

04 luglio 2024

note a margine di BRIDGE FROM THE FUTURE di Jean-Michel Jarre

Figlio di tanto padre, il tastierista Jean-Michel Jarre (1948) appartiene a quella schiera di musicisti di grande successo ma con estimatori difficili da incontrare personalmente: da quando ascolto musica, infatti, ho conosciuto un solo appassionato (neanche fossimo dei massoni).

Eppure, ha segnato la Storia della Musica, sia per alcuni suoi dischi veramente innovativi, sia perché i suoi concerti dal vivo hanno coinvolto città intere (letteralmente), con milioni di spettatori in loco (tra cui Parigi, Houston, Mosca e Giza).

A latere: è stato il primo occidentale a suonare dal vivo in Cina (1981); il primo a progettare un concerto da Terra in collegamento con la Stazione Spaziale (fallito perché l’astronauta/sassofonista morì nel terribile disastro del Challanger, 1986); il primo a coniugare le idee di Pierre Schaeffer e Karlheinz Stockhausen con un approccio popolare alla composizione musicale con strumenti elettronici.

Sicuramente, conoscete alcuni suoi brani perché usati per sigle televisive (come questa) e colonne sonore (come in questo film). Se poi volete provare ad assaggiarlo seriamente, suggerisco l’ascolto di Oxygène (1976) e di Zoolook (1984, in cui partecipano anche il chitarrista Adrian Belew, il bassista Marcus Miller, la cantante Laurie Anderson).

Ebbene, il 12 maggio scorso, Jarre ha eseguito un bellissimo concerto dal vivo, coinvolgendo la popolazione di Bratislava e dintorni, con l’aiuto di due polistrumentisti, Adiescar Chase e Claude Samard. Non sono mancati momenti “analogici” eseguiti con strumenti tradizionali (persino un didgeridoo) e voci umane, come anche il contributo di Brian May, chitarrista dei Queen e fautore del progetto Starmus, in cui si inserisce anche questo live.

Per stessa ammissione di Jarre, per tutta la visione dello show è difficile capire quando, quanto e come sia stata usata l’AI, sia nell’esecuzione dei brani, sia nell’uso delle luci, dei droni, delle proiezioni sui palazzi circostanti 

02 giugno 2024

In-A-Gadda-Da-Vida

Figura ambigua e violenta, Hannibal Lecter è uno dei personaggi più interessanti tra quelli che hanno tormentato i nostri sonni dalla fine degli anni 80.

Sulle sue origini letterarie posso dirvi nulla, visto che raramente leggo questo tipo di romanzi. Sulle sue versioni cinematografiche e televisive, invece, mi trovo a mio agio: oltretutto, l’ho incontrato e inseguito in ordine cronologico.

Quello più noto, interpretato da un gigionissimo/bravissimo Anthony Hopkins, è sicuramente il più strutturato. A questo, aggiungo: la versione di Mads Mikkelsen, che lavora per sottrazione in un’eccellente quanto sottovalutata serie tivù; la sua primissima apparizione cinematografica (poi rifatta da Ridley Scott), dove viene interpretato da un Brian Cox paterno, con il cognome deformato in Lecktor.

Il film s’intitola Manhunter, frammenti di un omicidio (1986), la spigolosa regia è di Michael “Miami Vice” Mann, il profiler è interpretato da William Petersen, che qualche lustro dopo si ripeterà nei panni di Gil Grissom, nella serie CSI (2000-2015).

La bellissima scena finale costringe lo spettatore a restare teso come una corda di violino in pizzo sulla poltrona: accompagnata dall’interludio di sola batteria di In-A-Gadda-Da-Vida (1968) degli Iron Butterfly, grazie a un esemplare montaggio parallelo ci permette di seguire sia i nostri eroi che stanno per risolvere il caso, sia la bella di turno che sta per essere uccisa; in perfetta sincronia con il ritorno del riff del brano, esplode quindi in un insieme di vetri infranti e suoni e colori e spari, per un lieto fine che avrà la canonica coda aperta a nuovi film.

È un brano leggendario che chi ha qualche capello bianco ricorda anche come sigla di RAI Supersonic (qui un assaggio). Della formazione originale del gruppo era rimasto giusto il cantante e tastierista, Doug Ingle: purtroppo è morto il 24 maggio scorso

17 aprile 2024

LA VIAGGIATRICE DEL TEMPO di Ute Lemper

Che meraviglia! Un libro bellissimo e pieno di poesia, storia, musica, filosofia, pensieri, ragionamenti, spontaneità, sensualità, autocritica. Un libro che lascia veramente un segno nel lettore, pagina dopo pagina, riga dopo riga; dove ogni parola sembra scelta accuratamente, ogni momento diventa epico, da gustare con calma e dedizione.

Onestamente, odio le definizioni preconfezionate, ma se questa è una "scrittura femminile", allora credo che buona parte delle donne che ho letto finora dovrebbe farsi un giro qua dentro e prendere appunti su come si parla di sé stesse e dei propri sentimenti.

Nella splendida prefazione, Ute Lemper tiene a precisare che il libro è scritto da lei stessa, senza intermediari o "aiutini" di ghost writer più o meno improvvisati. E ha pure il coraggio di riprendere in mano la sua prima biografia, discutendola, rimettendola in asse, dandole la giusta dimensione, ma senza rinnegarla e senza pentimenti.

Vengono i lucciconi quando parla delle Torri Gemelle, o quando parla al telefono con Marlene Dietrich, o quando affronta la Shoah, o quando ha la capacità di criticare il nazismo e la Germania ma senza scendere nelle dichiarazioni furbe o tattiche, o quando riesce a rendere con pochissime pennellate il fallimento del suo primo matrimonio e la crisi asfissiante del secondo.

Il suo percorso artistico è una battaglia continua, ricca di soddisfazioni, di cadute accettate, di imprevisti che non la scalfiscono in alcun modo. Si sente apolide ma curiosa, libera ma con tanta disciplina, aperta al nuovo ma senza cedere alle lusinghe delle suggestioni più facili.

Raramente, ho incontrato un libro così genuino e prezioso, che finisce troppo presto e che lascia un sorriso da ebeti sulle labbra. Ne consiglio vivamente la lettura